25/09/2026

Letto sui giornali: le liti sotto il tetto agli studenti stranieri


Le cronache da Marte -per parafrasare un’espressione cara alla firma regionale del Corriere Adriatico, Martina Marinangeli che appella il Pd come il «partito dei marziani»– in questa settimana mediatica sembrano arrivare, invece, dritte dritte dalla galassia del Centrodestra. Il sindaco Daniele Silvetti critica le dichiarazioni di Giorgia Meloni sul tetto del 30 per cento alla presenza di bambini stranieri nelle scuole e tanto basta per far calare il gelo tra lui e gli alleati di Fratelli d’Italia, solo una settimana fa chiamati a ribadire piena fiducia al sindaco dopo l’ennesimo scontro con l’europarlamentare, Carlo Ciccioli. E non solo. A replicare è anche il governatore Francesco Acquaroli in persona che per la prima volta prende le distanze dal sindaco, parlando di «Posizione personale di Silvetti, non c’entra niente con la posizione del centrodestra che è compatta sul tema». Lì dove nulla hanno potuto la contrarietà al Molo Clementino, la rimozione dell’assessora alla Cultura Bertini, la nomina per lo stesso ruolo dell’ex Pd Paraventi, il crematorio, gli attacchi molteplici di Ciccioli, può invece la pronuncia di un’ovvietà, di una realtà sotto agli occhi di tutti, che ha portato allo strappo politico tra la maggioranza del governo cittadino e all’interno della filiera. Non che la cosa sia di poco conto per capire l’aria che tira. A ben vedere quella di Silvetti più che una presa di posizione è una constatazione. «Non fosse per gli immigrati tante scuole chiuderebbero», sintetizza così il pensiero di Silvetti il Corriere Adriatico di martedì 22 settembre; «La scuola ha bisogno di integrazione e non di numeri», il titolo all’intervista al sindaco pubblicata nella stessa giornata da Il Resto del Carlino. Queste alcune delle frasi “incriminate” pronunciate da Silvetti che aggiunge, rispetto ai provvedimenti annunciati dalla presidente del Consiglio (ora approvati con decreto): «Non entro nel merito, ma io da primo cittadino devo basarmi sui numeri della mia realtà». Gli stessi raccontati dall’Ufficio scolastico regionale delle Marche e da buona parte dei dirigenti degli Istituti scolastici della città. Che quello di Silvetti sia uno «strano caso alla Dottor Jekyll e Mister Hide», come ironizzato dal consigliere regionale di Avs, Andrea Nobili (Corriere, mercoledì 23 settembre) o autentica sensibilità verso certi temi che «strizzano l’occhio alla sinistra» o ancora scaltrezza politica capendo «che la linea della destra dura e pura ad Ancona non sfonda» (Corriere Adriatico, 23 settembre), quel che dovrebbe fare la differenza è sapere che certe convinzioni ispirino poi politiche conseguenti e sul punto forse si dovrebbe pretendere di più di «merende multietniche e quiz e giochi enigmistici in vernacolo», tra i progetti di integrazione citati dall’assessora alle Politiche Educative, Antonella Andreoli, interpellata dal Corriere Adriatico (giovedì 24 settembre). La capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Susanna Dini, ha sottolineato «sull’integrazione il sindaco Silvetti a parole si è mostrato sempre aperto, ma poi nei fatti, da quando c’è lui, la sua giunta ha tagliato i fondi ai progetti storici del Comune durante le giunte precedenti». Insomma, torna in mente un eterno adagio dialettale, pietra miliare dell’identità anconetana, tanto per rimanere in tema: “a discore n’è fadiga”.

Il che potrebbe far pensare ad un’altra legge, questa volta regionale, che ha fatto molto discutere nei mesi scorsi, ammiccando a pulsioni discriminatorie, quella sulla valorizzazione dei centri storici e le attività locali, meglio nota come “legge antikebabbari”. Molte parole, pochi fatti. Le cronache della settimana su come sta cambiando il volto del commercio lungo corso Garibaldi -e non a causa dell’invasione dei venditori di kebab-, hanno messo in evidenza quanto siano limitate, se non nulle, le leve delle amministrazioni locali a sostegno del commercio. Venerdì 18 settembre, il Corriere Adriatico apre l’edizione d’Ancona con «Estetica, detersivi, dentisti il centro cambia al ribasso. Ma che shopping diventa? Turnover senza marchi di valore: avanza la cura della persona, arretrano le insegne storiche». All’interno dell’articolo viene delineata la nuova mappa dei negozi in centro: si spengono le vetrine di abbigliamento, librerie, negozi di scarpe, per far posto a marchi di studi dentistici o di epilazione laser, noti marchi per la vendita di casalinghi e prodotti di pulizia per la casa, oltre che di profumeria. È il mercato, bellezza. Si potrebbe obiettare, ma certo non è quello che ci si aspetterebbe da quella che è (era ?) considerata la principale via dello shopping. L’ultimo addio è stato quello di Bata, in città da decenni, mentre starebbe pensando alla chiusura anche H&M e serrate sono state le trattative per trattenere Zara, che poco più di un anno fa sembrava pronta ad andarsene. I nuovi arredi ed i grandi eventi non hanno invertito la rotta. Si torna a parlare del problema del caro affitti, meno del crollo del potere d’acquisto delle famiglie, il cui budget destinato allo shopping è sempre più ridotto. Ma «le leve che ha a disposizione un Comune, a partire dalla fiscalità locale e dagli strumenti di incentivazione, per essere davvero efficaci e utili richiederebbero risorse molto più importanti rispetto a quelle che può garantire un bilancio come quello di un ente locale», ad affermarlo al Corriere Adriatico di sabato 19 settembre, è lo stesso assessore alle Attività produttive, Angelo Eliantonio, che aggiunge: «Nel breve periodo una saracinesca alzata, anche se non vende scarpe o abbigliamento, è meglio di una spenta. Per il decoro, la sicurezza percepita, il presidio della strada». Chissà che questo non valga anche per i kebab.



Agnese Carnevali
Agnese Carnevali

Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola primaria, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.


Ti è piaciuto questo articolo?  Leggi anche gli altri.

Ancona ri | vista a colori
Ideata e fondata da Carlo Maria Pesaresi

Privacy Policy

© 2024 – È consentita la riproduzione e la libera diffusione di testi e immagini, citando la fonte

Privacy Preference Center