Quel pasticciaccio brutto dell’Università privata nelle Marche: diamo i voti!
Martedì 11 febbraio si è tenuta in Ancona una manifestazione davanti alla Regione organizzata da diversi movimenti studenteschi e dalla CGIL (non so in che ordine, ma un bravo a entrambi) contro l’apertura nelle Marche da parte di una Università privata (l’Università degli Sudi Link di Roma) di due Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia a Fano e Ascoli Piceno e uno di Odontostomatologia e Protesi Dentaria a Macerata. I movimenti studenteschi meritano di essere nominati: Udu (Unione degli Universitari), Adi (Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca in Italia), Gulliver Udu Ancona, Udu Urbino, Officina Universitaria, Adi Macerata e Rete degli Studenti Medi. Gli interventi degli studenti mi hanno emozionato e fatto tornare indietro ai miei anni ’70, anni in cui all’Università le manifestazioni studentesche erano letteralmente all’ordine del giorno.
La ricostruzione rapida della storia è questa. A metà gennaio di quest’anno viene fuori la notizia che Università degli Studi Link di Roma, privata e di proprietà della famiglia che ha fatto la sua fortuna col CEPU, fa richiesta di aprire due Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia nelle Marche a Fano e Ascoli Piceno, con il parere favorevole della Regione. Facciamo almeno 200 studenti l’anno a circa 20.000 euro l’anno, contro una tassa annuale a tariffa piena (quindi senza tenere conto dell’ISEE) di 2.159 euro per la frequenza a Medicina presso la Politecnica delle Marche. La reazione dei Rettori delle quattro Università pubbliche marchigiane (Politecnica delle Marche e Università di Urbino, Macerata e Camerino) sembra immediatamente sfavorevole. Viene poi fuori che c’era stato un precedente accordo tra l’Università privata e la Università Politecnica delle Marche e la Università di Urbino che avrebbero messo a disposizione il corpo docenti, accordo poi saltato per problemi di fideiussione bancaria (insomma Rettori favorevoli e Revisori dei Conti sfavorevoli). In pratica, siccome le Università pubbliche partner della Link University avrebbero creato docenti ad hoc per questi nuovi Corsi, le regole amministrative delle Università pubbliche prevedono cospicue garanzie finanziarie per evitare problemi in caso di interruzione della attività da parte dell’Ateneo privato. Ed è per questo che a un certo punto la Link si è mossa da sola senza la partnership di qualche Università pubblica delle Marche.
Adesso le cose stanno così: la Regione avrebbe dato il suo parere favorevole (indispensabile), mentre il Comitato Regionale di Coordinamento delle Università delle Marche si dovrebbe esprimere questi giorni. Questo Comitato include oltre ai quattro Rettori delle Università Pubbliche delle Marche (Politecnica, Urbino, Camerino e Macerata) anche un rappresentante della Regione e tre rappresentanti degli studenti. Da questo Comitato dovrebbe a questo punto venire un parere negativo. Fino a qualche tempo fa con questo parere negativo la cosa non sarebbe andata avanti, ma di recente (che coincidenza!) le regole sono cambiate e il parere del Comitato Regionale di Coordinamento per le lauree di area sanitaria rimane obbligatorio, ma non è più vincolante. L’ultima parola spetterà così all’organismo del Ministero dell’Università e della Ricerca che ha il compito di valutare la domanda dell’Ateneo privato. Si tratta dello stesso organismo (l’ANVUR, Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) che ha cambiato le regole.
E adesso, visto che parliamo di Università, diamo i voti. Promossi a pieni voti gli studenti e la CGIL che hanno più volte ribadito l’importanza del diritto allo studio e la loro contrarietà alla privatizzazione della formazione universitaria fonte di iniquità e di abbassamento della qualità dell’offerta formativa. In più agli studenti do una bella lode perché rappresentano il nostro futuro.
Un votaccio alla Regione, che sostiene la privatizzazione della formazione universitaria per formare oltretutto medici che non servono. E se caso mai servissero (cosa tutta da dimostrare) che senso ha una formazione privata per garantire un servizio pubblico? La Regione pensi a organizzare bene i servizi e a motivare i medici a scegliere il sistema pubblico piuttosto che aprire ai privati il mercato delle lauree in Medicina.
Un voto insufficiente secondo me va dato anche ai Rettori della Università Politecnica delle Marche e della Università di Urbino che in una prima fase si sono resi disponibili a entrare come partner nella iniziativa. Un voto basso anche a quei sindaci e a quei politici, anche di centrosinistra e anche del PD, che sembra abbiano dichiarato alla stampa che dipendesse da loro accoglierebbero volentieri nelle loro città questi Atenei privati. Come dire: allora non c’abbiamo proprio capito niente! Se non l’hanno detto smentiscano o chiariscano per favore.
Per concludere darei un voto bassissimo anche al Ministero diretto della Bernini, che cambia le regole per favorire la privatizzazione della formazione universitaria dei medici e degli altri professionisti della sanità. Del resto questo è in linea con la scelta politica del Governo Meloni di non investire sull’Università e sulla Ricerca pubbliche.
Claudio Maffei
Medico in pensione con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria dopo un decennio di lavoro all’Università.
Si occupa tuttora di politica sanitaria su cui pubblica contributi in varie testate nazionali e regionali.
Ama la sua città e vorrebbe contribuire a migliorarla.