04/10/2024

Armando Novelli, ritratto di un maestro che non si può dimenticare


La parola “Missione” è stata per lungo tempo une della più inflazionate nel mondo della scuola. Suggerita probabilmente dalla retorica di matrice cattolica serviva esclusivamente a cercare di giustificare l’indecoroso trattamento economico degli insegnanti. Ha avuto invece significato pregnante per Armando Novelli che la interpretò come impegno civico per la modernizzazione della scuola e per l’affermazione al diritto di tutti ad una adeguata formazione. Nato da una famiglia che versava in condizioni economiche difficili, non aveva potuto seguire un normale percorso di studi, ma aveva ben compreso il valore della scuola come indispensabile strumento di emancipazione specie delle classi sociali più deboli. La cosa curiosa è che “il maestro dei maestri“ come fu chiamato è un autodidatta ed arriva alla professione attraverso un originale percorso di autoformazione.

Lavorando come apprendista nella bottega di un sarto anarchico, amico di Malatesta, apprese, oltre che il mestiere, anche l’interesse per lo studio e per i valori umani della tradizione anarchica che era forte nella città.
Avendo potuto frequentare solo la scuola elementare dovette intraprendere un difficile personale percorso di studio che gli permise però di venire a contatto con contenuti culturali non presenti nella scuola di stampo fascista e conseguì l’abilitazione nel 1939. Durante la guerra partecipò alla Resistenza come membro del Corpo italiano di liberazione e la vicenda resistenziale lo portò alla adesione al PCI. Vinse il concorso magistrale ed iniziò la sua carriera lunga una vita nella scuola.

Alle Mazzini, collocate in un quartiere popolare, appare subito il senso di attenzione umana che lo pervade quando, memore del suo vecchio mestiere e delle condizioni di povertà vissute, si mette a cucire grembiuli scolastici per bambini di famiglie in difficoltà, a distribuire loro materiale scolastico, a fornirgli la merenda ovviamente a proprie spese. Il maestro “comunista”, come era chiamato, stava mostrando uno degli aspetti costanti della sua azione anche pedagogica, la grande umanità. La graduale realizzazione della piena scolarizzazione aveva fatto crescere l’esigenza di cambiamento che Novelli particolarmente sentiva dicendosi insoddisfatto del suo lavoro e per lui un nuovo orizzonte si aprì nel 1962 partecipando ad un convegno a Frontale di Apiro. Qui conobbe Giuseppe Tamagnini, fondatore del  Movimento Cooperazione Educativa, che introdusse e diffuse in Italia le esperienze educative e le tecniche didattiche del pedagogista francese Freinet, e che attraverso il MCE diede un contributo rilevante a livello nazionale al rinnovamento pedagogico e didattico della scuola elementare. Quell’incontro rappresentò la risposta alla sua esigenza di rinnovamento e da lì iniziò  la ricerca e lo studio condotti con costanza sino all’ultimo giorno della sua vita. Sviluppò, partendo dalle conoscenze apprese attraverso il MCE, una sua personale originale esperienza educativa che lo portò ad essere un punto di riferimento per tanti insegnanti che si formarono nei tanti corsi tenuti nella regione e come docente nei corsi anche nazionali indetti dal MCE.

Nicolino e la libertà. L’esperienza umana educativa e creativa del maestro Armando Novelli (Ancona 1915-1994). Biografia, scritti, testimonianze a cura di Ruggero Giacomini e Enzo Monsù. (Ed. Affinità Elettive)

Al rientro dal convegno di Frontale diede immediatamente un nuovo indirizzo alla sua classe trasformandola, come ricordava il suo Direttore didattico, in una comunità democratica nella quale ogni componente era una ”persona” con propri diritti e doveri, e fondò tutta la sua funzione educativa nel rispetto degli interessi, della spontaneità, della esperienza dei bambini. Ovviamente l’intelligente lavoro scolastico svolto, la sua dedizione, la sua umanità ebbero anche l’effetto di indurre fortemente le famiglie ad interessarsi dei problemi scolastici. L’esigenza di dare spazio alle sempre più numerose attività in cui coinvolgeva la sua classe, dalla tipografia al testo libero, al giornale di classe, alle pitture, alle esplorazioni dell’ambiente, alla corrispondenza scolastica, gli fece sentire l’esigenza di dare più tempo ai bambini. Progettò un tempo-scuola più lungo istituendo un doposcuola pomeridiano per coloro che volevano, ed erano tanti, gestendolo volontariamente e ovviamente gratuitamente anticipando di molto l’istituzione del tempo pieno. La motivazione del suo straordinario impegno non aveva solo una radice pedagogica ma vi era anche una forte motivazione politica intesa nel senso più nobile della parola, coerente con le scelte della sua vita. Aveva infatti piena consapevolezza del ruolo strategico della educazione per fornire alle giovani generazioni gli strumenti per costruire le basi di una nuova società tesa al bene comune ed al riscatto collettivo. Ma la motivazione politica che pure lo animava non varcò mai i confini della tentazione all’indottrinamento che si sarebbe scontrata con la rigorosa moralità assunta a stile di vita e con il rispetto delicato ed assoluto della personalità dell’alunno a cui insegnava a capire che la verità ed il sapere nella scuola non si comunicano ma si costruiscono insieme.

Fra le tante personalità che si interessarono al suo lavoro vi fu Lucio Lombardo Radice, che avevo invitato ad Ancona per una iniziativa di partito e che mi chiese di presentargli Novelli, del cui lavoro aveva sentito parlare. Lombardo Radice, noto Pedagogista, era allora anche direttore della rivista “Riforma della scuola” e venne un giorno prima della iniziativa per trascorrere un’intera giornata nella classe di Novelli. La sera passammo alcune ore a discutere perché  Lombardo Radice cercava di vincere una naturale fortissima modestia di Novelli per convincerlo a tradurre in scritto la sua esperienza per comunicarla in maniera più ampia che non in quella seminariale a lui consueta. Novelli rifiutò dicendo che non se la sentiva di scrivere lui di quella esperienza. Vi fu poi un ulteriore tentativo da parte di Lombardo Radice che andò avanti per corrispondenza alcuni mesi di costruire un sodalizio in cui secondo il suo suggerimento Novelli avrebbe dovuto usare, sono sue parole, la penna del giovane Pacetti per trasmetter la sua esperienza e creare un volume che avrebbero pubblicato nella collana degli Editori Riuniti. La cosa finì lì perché la  sua ritrosia non fu mai vinta. D’altronde grande intelligenza, umanità, coerenza ed umiltà sono state le doti che di lui hanno fatto “un maestro” da ricordare.

 

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Foto di copertina tratta dalla bellissima pagina Facebook Fotoricordi Di Scuola Elementare Ad Ancona: una classe I col maestro Armando Novelli, anno 1965-1966 scuola Mazzini (foto pubblicata da Mauro Melelli)



Massimo Pacetti
Massimo Pacetti

Da insegnante è stato il fondatore della CGIL Scuola provinciale e ha diretto per oltre 15 anni l’Istituto Regionale per la storia del Movimento di Liberazione.
Eletto consigliere comunale di Ancona nel 1975 come indipendente nelle liste del PCI, ha ricoperto l'incarico di assessore e vice sindaco, poi deputato, consigliere regionale e infine Assessore provinciale a Cultura, Istruzione, Formazione e Lavoro. Una lunga militanza politica, dal Pci ai Ds, di cui è stato a lungo membro della Direzione Nazionale. È stato segretario regionale di Pds e Ds, dal 1994 al 2001. Ha lasciato il PD nel 2014.


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