La mobilità dolce ad Ancona? Disegnano piste sulla carta e le cancellano dalla strada
Ancona sta affrontando una fase critica nella sua transizione verso la mobilità dolce, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo di biciclette, sia elettriche che tradizionali. Negli ultimi anni, la situazione è cambiata significativamente, con la corrente amministrazione comunale che ha deciso di invertire la rotta, riducendo le infrastrutture ciclabili, suscitando preoccupazioni tra i cittadini e gli appassionati della mobilità sostenibile.
Negli ultimi anni, Ancona aveva avviato un percorso di miglioramento delle piste ciclabili, cercando di promuovere l’uso delle biciclette come alternativa ai mezzi di trasporto tradizionali. Un esempio è stata la ciclabile del Conero, capace di connettere la città, partendo da Valle Miano fino al parcheggio di Portonovo. Una ciclabile ricavata tra le colline che porta al Conero, voluta fortemente dalla precedente Giunta a guida Mancinelli. Un progetto che ha visto il suo completamento verso la fine del mandato e successiva inaugurazione eseguita dalla corrente amministrazione guidata da Silvetti.

Contando il Viale della Vittoria, che ha una pista ciclabile mista, la città presentava soltanto un’altra pista ciclabile, che partiva dall’inizio di via XXIX Settembre fino alla stazione. Una pista ciclabile fatta per ordine ministeriale durante l’emergenza COVID, con l’obiettivo di distanziare le persone per diminuire le possibilità di contagio. Una pista ciclabile provvisoria, che, nonostante la sua intrinseca pericolosità, era stata accolta ed utilizzata dalla cittadinanza in maniera abbastanza assidua. La precedente Giunta era riuscita ad ottenere dei fondi dal PNRR, per far diventare questo progetto pilota, una vera e propria infrastruttura da integrare nella viabilità della città.
L’attuale Giunta comunale ha deciso di rimuovere questa pista ciclabile, senza cogliere l’occasione per creare una nuova. La conseguenza di questa scelta è stata per esempio l’operazione eseguita in via Marconi, la quale doveva ricevere una parte della nuova pista ciclabile, capace di connettere il Piano con il Porto, direttrice estremamente utilizzata da tantissimi operai della Fincantieri che si spostano in bici in questo tratto pianeggiante di Ancona.


Come è evidente dalle due possibili soluzioni, quella adottata dalla Giunta comunale guidata dal Sindaco Silvetti, è estremamente più povera, completamente dedicata alle auto, ignorando qualsiasi altro utente della strada. Interrogato sul futuro della promessa pista ciclabile, il Sindaco ha proposto di crearla nella zona portuale, dove, per il momento, passano tutti i TIR o le auto che si imbarcano per i traghetti per la Grecia e Albania. Si fa riferimento ad una possibile soluzione anche nel PUMS appena approvato (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), nel quale si rimanda per quanto riguarda la pista ciclabile a soluzioni da individuare nel Piano generale del Traffico Urbano (PGTU), al Programma triennale del Trasporto Pubblico ed al Biciplan; tutti documenti da definire in futuro.
La mancanza di soluzioni ciclabili in via Marconi non è un episodio singolo, ma è parte di una strategia della Giunta che ha deciso scientemente di ignorare i ciclisti e le due ruote. Una scelta che trova riscontro anche nel video promozionale fatto dall’InformaCittà di Ancona per la riapertura delle sede Savoia-Benincasa situata in via Vecchini, in un punto nevralgico per il traffico della città nella zona centrale. Le uniche proposte fatte agli studenti per diminuire il traffico nella zona, e giungere al plesso scolastico, sono state quelle di prendere il bus, o di andare a piedi. Nessuna menzione riguardo alla possibilità di raggiungere la scuola in bicicletta. Nessuna programmazione e nemmeno nessuna idea da parte di questa Giunta che si dimostra completamente disinteressata al tema.
Altre città stanno raccogliendo questa sfida: Milano, ad esempio, ha ampliato notevolmente la propria rete ciclabile e ha investito in un sistema di bike-sharing all’avanguardia, con un chiaro impegno da parte della Giunta nel promuovere la mobilità sostenibile. La creazione di zone a traffico limitato ha anche reso la città più bike-friendly.
Roma, sebbene abbia intrapreso iniziative per migliorare le piste ciclabili, ha visto una crescita disomogenea della mobilità dolce, con problemi legati alla gestione del traffico. Tuttavia, progetti recenti potrebbero portare a un miglioramento della situazione.
Bologna, dal canto suo, ha cercato di promuovere una cultura della mobilità sostenibile, ma come Ancona ha dovuto affrontare sfide legate all’infrastruttura. Tuttavia, la Giunta bolognese ha mantenuto una strategia proattiva, investendo in campagne di sensibilizzazione e in nuovi percorsi ciclabili.
Rimanendo nelle Marche, l’esempio di Pesaro con la Bicipolitana rimane un esempio funzionale e ben congeniato, che ha consegnato ai cittadini ed ai turisti un sistema interconnesso di piste ciclabili, con indicazioni chiare e semplice ed ottimi raccordi con le strade utilizzate dalle auto.
La decisione della Giunta anconetana di ridurre le corsie ciclabili ha sollevato interrogativi sulle priorità in tema di mobilità. La stessa Giunta approva un PUMS, dove viene indicato l’obiettivo di innalzare la mobilità attiva dal 9% al 15%, senza creare le infrastrutture per ottenere quel risultato, e demolendo e distruggendo quelle già presenti. Mentre alcune città italiane stanno investendo nel potenziamento delle infrastrutture per le biciclette, Ancona sembra seguire una direzione opposta. Negli atti la Giunta incentiva l’utilizzo della mobilità attiva, nei fatti attua operazioni che vanno nella direzione opposta e contraria.
Michele Mattioni
Michele Mattioni ha studiato biologia ad Ancona e bioinformatica a Camerino, per poi partire alla volta del Regno Unito, dove ha vissuto per 13 anni. Ha conseguito un joint PhD in Molecular Biology con focus sulla Computational Neuroscience dell'Università di Cambridge e European Bioinformatics Institute; ha lavorato nell’ambito della Cyber Security con Darktrace e della Genomica, Trascrittomica e Open Standards con Seven Bridges/Velsera. Ha fondato due Startups, e sta lavorando ad una terza, Ippocra.
Si interessa di cambiamento climatico, transizione climatica, genetica, intelligenza artificiale, robotica e mobilità dolce.