Il 2 dicembre 2024 Ubaldo ha rivolto queste parole alle tantissime persone venute a dare l’ultimo saluto a Umberto Grati, il grande artista e illustratore anconetano che ci aveva lasciato due giorni prima. Grazie a Ubaldo per averci concesso di pubblicarle.
Non siamo qui solo per piangere. Il dolore, l’assenza, la tristezza, questo senso di ingiustizia… tutti ci siamo detti le stesse cose da sabato mattina. Ma la tristezza non è il solo sentimento che ci accomuna.
Pensiamoci bene.
Se siamo qui oggi è perché la vita di Umb si è incrociata con la nostra. Questo vale soprattutto per sua sorella Francesca e suo fratello Armando; per la figlia Eva e la moglie Gemma. Ma vale anche per tutti noi; in un modo o nell’altro, chi più, chi meno. Un incontro con Umb, di qualsiasi tipo, a meno di una grave distrazione da parte nostra, è sempre stato un privilegio. Poter vedere assieme a lui il suo mondo poetico dove è sempre carnevale.
Allora, va bene la tristezza, ma ci accomuna anche questa grande fortuna. Abbiamo tutti ricevuto il dono della sua amicizia, del suo modo di fare sempre garbato e rispettoso, e della sua arte. Quindi siamo tristi e smarriti, sì, ma dobbiamo sentirci anche privilegiati di aver ricevuto il dono di conoscere Umberto.
Perché incontrarlo è sempre stata una cosa speciale?
Perché Umb non era come noi. Immagino che saremo tutti d’accordo su questo semplice fatto. Resta però da capire in che modo e perché era speciale. Io un’idea me la sono fatta. È venuta fuori piano piano a partire dalla scorsa estate e più tempo passava e più mi pareva vera. Così l’ho raccontata agli amici, e un po’ alla volta è parsa vera anche a loro. Alla fine, l’ho raccontata anche a Umb, che ci ha messo più degli altri ma alla fine si è convinto anche lui.
Umb era un angelo.
Ora, intendiamoci, non come gli angeli che si immaginava Dante: serafini, cherubini, arcangeli… esseri perfetti dediti alla contemplazione e alla rivelazione. Macché. Dante questi personaggi se li immaginava. Umb era un angelo davvero, non per modo di dire. E quindi era un angelo imperfetto. Chi ci è andato più vicino a descriverlo è Wim Wenders che nel 1987 si è immaginato due angeli che scendono sulla terra. Il film è famoso: Il cielo sopra Berlino. Sono angeli insicuri, pieni di dubbi, più umani degli esseri umani in mezzo ai quali si muovono. Sono curiosi di tutto. Si innamorano e uno dei due per amore diventa uomo e accetta pienamente la condizione più forte della nostra vita, che è la morte. Ora ditemi se tutte queste cose non corrispondono pienamente a ciò che sappiamo di Umberto.
L’ultima cosa in particolare. Dalla scorsa estate Umb ci ha dimostrato di essere stato un angelo da sempre. Parlava ogni tanto della possibilità che ci avrebbe dovuto lasciare e lo faceva con grande serenità. Diceva proprio così, che morire e nascere sono due cose della vita. Non appariva turbato o spaventato. Era stupito anzi della sua stessa serenità. “Non so perché sono così calmo”, diceva. Non appariva turbato perché non lo era. Converrete che questo stato d’animo dimostra oltre ogni dubbio che Umb era come gli angeli immaginati da Wim Wenders, che, come ho detto, erano imperfetti. E anche Umb lo era.
Per esempio, aveva la pazienza molto corta di fronte alla sciatteria. Un manifesto fatto male gli faceva dire parole che non pronunciava mai. Lo scorso settembre è girato nella nostra chat un manifesto davvero brutto, credetemi. “L’ha fatto un cinghiale?”, ha chiesto Umb. Proprio lui, che stava sempre attento a non offendere nessuno e a non mettere mai una parola di traverso. Gli angeli di Dante sono indulgenti, non conoscono la rabbia. Umb no, lui si arrabbiava davvero di fronte a queste cose. E poi, come gli angeli del film, era curioso di tutto. Ho visto la sua prima manipolazione digitale di un’immagine quando ancora il mio computer faceva solo i messaggi e-mail. Ho un altro esempio. Qualche anno fa ha visto la pubblicità di una penna che produceva un filamento per realizzare delle figurine in 3D. L’ha ordinata ancor prima che la mettessero in vendita. Se n’è innamorato subito e per mesi non ha fatto altro che queste sculturine.
E quindi era questo tipo di angelo. Come tale, aveva poteri che noialtri non ci possiamo nemmeno immaginare. Chi di voi ha visto Umb fare uno schizzo sa cosa voglio dire. Aveva una velocità soprannaturale. Una volta l’ho visto fare un gruppo di poliziotti di quelli che corrono dietro a Buster Keaton mentre componevo un numero sul telefonino. Oppure come guardava un quadro sullo schermo; un dettaglio alla volta saltando da un punto all’altro forsennatamente perché poi aveva la capacità di comporre il mosaico nella sua mente. “Io non vedo le cose come voi”, diceva.
La mano, quindi, e una capacità visionaria sovrumane. Ma il superpotere più forte lo descriveva così: “il buffo naturale dentro di me”. Diceva: “è la mia bellissima missione. E la gioia degli altri mi fa felice, quindi anche io lo sono. Non sarei mai capace di procurare tristezza, malumore e conflitto, non è nella mia natura. La mia prima gioia è vederla negli altri, negli amici, in chi mi vuole bene”.
Allora torniamo lì da dove siamo partiti. Chi più chi meno, chi in un modo chi in un altro, se siamo qui è perché abbiamo tutti ricevuto i doni di Umb. E nella grande tristezza che ci prende alla gola e ci fa piangere, possiamo anche essere riconoscenti e sentire la fortuna di averlo incrociato nella nostra vita. In questo senso possiamo anche essere felici.
Ubaldo Stecconi
Ubaldo Stecconi è nato ad Ancona, ha studiato a Trieste e Londra e ha insegnato translation studies e semiotica a Urbino, Manila e Washington D.C. Dal 2001 vive a Bruxelles dove è redattore di discorsi ed esperto di comunicazione per la Commissione europea.
Umberto Grati è l'autore del ritratto.