Frillo, l’antifascista garibaldino che andò in Spagna a combattere Franco
Alfredo Spadellini, da tutti conosciuto come Frillo, passava per un uomo rude con un carattere scontroso. Chi, come me, ha avuto modo di conoscerlo più da vicino, sa che quello era solo un atteggiamento di protezione di un uomo che invece era dotato di una grande e profonda umanità, provata da una vita difficile, ma che era ancora capace di donarti un sorriso ed era popolarissimo nella zona di Valle Miano dove viveva.
Nase nel 1908 a Montefano, in provincia di Macerata, e si trasferisce ad Ancona con la sua famiglia ancora bambino. Impara a fare il verniciatore e frequentando l’ambiente operaio viene in contato con l’antifascismo. Negli anni trenta costituisce, con altri, un piccolo gruppo che aderisce all’organizzazione clandestina comunista con il quale attua azioni di propaganda antifascista dipingendo emblemi comunisti sui muri, distribuendo volantini preparati artigianalmente o issando nottetempo bandiere rosse sui monumenti. Viene ben presto individuato ed è costretto a fuggire riparandosi prima presso alcuni parenti nelle Marche.
Avendo manifestato la volontà di andare volontario a combattere contro Franco in Spagna, un dirigente comunista, Mario Zingaretti, attraverso una colletta del Soccorso Rosso, lo aiuta ad arrivare a Como, dove lo attende una guida che gli fa attraversare clandestinamente il confine con la Svizzera. Per un breve periodo è ospitato da parenti di un volontario antifranchista. Poi viene condotto prima a Lugano poi a Zurigo ed infine giunge a Basilea, dove può prendere un autobus che lo conduce in Francia. Nel lungo tragitto di avvicinamento giunge infine a Parigi dove si unisce a un centinaio di altri volontari delle Brigate Internazionali con i quali raggiunge Carcassonne. Da qui parte e, attraversati a piedi i Pirenei, giunge finalmente in Spagna. Viene avviato al centro di addestramento militare a Figueras e poi a Quintanar. Terminato l’addestramento è aggregato alla Brigata Garibaldi in Estremadura dove in un combattimento a Caspe viene ferito ad una mano. Il suo battaglione viene accerchiato ed è costretto a ritirarsi attraversando il fiume Ebro. Dopo la riorganizzazione delle forze superstiti della divisione Garibaldi, assieme alla divisione Lister partecipa all’ultima controffensiva Repubblicana riattraversando il fiume Ebro per attaccare le formazioni franchiste. Durante uno di questi assalti, il 7 settembre 1938, è ferito da una scheggia al gomito e poi da una pallottola all’avambraccio destro. Viene operato su un treno ospedale e ricoverato a Barcellona e poi a Vichy. Nel frattempo il governo repubblicano aveva disposto lo scioglimento delle Brigate Internazionali.

Rientra in Francia nel febbraio 1939 insieme ad altri feriti e viene internato nel campo di Vernet. Qui resta sino all’occupazione tedesca della Francia e nel 1941 viene consegnato dai tedeschi ai Carabinieri, che lo traducono ad Ancona e lo deferiscono al tribunale Speciale che lo condanna a due anni e sei mesi di carcere per le azioni di propaganda antifascista del 1937.
Una amnistia lo fa liberare dopo dieci mesi ma viene immediatamente condannato a cinque anni di confine a Ventotene dalla Commissione Provinciale di Ancona in quanto combattente antifranchista. È stato uno degli 85 marchigiani che avevano preso parte alla guerra antifranchista in Spagna. Alla caduta del fascismo torna ad Ancona dove con Gino Tommasi ed altri costituiscono il Comitato Militare della concentrazione antifascista e diventa uno dei principali organizzatori della Resistenza nelle Marche, alla quale partecipa attivamente sino a diventare il vicecomandante “Frillo” della 5^ Brigata Garibaldi Ancona.
Nel dopoguerra diviene un pò la memoria storica della federazione del PCI di Ancona, di cui era divenuto funzionario, e animatore delle iniziative relative al periodo resistenziale. Una vita, la sua spesa, con generosità al servizio di un ben definito orizzonte ideale che purtroppo non gli ha consentito neppure in età avanzata una meritata serenità avendo subito a breve distanza di tempo prima la perdita, per malattia, del giovanissimo figlio Valerio e, dopo poco, quella della figlia Volodia, morta nell’incendio, la cui origine è rimasta ignota, del locale che gestiva con il marito.
Massimo Pacetti
Da insegnante è stato il fondatore della CGIL Scuola provinciale e ha diretto per oltre 15 anni l’Istituto Regionale per la storia del Movimento di Liberazione.
Eletto consigliere comunale di Ancona nel 1975 come indipendente nelle liste del PCI, ha ricoperto l'incarico di assessore e vice sindaco, poi deputato, consigliere regionale e infine Assessore provinciale a Cultura, Istruzione, Formazione e Lavoro. Una lunga militanza politica, dal Pci ai Ds, di cui è stato a lungo membro della Direzione Nazionale. È stato segretario regionale di Pds e Ds, dal 1994 al 2001. Ha lasciato il PD nel 2014.