21/02/2025

Bestiario della politica marchigiana: la vicenda inceneritore


Non è difficile comprendere la logica di fondo che ha ispirato questi 5 anni di governo della destra nella nostra Regione. Per utilizzare un termine calcistico, potremmo dire: “primo non prenderle”, ovvero primo non alienarsi il consenso con scelte impopolari.
Si tratta di un metodo ben noto e ampiamente praticato, che caratterizza in particolare i primi mandati amministrativi: meglio non scegliere per non scontentare nessuno, meglio rinviare, rimandare tutti i nodi più complessi e dolorosi al secondo mandato, sperando di cavarsela e arrivarci. Poi si vedrà. Quella che è chiamata sindrome NIMTOO (“Not In My Term Of Office”, ovvero “non durante il mio mandato”).

Niente di nuovo sotto al sole. Abbiamo avuto un esempio pratico con le politiche regionali sui rifiuti e sulle (non) scelte rispetto all’impiantistica. La legislatura si era aperta con le roboanti dichiarazioni dell’assessore Aguzzi che nel lontano febbraio del 2021 aveva promesso che avrebbe prontamente aggiornato il piano regionale sulla gestione dei rifiuti (PRGR), il cui iter sarebbe stato portato a termine con l’approvazione entro 6 mesi. Sono passati 4 anni e di quel piano c’è al momento ancora solo una bozza ferma allo screening di VAS.

Che cosa è successo nel frattempo? Nulla, semplicemente. Le Marche si sono fermate, hanno vissuto un lustro di totale sospensione caratterizzato solo da tanti, continui NO, su qualsiasi ipotesi di qualunque tipo. La maggioranza ha immediatamente iniziato a cavalcare ogni comitato per lisciare il pelo, basta che fosse contro. Biodigestori? Nemmeno a parlarne: puzzano, fanno male (non è vero), e comunque non nel mio territorio! Impianto Edison proposto sul territorio di Jesi per il trattamento dei suoli contaminati? No assoluto, perché il rischio zero non esiste e potrebbe accadere qualche incidente.

Dire di no è sempre la scelta più semplice, ma c’è un piccolo problema, ovvero che la società dell’abbondanza nella quale viviamo tende a produrre una notevole quantità di rifiuti. E qualcosa bisogna pur farci, non ci si può esimere dal gestirli. Inizialmente questa materia sembrava configurare solo un problema, poi si è capito con l’economia circolare che il rifiuto poteva essere in realtà una risorsa. Ad ogni modo, le opzioni sono limitate: o si spediscono in luoghi lontani (altre Regioni o altri Paesi) con alti costi a carico della collettività, o si sotterrano (discariche), o si bruciano (inceneritori) o si cerca di limitarne la quantità, differenziandoli, riciclandoli e riutilizzandoli, dando loro nuova vita attraverso una adeguata impiantistica capace di includere carta, plastica, vetro, residuo organico, ovvero quasi tutto.

Se non si fanno questi impianti e dunque non si percorre la strada della sostenibilità, restano le altre alternative. Le opposizioni, vedendo l’andazzo, iniziano a fare qualche domanda: non è che per caso questa inerzia è propedeutica alla realizzazione di un inceneritore? Nell’aprile del 2022 la risposta di Aguzzi è netta: “Assolutamente no!, passeranno sul mio cadavere se vogliono fare l’inceneritore!” Giustissimo: le Marche hanno una grande tradizione in ambito di raccolta differenziata ed economia circolare, hanno limitate dimensioni e non riuscirebbero a produrre la grande massa di rifiuti necessaria per alimentare il “termovalorizzatore”.

Passano due anni, il silenzio è sempre più assordante e, come nella “Storia infinita”, il nulla inizia a inghiottire tutto. Le discariche presenti sul territorio, peraltro, sono in via di esaurimento e anche qui ovviamente la Giunta esprime parere negativo rispetto a ogni ipotesi di allargamento dei siti. Fino al 2020 un po’ di impiantistica è stata realizzata, basti pensare al nuovo biodigestore di Ostra che, entrato in funzione, non ha creato nessun problema; tuttavia, quanto fatto in passato non è sufficiente, e le Marche soffrono un gap importante in termini di carenza di impianti. Insomma, qualcosa bisogna fare (o almeno fingere di fare) perché non si può più rimanere con le mani in mano.
Si arriva così al 2024 e all’elaborazione della prima bozza di PRGR. La soluzione è quella più ovvia: senza nessuna costruzione dal basso, senza implementare politiche sostenibili, senza attivare processi, mettere sul piatto un inceneritore che funga da panacea di tutti i mali e che anzi possa liberarci anche dalla scocciatura di fare la raccolta differenziata.

La cosa incredibile è che nel bestiario della politica marchigiana quasi tutti si accodano: chi diceva no fino al giorno prima (Aguzzi) diventa il massimo propugnatore, chi -come tra gli esponenti della destra jesina- si faceva incatenare inscenando proteste plateali già solo a sentir nominare qualche possibile piccolo e innocuo impianto, diviene assertore convinto di un mostro inquinante, altri brandiscono certificati medici per evitare di rispondere quando interpellati, altri ancora senza alcuna vergogna dicono candidi “si deve fare, ma non sul mio territorio”. Coerenza e dignità, queste sconosciute. Anche perché è importante notare che la discussione è ancora solamente teorica: prima delle elezioni regionali dell’autunno 2025 la Giunta non dirà dove si deve fare, ma solo che si deve o si dovrebbe fare un inceneritore.

E qui scatta un altro strumento dell’armamentario della peggiore politica, quello delle scarpe di Achille Lauro. Come noto, l’imprenditore e Sindaco di Napoli protagonista degli anni del Dopoguerra era solito regalare una scarpa sinistra ai propri sostenitori all’atto del voto, prima di entrare in cabina elettorale. La scarpa destra sarebbe stata donata solo in caso di elezione. Acquaroli adotta un metodo simile: la scelta dell’ubicazione dell’inceneritore è infatti rinviata al 2026, in caso di eventuale vittoria. Vogliamo scommettere che nella deliberazione avrà un peso l’analisi puntuale delle percentuali di voto nei vari territori, e che l’inceneritore si penserà di ubicarlo in uno dei territori meno “fedeli” a livello elettorale?

Una trama già avvincente che si colora di un ultimo colpo di scena: magari non per intima convinzione, ma anche solo a seguito delle prese di posizione nettamente contrarie di Verdi, Sinistra Italia, Movimento 5 Stelle, o più semplicemente per coerenza rispetto alle battaglie portate avanti dai propri rappresentati istituzionali in Consiglio regionale, qualcuno avrebbe potuto aspettarsi un deciso NO all’inceneritore anche da parte del PD. Quello stesso Partito Democratico che nelle Marche si ispira esplicitamente al “Modello Umbria”, ovvero all’esperienza della Regione confinante alla nostra nella quale il centrosinistra nell’ottobre scorso ha vinto le elezioni essenzialmente su due temi: sanità e per l’appunto opposizione durissima all’ipotesi di inceneritore. Sarebbe stato forse troppo semplice e scontato. E invece no. Il PD Marche non ha proferito verbo (la questione forse è ritenuta marginale o di poca importanza) e addirittura l’Assemblea della Federazione provinciale del PD di Ancona, sollecitata attraverso un Ordine del Giorno, ha espressamente e deliberatamente deciso di non decidere, adducendo la necessità di studiare ulteriormente il dossier (d’altronde, si tratta di argomenti da cui si discute solo da qualche decennio, nella nostra provincia almeno dalla metà degli anni ‘70 con la vicenda dell’inceneritore di Bolignano) e dichiarandosi non pronta a esprimersi. Insomma, su un tema così centrale il dibattito non pare essere al momento all’altezza della delicatezza delle decisioni che andranno assunte.

 

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Foto di Possessed Photography su Unsplash



Jacopo Francesco Falà
Jacopo Francesco Falà

Dottorato in Storia della Filosofia Medievale, materia che insegna all’Università Telematica Pegaso. È appassionato di politica e tenta di seguirne le vicende. Classe 1989, di Chiaravalle.


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