18/04/2025

Chi fermerà la musica in città? Di certo non la Spectre!


Gennaio 2005: da pochi mesi ho acquistato la mia prima chitarra dall’amico-fratello Paolo Katalinich, una Greg Bennet imitazione EVH (Eddie Van Halen). Con la prima ‘’jam-band’’ ci riuniamo in Via Flavia, all’epoca una delle pochissime sale prove ad Ancona. Siamo tutti ragazzini di 15 anni alle prime armi e suonare per due ore consecutive ‘’Seven Nation Army’’ dei White Stripes ti fa sentire un ingenuo fenomeno. È l’inizio di un percorso di vita: 20 anni di emozioni tra registrazioni, concerti e pubblicazioni. Riconosco che è molto difficile da realizzare ma Ancona è una città musicalmente straordinaria, ricca di artisti virtuosi (alcuni in silenzio hanno trascorso esperienze internazionali nei palchi più prestigiosi al mondo). La lista è talmente importante che rischierei di dimenticarne qualcuno. Abbiamo musicisti leader in ogni genere: classica, jazz, rock, pop, disco, funky, soul, country, folk, prog, hard rock, heavy metal, punk, grunge, rap, eccetera.

Che cosa c’entra tutto questo con il titolo iniziale? “It’s so easy, but I can’t do it” (cantavano i Queen). La sala prove di Via Flavia ha avuto varie gestioni nel corso degli anni fino a quando nel 2012/2013 il bando viene vinto da Cosimo Binetti e Daniele Santori (il primo è un membro della pubblica amministrazione dell’ufficio cultura, il secondo è un imprenditore vinicolo). Li conosco sin dall’adolescenza poiché estimatore della loro band “The Dogma” (hanno suonato nello stesso palco degli Scorpions e degli Whitesnake oltre ad un ottimo successo discografico in Nord Europa). Officina Ancona Musica (così viene chiamata) si trasforma radicalmente: le due stanze vengono insonorizzate come degli studios professionali con strumentazione di altissimo livello. Tutto questo grazie ai contatti con aziende e fornitori internazionali sviluppate negli anni da Daniele e Cosimo. In sostanza: nel giro di pochi mesi tutti i musicisti di Ancona riconoscono l’Officina Ancona Musica come il principale luogo di riferimento in città.

Luglio 2023: il mio grande amico Daniele Silvetti (non il centrodestra) ha da poco vinto le elezioni (ho avuto il piacere di condividere con lui ogni giorno dal pre-campagna elettorale fino alla vittoria finale). Daniele Santori, in qualità di presidente dell’associazione, riceve telefonate alquanto “padronali” dalla dirigente ai grandi eventi Roberta Alessandrini da poco ri-nominata in carica (alla faccia dello spoils system…).
La direttiva è semplice: «riconsegnate le chiavi e andate via». Telefonata in arrivo: «Dottor Notte abbiamo bisogno di te». Dottor Notte è un affettuosissimo soprannome che molti amici (politicamente trasversali) mi appioppano in riferimento al personaggio interpretato da Stefano Accorsi nelle serie 1992/1993/1994, cioè il lobbista di Fininvest e spin doctor personale di Silvio Berlusconi. Eppure, in questo caso, non servono grandi manovre: propongo un sopralluogo nella sala prove nonostante le resistenze a distanza della dirigente. Siamo sempre nel Luglio del 2023: trascorro la mattinata insieme a Dannys (Berardinelli), mio grande amico, assessore al turismo e a tanto altro. L’appuntamento in via Flavia è previsto per poco prima di pranzo. Nel frattempo un volontario della sala-prove, amico di Cosimo e Daniele, con grande garbo apre i cancelli degli studios alla dirigente Alessandrini e ad un suo collaboratore. Poco dopo si aggiunge anche Marco (Battino), neo-assessore alla Youth Economy, arrivato di corsa ma chiaramente interessato a partecipare poiché direttamente coinvolto a livello di deleghe operative. In pochissimi minuti si arriva ad un accordo verbale: l’amministrazione avrebbe varato un atto provvisorio in modo da far rimanere aperta la sala con la gestione in corso fino ad un nuovo bando. Viene fatto notare che, visti gli straordinari risultati dell’Officina Ancona Musica dei precedenti 11/12 anni, non ci sarebbero stati problemi a “competere” per una nuova assegnazione. Tutti felici e contenti: il buon senso ha vinto di nuovo.

Ma la storia continua: nel corso di questi due anni Santori e Binetti chiedono informazioni riguardo il nuovo bando. Le risposte sono vaghe e molto spesso non arrivano proprio. Ed ecco che la dirigente ritorna all’attacco: «ridateci le chiavi e andate via». Santori e Binetti provano con le PEC e chiedono telefonicamente un incontro con parte della giunta competente. Sembra non esserci spazio per alcuna mediazione. Binetti e Santori si vedono (erroneamente) costretti ad abbandonare la sala-prove che hanno amato e custodito non solo con spontaneo sacrificio, ma con una indescrivibile passione. Centinaia di band lasciate per strada, una città artisticamente devastata ed orfana del proprio santuario musicale. Ed ecco di nuovo una telefonata: «Dottor Notte abbiamo bisogno di te». Sottolineo che le telefonate arrivano sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Assessori e consiglieri si sentono trasversalmente in imbarazzo per l’accaduto. Faccio presente che il Dottor Notte ha preso 25 kg, è diventato Papà e si sta concentrando esclusivamente sulla propria famiglia e sul proprio lavoro (deluso dalla politica in generale e lontano dai riflettori). È il caro amico Carlo Pesaresi a chiedermi di scrivere un articolo per Ancona a Colori e raccontare tutta questa storia. Osservo quindi le varie interrogazioni presentate in consiglio comunale e le risposte dell’amministrazione, poiché il tema è caldo ed ancora in atto. Da uomo libero (e scomodo) in completa indipendenza mi sono fatto questa idea: vi è una totale assenza di comunicazione tra gruppi consiliari, commissioni, dirigenti pubblici, funzionari, giunta ed aziende partecipate. Ognuno prende iniziative proprie senza condividerle e soprattutto senza una operatività manageriale. Mi spiego meglio: chi vive il mondo della pubblica amministrazione chiuso nei palazzi da decenni ha una percezione della vita reale di distanza siderale rispetto a chi viene dal mondo dell’impresa, delle professioni, della scuola, della sanità, della sicurezza, eccetera.
Si creano quindi dei “sotto-poteri” che agiscono autonomamente e al di fuori degli schemi operativi di un moderno new public management (alcune figure dentro i palazzi ricordano i membri della Spectre in “007 – dalla Russia con Amore” da Blofeld al Colonnello Klebb).

Ed ecco il caso della sala prove: gli apparati burocratici pubblici che prevaricano la politica stessa (Il Divo Giulio ci ricordava che “i burocrati rimangono, i politici passano”). In questo caso specifico va sottolineato che la Dott.ssa Alessandrini non è una policy-maker, ma una dipendente comunale (di alto livello) al servizio di chi l’ha ri-nominata in carica e soprattutto al servizio di noi contribuenti. Non posso pensare che Daniele Silvetti e Marco Battino non abbiano accettato (o convocato) una riunione di confronto con Daniele Santori e Cosimo Binetti (magari con i testimoni presenti, quindi anche il sottoscritto) ma pare proprio che sia andata così.

Chi ha impedito lo svolgimento di questo incontro? Chi ha preso posizione al posto della giunta? Chi si sostituisce al decision-maker?
Perché lo sappiamo, è la politica che decide, alla struttura organizzativa resta poi il compito di attuare, e allora il nocciolo della questione è: chi ha deciso di liberare la sala prove e per farci che cosa? Dare nuova funzionalità al patrimonio è legittimo, salvo poi preoccuparsi di dare risposta ai nuovi bisogni.

Ed ecco che torna l’approccio manageriale che citavo precedentemente.
Dagli attori in campo mi sarei aspettato 3 soluzioni:
Soluzione 1: Istituzionale, Autorevole ma Conciliante.
«Cari Binetti e Santori, sappiamo bene che in questi 12/13 anni avete reso onore alla musica ad Ancona e sappiamo bene che il nuovo bando vi avrebbe visto partecipi ma abbiamo bisogno di quegli spazi, avete 6 mesi di tempo per comunicare alle band il vostro trasferimento, teneteci aggiornati e se avete bisogno di una mano siamo a disposizione».
Soluzione 2: Istituzionale, Autorevole ma Risolutiva.
«Cari Binetti e Santori, sappiamo bene che in questi 12/13 anni avete reso onore alla musica ad Ancona e sappiamo bene che il nuovo bando vi avrebbe visto partecipi ma abbiamo bisogno di quegli spazi, avete 6 mesi di tempo per comunicare alle band il vostro trasferimento, ma siccome Angelo Eliantonio non solo è un batterista ma anche assessore al Patrimonio, può aiutarvi lui a trovare un’altra location ideale per il vostro contesto’’.
Soluzione 3: Istituzionale, Autorevole ma Innovativa.
«Cari Binetti e Santori, sappiamo bene che in questi 12/13 anni avete reso onore alla musica ad Ancona e sappiamo bene che il nuovo bando vi avrebbe visto partecipi ma abbiamo bisogno di quegli spazi, avete 6 mesi di tempo per comunicare alle band il vostro trasferimento. Ma mettiamoci a tavolino tutti insieme con Giunta, Opposizione, Imprenditori, Incubatori, Docenti e Musicisti per creare una città della musica ad Ancona».

Nel frattempo ci sono centinaia di musicisti abbandonati (molte band sono composte da autorevoli notabili ed imprenditori dell’establishment anconetano – numerosi gli elettori del mio grande amico Daniele Silvetti).

Ho dato completa disponibilità all’amico Carlo Pesaresi (e a chiunque lo desideri) di poter realizzare la soluzione numero 3; sono certo che sia una occasione da non perdere.

Tornando al titolo iniziale, che non è una canzone dei Pooh ma una certezza, chi fermerà la musica? Di certo non la Spectre.



Massimo Mancini
Massimo Mancini

Banchiere, laurea magistrale in Scienze Politiche, papà di Lorenzo e compagno di Martina, devoto a Jimi Hendrix e Kobe Bryant, liberale liberista e britannico di adozione.


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