23/05/2025

San Ciriaco dacce ‘na ma’… una gioia qualsiasi, ma con dignità


17 ottobre 2028. Il sole splende sui diciottomila paganti al Del Conero. Con un roboante 5-0 che non ammette repliche, l’Ancona schianta l’Atalanta di Enzo Maresca e si issa in maniera clamorosa, temporaneamente al primo posto in classifica in serie A. Una lezione di contropiede e ri-aggressione proprio contro la Dea, ormai orfana del pressing asfissiante dell’era Gasperini. Andà a rubà a casa de ladri, una volta si diceva così…

Purtroppo non vi sto parlando dal futuro della stringa temporale in cui viviamo e possiamo tifare, ma sto solo farneticando, folle come solo un innamorato sa fare, della partita a Football Manager che ho iniziato dopo l’ennesima retrocessione fuori dal campo della nostra Ancona Calcio. Un videogioco a cui ho ricominciato a giocare dopo l’ultima tragedia sportiva di questa città, forse quella più dolorosa. Uno strazio, reale, tangibile, senza fine che si sta consumando di nuovo in questi giorni, dove per l’ennesima volta le promesse vengono tradite, gli interessi personali hanno la meglio rispetto a quelli della società e noi ci troviamo di nuovo nel limbo che abbiamo già provato troppe volte: chi siamo noi? Dove giocheremo l’anno prossimo? Giocheremo?

Tra attesa e delusione, pronti ad essere maltrattati di nuovo. Perché ci va sempre male? Perché? Come abbiamo fatto ad essere così illusi da credere che un ereditiero milionario dalla Malesia, domiciliato ad Hong Kong, col presunto culto delle birre artigianali di cui abbiamo visto solo il logo, potesse atterrare in elicottero al Grand Hotel, perdere la testa alla vista del Passetto e decidere di portare l’Ancona in serie A spendendo decine di milioni nel giro di qualche anno? Ora col senno del poi, sembra assurdo averci creduto. Ma non è colpa nostra, siamo solo innamorati che credono nell’amore reciproco e al colpo di fulmine. “Non c’è fenomeno più gregario e tribale del calcio” sentenziò Pepe Mujica, assolvendoci tutti quanti.

E il discorso potrebbe tranquillamente allargarsi, per non essere pallò-centrici: tranne football americano e scherma, che comunque –con tutto il rispetto, lo giuro– non sono neanche tra i primi dieci sport di squadra praticati in Italia, la città di Ancona non ospita società sportive in massima serie.

Che cosa abbiamo di sbagliato? Com’è possibile che una città di centomila abitanti non abbia un tessuto in grado di poter, non dico eccellere, ma almeno competere con dignità e continuità nello sport che conta? L’unica città dove persino un tentativo di azionariato popolare, laddove l’imprenditoria indietreggiava, è terminato in farsa. Di certo non si può tacciare gli anconetani e le anconetane di non avere passione e culto del tifo, questo di certo no. Ma siamo stufi del “tifoseria di un’altra categoria”. Quando arriva ‘sta categoria? Ci guardiamo intorno e ci sembra che ogni città, anche quelle più piccole o con realtà economiche più tribolate, abbiano una squadra di rilievo vanto della città. Perché noi no? La 44° città d’Italia per popolazione, la 15° considerato i capoluoghi di Regione. Regione Marche che tecnicamente dovremmo rappresentare anche sportivamente parlando, in qualche modo. E invece no. Eppure non cerchiamo una favola Chievo, il nostro super-io ferito non arriva a tanto, per quello ci sono i videogiochi. Vorremmo solo essere degnamente rappresentati nello sport che conta.

Che dobbiamo fare? A chi dobbiamo affidarci? L’imprenditoria locale purtroppo sempre più assente e svogliata, capitolo che meriterebbe un approfondimento a parte. Il papa straniero lo abbiamo provato. E non abbiamo capito né se era lui il Papa né se era davvero straniero, ma sappiamo solo che è scappato. Le sponsorizzazioni importanti in città latitano. “Il problema è di brand reputation” dicono quelli bravi. Io non lo so. Basket, pallavolo, rugby, pallanuoto o pallamano, dateci qualcosa. Noi cantiamo che vogliamo vincere.

Ci basta qualche volta, non sempre. Divertirci insomma. Siamo pronti a prenderci il rischio di innamorarci ancora. Di dedicare le nostre santissime domeniche liberate dal lavoro al culto pagano dello sport della nostra città, coi nostri colori, con la nostra voce per tutto il tempo necessario. I soldi per le birre ce li mettiamo, altro non abbiamo. Come citava un vecchio striscione in giro per la città: San Ceriago, dacce na mà, porta l’Ancona in serie A.

 

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Grazie per la foto a Paolo Papili



Giacomo Zacconi
Giacomo Zacconi

34 anni, mi occupo di calcio, politica e servizi sociali. Portavoce di Altra Idea di Città. Conduco un podcast una volta al mese sulla politica anconetana. Negli altri giorni faccio cose e vedo gente.


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