20/06/2025

Quando pensiero e azione marciano insieme: il viaggio di Gianluca Grimalda nel cuore della crisi climatica


Venerdì 27 giugno alle ore 18:45, presso la Corte della Mole Vanvitelliana, la nostra associazione Ancona a Colori organizza, insieme all’assocazione Diciassette e con la collaborazione di The Mole, la presentazione del libro “A fuoco. Il mondo brucia. È ora di disobbedire” di Gianluca Grimalda (Feltrinelli, 2025), un racconto che intreccia scienza climatica, scienze sociali, attivismo e una scelta radicale: quella di restare fedeli a ciò in cui si crede. In questo articolo Ruben David ci introduce l’appuntamento e l’autore che avremo modo di incontrare venerdì prossimo. Non mancate!

La prima volta che ho sentito parlare di Gianluca Grimalda non è stato per un articolo scientifico né per un’azione di protesta, ma per una storia di viaggio. Un viaggio lento, testardo, coerente. Era il 2023 e un ricercatore italiano, in servizio presso il prestigioso Kiel Institute for the World Economy in Germania, si rifiutava di prendere un aereo per rientrare da una missione di ricerca nelle isole Salomone, dove stava studiando l’impatto della crisi climatica sulle comunità locali. Il rifiuto non era dettato da un capriccio, ma da un principio etico profondo, di cui il datore di lavoro era a conoscenza da tempo. Grimalda aveva calcolato che l’impronta di carbonio del viaggio in aereo fosse 10 volte superiore a quella del viaggio via mare e terra, e ha scelto quindi il viaggio lento, anche a costo di perdere il lavoro. Lo ha perso davvero.

Da quella scelta è nato un libro: “A fuoco. Il mondo brucia. È ora di disobbedire, pubblicato da Feltrinelli”, che avremo il piacere di presentare ad Ancona il prossimo venerdì 27 giugno. Non è un saggio accademico né un memoir, ma una riflessione personale e politica sul nostro rapporto con la crisi climatica, raccontata attraverso la lente di chi ha deciso di mettere in gioco la propria carriera per restare fedele alle proprie convinzioni.

Gianluca Grimalda è un economista comportamentale, un ricercatore che ha lavorato per anni sul campo in contesti fragili: dalle isole del Pacifico alla Colombia con le comunità di sfollati dalla guerra civile, passando per Russia e sud-est asiatico. Ma è anche un attivista, parte del movimento Scientist Rebellion, che chiede a gran voce un cambio di paradigma nel modo in cui affrontiamo la crisi climatica. Per Grimalda, i dati non bastano. «Ho passato la vita a raccogliere prove scientifiche su quanto siamo vicini al collasso –scrive– ma a un certo punto ho capito che non era più sufficiente informare: dovevo agire».

Il libro si apre proprio con il racconto di quel viaggio, da Bougainville a Kiel, lungo 72 giorni e 28,000 chilometri, su traghetti, cargo, autobus e treni. Un’odissea contemporanea che è anche una metafora potente: uscire dalle rotte comode e veloci e cercare, con fatica, alternative sostenibili. Quel gesto gli è costato il lavoro –il suo datore ha considerato la sua scelta una violazione del contratto, per poi doversi ricredere di fronte alla proposta di conciliazione del giudice del lavoro tedesco– ma ha anche acceso un riflettore internazionale su un tema spesso trattato con freddezza accademica.

In un’epoca in cui il riscaldamento globale è ormai una certezza quotidiana –incendi, alluvioni, migrazioni forzate, scarsità d’acqua– il gesto di Grimalda ci costringe a interrogarci: quanto siamo disposti e disposte a sacrificare, noi, per un futuro vivibile? Il libro non offre risposte semplici né scorciatoie morali. Al contrario, ci mette di fronte alle nostre contraddizioni: possiamo ancora ignorare che il nostro stile di vita –il nostro benessere, le nostre abitudini– ha un costo ambientale e umano che ricade su tutti noi e spesso in modo proporzionalmente maggiore su chi meno ha contribuito al problema?

La lettura del libro e la vicenda di Grimalda ci costringono però anche a porci altre domande scomode ma necessarie: qual è davvero il peso delle azioni individuali nella lotta al cambiamento climatico? Sono solo i governi, le imprese e le grandi istituzioni a poter incidere in modo significativo, oppure anche le scelte quotidiane dei singoli cittadini possono contribuire a invertire la rotta?
Le azioni personali sono solo gesti simbolici, semplici atti di testimonianza, o possono innescare un cambiamento reale, concreto, magari proprio perché capaci di rompere l’indifferenza e generare nuovi modelli di comportamento?

La lettura del libro offre delle risposte molto chiare a questi interrogativi.

Personalmente, leggere queste pagine mi ha fatto pensare a quanto spesso giustifichiamo la nostra inerzia con l’idea che “tanto, da soli, non cambiamo nulla”. Grimalda ci mostra che la scelta individuale, soprattutto se è parte di un movimento collettivo, può invece fare la differenza. Non perché risolva il problema, ma perché rompe la normalità. Disobbedire, in questo senso, non è anarchia: è responsabilità.

“A fuoco” non è un atto d’accusa, ma un invito urgente alla coerenza. Con il rigore dello scienziato e la radicalità dell’attivista, Grimalda ci guida attraverso dati, esperienze sul campo e riflessioni personali che parlano a tutti noi, non solo agli esperti. È un libro accessibile, ma non semplicistico. Intenso, ma mai retorico. E soprattutto, è un libro che ci chiama all’azione, non solo a parole, ma nei gesti quotidiani, nelle scelte di consumo, nelle decisioni politiche.

Il 27 giugno, l’incontro con l’autore sarà un’occasione preziosa non solo per ascoltare il racconto diretto di questa esperienza, ma anche per dialogare su che cosa significhi oggi essere cittadini consapevoli in un mondo che brucia. Sarà un momento di confronto e riflessione.

In un tempo che premia la velocità e la convenienza, “A fuoco” è un inno alla lentezza, alla scelta ragionata, alla disobbedienza costruttiva. È un libro necessario, che mette a nudo le nostre paure e ci chiede di trasformarle in responsabilità.



Ruben David
Ruben David

Ruben David lavora presso l’Ufficio legislativo di un gruppo parlamentare, dove si occupa di clima, ambiente ed esteri — i suoi principali ambiti di specializzazione. Su questi temi ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università di Trento. Nel corso della sua carriera ha lavorato per think tank, enti e centri di ricerca, tra cui il CMCC e l’ISPI. Ama il mare e sogna, un giorno, di imparare a fare l'orto e andare in barca a vela.


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