27/06/2025

Ancona capitale della biologia marina (all’insaputa degli anconetani)


Dal 23 al 27 giugno Ancona ospita l’IMBRSea Annual Symposium, evento conclusivo del prestigioso master internazionale IMBRSea (International Master of Science in Marine Biological Resources), e diventa centro europeo della formazione in biologia marina: oltre 80 giovani scienziati da più di 30 Paesi sono ospiti del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente (DiSVA) dell’Università Politecnica delle Marche (UnivPM) per una settimana di discussione e confronto, culminante nella presentazione delle tesi finali del master. Coordinato in Italia dal professor Carlo Cerrano, il programma rappresenta una delle punte più avanzate della cooperazione accademica europea in campo marino.

Si parla di oceani, specie in pericolo, restauro degli habitat, sostenibilità della pesca e biotecnologie blu: temi che attraversano latitudini e discipline, e che disegnano un futuro dove ricerca, formazione e ambiente si intrecciano. Ma quanto questo fermento scientifico è percepito e valorizzato dalla città?
IMBRSea coinvolge dieci delle migliori università europee specializzate nelle scienze marine, tra cui la Sorbonne Université (FR), la Bergen University (NO) e la Ghent University (BE). Ogni anno, decine di studenti internazionali scelgono Ancona per trascorrere uno o più semestri di studio. La scelta non è casuale: il DiSVA si è affermato come polo di riferimento internazionale per la formazione avanzata in biologia marina, in particolare nei settori della conservazione, dell’ecologia applicata e della gestione degli ecosistemi.

Le tesi presentate in occasione del simposio toccano aree geografiche diversissime e affrontano un ampio spettro di problematiche scientifiche. Eppure, nonostante l’approccio marcatamente internazionale, chi sceglie Ancona finisce per conoscerla sul serio. Studiare qui significa anche misurarsi con le specificità del territorio, comprenderne le sfide ambientali e sociali, individuarne le opportunità di ricerca e innovazione. In altre parole: chi viene qui per imparare a conoscere il mare, finisce per imparare a conoscere anche Ancona.

Nella giornata di venerdì si sono unite al simposio anche le famiglie degli studenti e numerosi docenti internazionali coinvolti nel progetto, portando il totale degli ospiti a oltre 300 persone, escluso lo staff IMBRSea. Un momento di intensa vivacità culturale e confronto scientifico, che ha generato anche un ritorno economico significativo per il territorio: oltre 60.000 euro, provenienti principalmente da fondi europei del progetto Erasmus Mundus, sono stati spesi per organizzare e ospitare l’evento tra spazi, logistica e servizi locali. Un guadagno netto per la città, senza alcun investimento pubblico locale.
E mentre la sede universitaria si anima di lingue, esperienze e visioni globali, il resto della città sembra spesso inconsapevole del valore che eventi come questo generano. Al netto di qualche patrocinio o saluto istituzionale con foto annessa, resta la sensazione che questi momenti passino senza imprimere una vera traccia nella vita cittadina.

Il contesto internazionale intanto corre. Proprio pochi giorni fa, il summit delle Nazioni Unite per la Ocean Decade, tenutosi a Nizza, ha ribadito con forza il ruolo centrale dell’oceano come strumento essenziale per affrontare la crisi climatica. Proteggere il mare, conservarne gli ecosistemi, aumentare la superficie protetta: queste le priorità indicate dalla comunità globale. Un impegno che rende ancora più urgente stare al passo con le nuove scoperte scientifiche implementando misure di conservazione marina sul territorio, sia valorizzare la presenza di giovani esperti e scienziati da tutto il mondo –futuri decisori, comunicatori, manager dell’ambiente– che portano ad Ancona idee, reti internazionali e progetti.

Accogliere più di 80 giovani ricercatori internazionali non è un dettaglio. È un’opportunità culturale, economica e sociale per una città che può e deve diventare protagonista della transizione ecologica e blu. È una finestra sul futuro, e una palestra di relazioni, in cui università e territorio potrebbero incontrarsi davvero. Perché ciò accada, serve riconoscere il valore strategico della scienza, non come ornamento, ma come asse portante dello sviluppo locale.

 

Finché l’università resterà una risorsa “sottotraccia” e gli studenti un capitale umano poco ascoltato, Ancona rischierà di perdere pezzi del proprio potenziale. Ma le occasioni, come questa, esistono e bisogna solo scegliere di coglierle e aprirsi alla possibilità di trasformarle in crescita condivisa.



Agnese Riccardi
Agnese Riccardi

Agnese è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche, specializzata in scienze sociali marine. Si occupa di progetti di conservazione e ripristino degli ambienti marini con una forte componente di coinvolgimento degli stakeholder.


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