L’impegno di Ancona per l’ambiente? Un mare di plastica!
Caro Diario,
nei giorni della Festa del Mare, il corso principale della città, Corso Garibaldi, era addobbato. Centinaia di drappi bianchi e azzurri penzolavano felici tra i palazzi, cullati da una piacevole brezza settembrina. Raffiguravano il mare, protagonista della festa e immagine della città. Il mare, tra i simboli più potenti che esistano della rappresentazione della Natura. Peccato però che quello di Ancona era un mare di plastica. Nel vero senso della parola. Le striscioline bianche e azzurre erano tutte di plastica, una plastica spessa e appiccicosa.
E in tutto questo, Ancona si vanta pure di essere un comune PlasticFree.
Ha ottenuto questo riconoscimento dall’Associazione Plastic Free adv onlus, un’organizzazione nazionale con sede a Termoli, impegnata in progetti e in battaglie per la salvaguardia del pianeta dall’inquinamento da plastica.
Riconoscimento di cui più volte il nostro assessore alle proprie opportunità, Marco Battino, si è vantato in Consiglio comunale e ovunque.
Riconoscimento ottenuto per il fatto di rispettare una serie di criteri di valutazione che dovrebbero accertare l’impegno dell’amministrazione per la riduzione dell’uso della plastica, criteri che spaziano dall’attivazione di canali per le segnalazioni di rifiuti abbandonati, alla riduzione della plastica monouso nelle scuole e negli uffici, fino al divieto di palloncini e lanterne. Tutte azioni condivisibili, certo, ma formulate senza riferimenti specifici o quantitativi.

Ad oggi, comunque, non esiste, né sul sito del Comune né altrove, un documento che elenchi in modo chiaro e verificabile quali interventi Ancona abbia effettivamente messo in campo per meritare il titolo, oltre a tappezzare il centro di plastica durante la festa del mare. Così sono andato un po’ a curiosare tra gli atti dell’amministrazione. Un dettaglio di non poco conto: il Comune finanzia l’Associazione con contributi in denaro.
Nel 2024, mille euro. Nel 2025, duemila (delibera di Giunta n. 97 del 21 febbraio 2024 ; determinazione dirigenziale n. 2080 del 5 agosto 2025). Sono soldi richiesti dall’associazione “a fronte del riconoscimento di Comune Plastic Free” e a titolo “di copertura delle spese per il contributo di partecipazione alla rete dei Comuni Plastic Free”.
In altre parole, io ti do il riconoscimento, tu mi paghi. Ora, per carità, nulla di illegittimo, nulla di strano, né di nuovo sotto il povero sole delle pratiche amministrative e politiche del nostro Paese. Però alcune riflessioni sono doverose. Esibire titoli e premi di questo tipo, per lo più se seguiti da pratiche contrarie agli stessi principi posti a base del riconoscimento, non serve a nulla. Episodi come questo sono solo ecologismo di facciata, green lies, finto ambientalismo. Operazioni tra il markenting de nialtri e la spilletta di provincia, che, sì, possono far bello l’assessore di turno, ma che si mostrano per la pochezza che racchiudono, soprattutto se le azioni concrete che un comune fa a difesa dell’ambiente non sono mai pubbliche, misurabili e verificabili.
E se la stessa amministrazione, poi, da un lato paga per avere un titolo ambientale, ma dall’altro elimina le ciclabili, aumenta i parcheggi in centro e depotenzia il trasporto urbano, beh, il gioco è fatto.
Ma non c’è trucco. C’è solo inganno.