17/10/2025

Eravamo contadini e pescatori, eravamo una comunità che voleva costruire


“Eravamo contadini e pescatori”, è il titolo di una riuscitissima iniziativa svolta a Pietralacroce ormai un mesetto fa, nell’ambito della festa parrocchiale di Santa Croce.
Al Centro polifunzionale era presente una moltitudine di persone che ha gremito la sala per ascoltare racconti, aneddoti ed esperienze di due figli che appartengono a quella storia: Paolo Paolozzi e Alberto Petrelli. Rappresentanti non solo di famiglie, ma di un tempo ormai alle spalle. Diremmo, con una punta di tristezza, generazione ormai in via di estinzione.

Nel caso specifico, i Paolozzi erano coltivatori diretti dediti anche all’attività di pesca e i Petrelli, come nella maggioranza dei casi, erano “mezzadri” ai quali la pesca assicurava fonte di reddito indispensabile per il sostentamento di quelle famiglie povere e dignitose, capaci di rispettarsi, collaborare, accogliere e assistersi reciprocamente in fasi assai difficili.
Ringraziando l’organizzatore nonché anima dell’incontro, lo scrittore Enzo Monsù, ho provato a riflettere sulle ragioni di una partecipazione così numerosa, sentita, appassionata. Non ordinaria, tanto più in tempi segnati -mai come oggi- da disinteresse e indifferenza, perfino odio e risentimento. È storia condivisa di un borgo, di una frazione con il suo mare, i sentieri di accesso e le grotte. Storia che interroga, occasione per meditare. Pietralacroce ha un’anima propria ancora vivente, malgrado la devastazione urbanistica subìta; resiste alle profonde trasformazioni sociali ed urbane.

I presenti non hanno nascosto un sentimento di nostalgia, appagante per quello che si è vissuto: luoghi, persone, attività, tutto ciò che appartiene ad un passato che sfugge. Così come il bisogno di non disperderne la memoria storica. Un passato, un trascorso denso di momenti duri, sudore e sacrifici. Ma una comunità che sentiva di contribuire a costruire condizioni diverse. In uno spirito di coesione.

Tutto ciò che si sta perdendo nella società odierna. Quasi fossimo consapevoli paradossalmente della trasformazione in atto, carica di significati tutt’altro che positivi, incapaci di reagire in modo collettivo. Come, invece, si dovrebbe. Dobbiamo destarci, tornare a partecipare per far vivere i valori fissati nella nostra Costituzione, valori di libertà, uguaglianza, dignità, solidarietà. Contro ogni forma di svilimento sociale. Valori che le generazioni di un tempo hanno saputo conquistare per consegnarci l’opportunità di un futuro migliore. Abbiamo bisogno di continuare a ragionare assieme su una modernità che produce divisioni, contraddizioni, inquietudini; che arricchisce pochi, impoverisce tanti e avvelena tutti.

Correva l’anno 1873, il 10 agosto quando, come si legge nel libro del Prof Enzo Santarelli “Le Marche dall’unità al fascismo”: “nei pressi di Ancona, a Pietra la Croce, fu convocato il 1° Congresso dell’Internazionale del Lavoro. La riunione tenutasi alla presenza di Andrea Costa in una semplice casa di campagna (zona Monte Venanzio ndr) vede la partecipazione dei delegati di Marche e Umbria… Insomma, il 1° Congresso di Pietra la Croce rappresentò un decisivo passo avanti verso l’elaborazione, definizione e acquisizione delle tesi anarchiche da parte del movimento socialista locale”.
“Eravamo contadini e pescatori”. A quanto sembra, anche socialisti…



Andrea Raschia
Andrea Raschia

Andrea Raschia si è occupato per lunghi anni di problematiche organizzative e gestionali nelle pubbliche amministrazioni, del Comune di Ancona in particolare. Intende contribuire a contrastare la pericolosa indifferenza e dilagante apatia.


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