Faccio il tifo per Ancona Capitale della Cultura… a scatola chiusa
Caro Diario,
il 20 gennaio, è arrivata la notizia che tutti attendevamo con fiducia. La città di Ancona è tra le dieci città finaliste per il titolo di Capitale italiana della cultura 2028. Secondo molti un risultato scontato, ma non c’è mai nulla di scontato in queste competizioni. Ora ce la dovremmo vedere con Anagni (FR), Catania, Colle di Val d’Elsa (SI), Forlì, Gravina in Puglia (BA), Massa, Mirabella Eclano (AV), Sarzana, Tarquinia (VT).
I bookmaker chiudono frettolosamente e un po’ banalmente la sfida a tre, pescando le più grandi e famose: la Dorica, Catania e Forli (con Cesena). Ma anche qui, attenzione: le regole d’ingaggio della capitale italiana della cultura spesso premiano realtà più marginali e periferiche. L’appuntamento ora è per il 26 febbraio quando, alle ore 10.15, nell’austera Sala Spadolini del Ministero della Cultura, Ancona avrà sessanta minuti per convincere la giuria. Entro il 27 marzo l’esito.
Incrociamo tutti le dita, senza distinzioni di casacca politica, il titolo farebbe bene alla città.
Del progetto invece, che dire, purtroppo poco si sa. Ed è un peccato. Un incomprensibile segreto di Stato continua ad avvolgerlo. Ad un rapido sguardo in rete quelli delle altre città sono pubblici da tempo. Certo, avessimo avuto la possibilità di esaminarlo, saremmo potuti andare un po’ al di là delle ritrite pillole dorate che girano sui giornali o nei post dell’assessore di turno. Ahimé, anche la narrazione del grande coinvolgimento del territorio purtroppo lascia il tempo che trova. Non ricordo un progetto presentato nell’ultra decennale storia del conferimento del titolo che non abbia celebrato il coinvolgimento degli operatori culturali, economici, sociali della città a sostegno della candidatura. E a scorrere qualche dossier delle candidature 2028 si trovano numeri di adesioni impressionanti e ben più rilevanti di quelli sbandierati dall’amministrazione. Ma l’elenco delle adesioni serve a poco: quel che conta è il progetto, che non ci fanno vedere.
Nel sito, un po’ naïf a dire il vero (fatevi un giro su quello di Catania), si aprono quattro macroaree progettuali ispirate al titolo e alla morfologia della città: Questo Mare, Via Maestra, Adesso Parco e Mare Culturale, che dovrebbero rimandare ad un percorso tra città, mare e natura (non originalissimo, ma ci può stare). Poco di più ahimé. Carina l’idea dei testimonial avatar Vanvitelli Pizzecolli, Stamira, Corelli.
Nel complesso troppo poco per un giudizio.
Per chiudere con un sorriso, vale la pena soffermarsi un secondo sui titoli dei progetti delle città (è vero che il titolo è l’incubo di ogni progettista, ma qui ci si è dato dentro pesante…). L’anconetano “Questo adesso” è oggettivamente brutto (altro sono i versi e le parole di Scarabicchi…) ma viene di gran lunga superato da un ardito “L’impavida. Sarzana crocevia del futuro”. Echi di Baci Perugina per i vari “Sentieri della bellezza” (Forlì), “Radici al futuro” (Gravina in Puglia), “Dove la storia lega, la cultura unisce” (Anagni). Non sarebbe stato male se Massa si fosse limitata a “La luna, la pietra” anziché sentirsi in dovere di sbrodolare, mettendoci sto dove che evoca magniloquenza ma restituisce un sapore retorico e paludato (La luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia).
Lasciamo stare il quanto mai criptico Catania continua (ma a fa’ cosa?) per arrivare a quelli che a mio parere si fanno preferire per semplicità ed eleganza: Colle28. Per tutti, dappertutto di Colle Val d’Elsa e La cultura è volo di Tarquinia. Poi c’è il migliore in assoluto, che forse non regalerà a Mirabella Eclano lo scettro di capitale della cultura, ma di sicuro quello di patria dei titolisti: L’Appia dei popoli.
Viva la città di Ancona, viva Ancona capitale italiana della cultura.