20/02/2026

Ancona per l’Università: poche idee, nessuna voglia di collaborazione


Ogni anno ad Ancona, presso l’Università Politecnica delle Marche (UnivPM), si laureano tra le 2.700 e le 3.000 persone (triennale e specialistica). L’UnivPM ha 16mila studenti e studentesse, e tra fondi pubblici e privati, ogni anno finanzia in media 110 dottorati di ricerca. Dottorati significa i più alti percorsi di studio e ricerca, che hanno l’obiettivo di approfondire temi, innovare, insomma migliorarci la vita. A questo proposito, se non l’avete ancora sentito, seguite il podcast “Chi siamo e cosa ci facciamo qui” di Agnese Riccardi, in cui intervista le persone nei dipartimenti di ricerca dell’Ateneo, per scoprire di cosa si occupano e quali implicazioni possono avere le loro ricerche sul territorio. 

Queste persone sono una risorsa per la società, per tutte e tutti noi. Trattano di riuso di terre rare dalla tecnologia di tutti i giorni, fenomeni acustici, rischi ambientali, servizi sociali, decine di altre cose e salvaguardia ecosistemica (e quindi anche di moscioli, si). Che impatto ha il sapere che producono queste persone sulla città? A sentire loro stesse e chi abita in città, purtroppo le ricadute dei loro studi e sperimentazioni non riescono ad essere incisive sui bisogni della città, proprio perché queste due dimensioni non dialogano. A volte il Comune chiede alle Università alcuni studi, ma sono sempre lavori piccoli e per nulla strategici, spesso fatti “in emergenza”. Per usare un eufemismo, le loro potenzialità sono drammaticamente irrisorie rispetto a quello che potrebbe produrre.

Sofferenti e consapevoli di questo problema, tre anni fa, il 21 agosto 2023, con alcune compagne e compagni della Comunità Politica di Ancona a Colori, abbiamo deciso di impegnarci per accendere un riflettore su questo spreco irresponsabile di risorse intellettuali e tecnologiche. Dopo un intenso lavoro di ricerca e indagine, abbiamo prodotto una bozza progettuale, con una serie di attività da realizzare nell’arco di quattro anni, e che hanno l’obiettivo di sperimentare gradualmente un protocollo d’intesa tra Comune e Università.

È un lavoro embrionale, ma che parte da esperienze già consolidate in Italia e all’estero (come ad esempio Bologna, Bolzano, Padova, e Nantes, Lund e Tallin), perché se qualcuno ci ha già pensato e lo sta già facendo con buoni risultati, perché non studiarlo? Quindi ci abbiamo provato: abbiamo mandato la bozza e incontrato l’attuale assessore all’Università e alle Politiche Giovanili Marco Battino, per capire se si potesse lavorare in modo strategico e valorizzare in città quello che già fa l’UnivPM. Abbiamo condiviso il fatto che fosse necessario rendere stabile e sistematico il rapporto tra Comune di Ancona e Università Politecnica delle Marche, ma purtroppo la risposta sostanziale dell’Assessore è stata “so già tutto, ci ho già pensato”.

Un po’ dispiaciuti, come sempre accade quando qualcuno ti accantona, ce ne siamo andati ma ora è il momento di riprendere in mano quella bozza e continuare a lavorarci, perché oggi, dopo 2 anni e mezzo, purtroppo è stato fatto davvero poco: alcuni loghi, qualche evento spot, l’ennesima University card, qualche decina di alloggi in più (di cui pochissimi convenzionati e la maggior parte a prezzi di mercato altissimi), ma nessuna strategia, nessuna attività di medio-lungo periodo, nessun protocollo sul tavolo.

Anche dal punto di vista dell’Università non è che le cose vadano benissimo: l’ex Rettore Gregori pochi mesi fa si rallegrava del fatto che il 12% degli studenti della Politecnica fossero internazionali (vero, negli ultimi 3 anni abbiamo assistito a una crescita progressiva che ha toccato quota 1.327 iscritti nell’ultimo anno), ma ometteva di dirci che la stragrande maggioranza di questi fanno una grandissima fatica a trovare alloggio -anzi spesso trovano truffe- e non trovano una città in grado di fornire servizi, spazi di creatività, luoghi di abilitazione sociale e civica.
Anche per questo Ancona ha perso negli ultimi 20 anni oltre 15.000 persone under 40 (dati del Documento Unico di Programmazione 2025-2028).

Intanto Osimo ha appena presentato un accordo strategico tra Comune e Università Politecnica. Una scelta politica forte dell’amministrazione della sindaca Glorio: dire che le decisioni sul futuro del territorio si costruiscono con evidenze e metodo, non improvvisando.

E noi, ad Ancona? Quel che è stato fatto (l’University card, gli eventi etc..) ci piace, ma è veramente troppo poco per un capoluogo di regione, con l’Università che non si riesce neanche a rendere dignitosamente raggiungibile con l’autobus. Per la prima volta, abbiamo un assessorato con delega all’Università e questo rende ancora più assurdo che in due anni e mezzo le poche attività siano lontanissime dal dare una chiara visione di città e di polo universitario. Vogliamo di più. 

Ecco, vogliamo una strategia, una visione, vogliamo che Comune e Università si valorizzino a vicenda, che i dottorati di ricerca abbiano un ambito di sperimentazione in città, che le idee e le ricerche avessero diffusione e luoghi in cui entrare in contatto con abitanti, organizzazioni e imprese. Che queste potenzialità esplodessero, finalmente. Ma evidentemente non è per questa tornata amministrativa (neanche per quelle prima, eh). Magari è per la prossima, sai mai.




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