La resistenza di Minneapolis. Intervista a Jackie Noble
Jackie Noble è una cittadina statunitense di Minneapolis. In questa intervista ci racconta quello che ha vissuto e che vive ancora oggi nella sua città, all’attenzione del mondo per l’omicidio di George Floyd prima e per il criminale regime di illegalità brutale e assassina messa in campo dall’ICE.
Ci racconta dell’America di Trump, di un America violenta e omicida con i propri cittadini, di una città occupata, di un regime di illegalità diffusa, di un razzismo ancora molto presente a tantissimi livelli e con cui gli americani non hanno ancora fatto definitivamente i conti.
Lo fa con la semplicità e la fermezza di chi ha passato gran parte della sua vita a fare volontariato, ad aiutare gli altri, e ora non può far altro che prendere atto di come tutto quanto sia ormai sottosopra e di quanto i deliri di Trump, anche grazie al sostegno di giornali e tv, abbia fatto breccia nella mente di molti suoi concittadini.
Vale la pena ascoltarla tutta l’intervista. Per i suoi disarmanti giudizi su Trump (“agisce semplicemente come un bambino”), per la vivida rappresentazione di un quotidiano stravolto da arbitrarietà, illegittimità e dalla violazione dei diritti più fondamentali della persona.
Una violenza che si abbatte su tutti indistintamente, a partire dai migranti, primi target di un regime dispotico che traduce in atti l’ideologia trumpiana, la medesima all’interno delle mura domestiche e fuori dai confini nazionali.
Jackie ci consegna, al termine dell’intervista, nonostante tutto un invito ad amare la politica e a praticarla. Con il pragmatismo di un vecchio detto inglese ci offre anche le sue speranze per novembre quando gli Stati Uniti andranno al voto per le elezioni di midterm. Grazie Jackie per il tempo e l’opportunità che ci hai offerto. Ci prepariamo al peggio, ma con l’esempio di tantissime donne e uomini di coraggio a Minneapolis possiamo ancora concederci di sperare per il meglio.
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Foto di copertina di Donny Jiang su Unsplash