27/02/2026

Banchinamento, il momento delle scelte di campo


Sono trascorsi tre anni esatti dall’iniziativa promossa da Associazioni e Comitati di cittadini: “Ancona e il Porto, tra sviluppo e salute”. Relatori d’eccezione: l’architetto Maria Luisa Polichetti, i professori Mauro Gallegati e Floriano Bonifazi. Un confronto svolto nell’Aula magna della Facoltà di Economia, strapiena per l’occasione: nuovo piano regolatore del Porto, il suo valore storico e architettonico; inquinamento atmosferico della città; valutazione economica di alcuni progetti.
Le cronache di stampa di allora sono da rileggere: l’ex sovrintendente insiste sulla necessità che il Porto storico venga restituito alla vita cittadina; l’economista evidenzia come le valutazioni economiche del progetto per l’utilizzo del Molo Clementino per navi da crociera non tengano conto della mutazione climatica, dell’aumento dei fenomeni estremi e dell’innalzamento del mare. L’allergologo riferisce i risultati del progetto inquinamento atmosferico (Pia), ponendo in evidenza come i livelli di inquinamento della città siano superiori ai limiti previsti dallOMS. Poi, di fronte ad una platea basita, Bonifazi richiama le possibili conseguenze per la salute dei cittadini, già fortemente a rischio, con l’arrivo delle Super Navi: “Ognuna -ha ribadito- inquina quanto 150mila automobili!”

Ora ci siamo, il tempo stringe, gli spazi per intervenire si assottigliano, l’iter per il via al banchinamento sta per concludersi.
Che fare?
Ognuno di voi (noi), singolarmente, in quanto portatore di interesse, è nella condizione di avanzare osservazioni in ordine a impatto ambientale e rischi per la salute. Come? Attraverso il deposito telematico: invio digitale di atti tramite Pec con il quale le osservazioni saranno prese in carico dal Ministero Ambiente. La procedura è burocratica, il risultato tutt’altro che garantito.
È noto che il buon esito di ogni rivendicazione necessita di condivisione ampia e di sostegno consapevole da parte degli interessati proponenti. Che mai come in questa occasione, essendo in discussione temi come la salute pubblica, si possono definire a pieno titolo Comunità. Una comunità deve interagire, dunque. Discutere, confrontarsi. Deve organizzarsi, attivarsi. Assumere iniziative e passo dopo passo verificare i risultati. Questa naturale attività dell’uomo, capace di relazionarsi con i propri simili, prende il nome di “politica”. Proprio ciò che ha perduto di significato a seguito dei cattivi esempi forniti da una classe dirigente che ha allontanato le persone dall’Agorà lasciando non di rado a profittatori e maneggioni il compito di gestire la cosa pubblica.

La pratica ora all’esame del Ministero offre l’occasione alle energie sane della società, comitati e gruppi di cittadini, associazioni e movimenti, di provare a riprendere il cammino. Oltre a metter mano a una vicenda nella quale -con evidenza straordinaria- gli interessi privati si scontrano col Bene comune. I Partiti, quello che ne rimane, pensano di reagire o restare alla finestra? In tal caso, un consiglio: chiudetela!
Il Sindaco “paladino dell’ambiente” reggerà fino alla fine? Lui sembra frenare: “La salute pubblica non è merce di scambio. Senza garanzie ambientali dico no”. Ma come si regolerà la famosa “filiera”?
E la principale forza di opposizione in città avrà intelligenza e buonsenso di mettersi a capo di queste sacrosante iniziative? È comprensibile l’imbarazzo iniziale, si tratta pur sempre di decisioni sostenute all’epoca. Decisioni, però -come dimenticare?-, passate al vaglio e al giudizio degli elettori. I quali, anziché premiare la candidata che in modo diretto ha impersonato tali scelte, hanno preferito lo storico ricambio. L’esito elettorale avrebbe dovuto consigliare quanto meno approfondita riflessione con messe a punto conseguenti. Ciò non è avvenuto. Oggi finalmente vi è la possibilità concreta di rimettersi in sintonia con una città desiderosa di reagire al declino, mettendo in cima alle proprie priorità salute dei cittadini, sviluppo sostenibile, equità sociale.



Andrea Raschia
Andrea Raschia

Andrea Raschia si è occupato per lunghi anni di problematiche organizzative e gestionali nelle pubbliche amministrazioni, del Comune di Ancona in particolare. Intende contribuire a contrastare la pericolosa indifferenza e dilagante apatia.


Ti è piaciuto questo articolo?  Leggi anche gli altri.

Ancona ri | vista a colori
Ideata e fondata da Carlo Maria Pesaresi

Privacy Policy

© 2024 – È consentita la riproduzione e la libera diffusione di testi e immagini, citando la fonte

Privacy Preference Center