Letto sul giornale: il caso Melaranci
Nella bonaccia mediatica di questa settimana, l’onda anomala è scatenata dall’ingresso in Consiglio comunale di Monica Melaranci, esponente di Azione, in corsa alle ultime elezioni amministrative nella coalizione di Centrosinistra per Ida Simonella sindaco, che si accomoda senza imbarazzi tra i banchi della maggioranza di Centrodestra.
Succede lunedì 9 marzo, a largo XXIV maggio, ma prima di arrivare in Aula, la neo consigliera, affiancata dal presidente del Consiglio, Simone Pizzi, e dallo stesso sindaco, Daniele Silvetti, è passata, qualche giorno prima, davanti ai flash dei giornalisti, in conferenza stampa per spiegare (?) i motivi della sua decisione: «Mi ha convinto Silvetti, una persona gentile, un moderato che ha valori in cui mi riconosco», riporta Il Resto del Carlino venerdì 6 marzo; «colpita dall’incontro avuto con Silvetti in cui abbiamo capito di avere molti punti in condivisione», le parole usate dal Corriere Adriatico lo stesso giorno. Melaranci subentra al collega di partito, nonché suo ex coordinatore regionale, Tommaso Fagioli che seduto ancora sugli scranni del Centrosinistra in Comune ha lastricato con le macerie create dentro Azione Marche (ora commisariata con il consigliere regionale Massimo Seri alla guida) la sua strada verso la presidenza dell’Erap, appoggiando la riconferma di Francesco Acquaroli alla guida della Regione.
Silvetti guarda con soddifazione all’operazione di cui è stato artefice in prima persona, e che riequilibria più al centro la sua maggioranza, non informata preventivamente. D’altronde, dichiara il sindaco al Carlino: «È stata una mia scelta autonoma, lo rivendico, non avevo un obbligo di avvisare la compagine», che in ogni caso non pare turbata e plaude all’evento. L’opposizione, compatta, insorge: prima in comunicati e note stampa, poi nell’emiciclo, abbandonando la seduta -Massimo Mandarano (Italia Viva) escluso- nel momento della surroga, non senza essere intervenuta precedentemente, con toni più o meno duri contro la consigliera che «Per quanto ci riguarda, non è la benvenuta in questa assise», il consigliere Dem, Giacomo Petrelli, e sulla gestione del Consiglio divenuto «luogo di scambio politico».
Il caso Melaranci-Fagioli è solo l’ultimo, o meglio l’ulteriore, colpo del sindaco “novello Depretis” per usare le parole che paiono quantomai azzeccate del consigliere di Ancona Diamoci del Noi, Carlo Pesaresi.
Prima di essi, l’ingresso in Forza Italia (di cui Silvetti siede nella segreteria nazionale) dell’esponente socialista Tommaso Vichi, candidato alle ultime amministrative con la lista della coalizione di Centrosinistra, Riformisti (Azione-Italia Viva-Psi) e primo dei non eletti, subito dopo Fagioli, cresciuto politicamente, prima ancora di seguire Calenda, nel Pd. Il passaggio agli Azzurri ha permesso a Vichi di essere “l’uomo del sindaco” in sede di Comitato di gestione del porto, prendendo il posto di Giacomo Bugaro diventato nel frattempo assessore regionale. L’incarico al Molo Santa Maria ha fatto desistere Vichi dalla poltrona in Consiglio comunale, ragion per cui si è arrivati a Melaranci. Ma prima di Vichi c’è stato il caso Marta Paraventi, l’attuale assessora alla Cultura, ex iscritta Pd e tra le prime sostenitrici di Ida Simonella sindaco, una scelta che in quest’occasione Silvetti rimarca come la conferma della sua «visione a 360 gradi». Ancora prima, era stata la volta di Gianni Giaccaglia, assessore con i sindaci Galeazzi e Sturani, e poi in Regione con Spacca e sempre in Comune ad Ancona con la giunta Gramillano, attuale capo di Gabinetto di Silvetti. Senza contare il consulente per il decoro ed il restyling di corso Garibaldi, Riccardo Picciafuoco.
Sorprende, come dice Pesaresi, le modalità con cui, ogni volta di più, “si celebra la peggiore delle abitudini italiane: il trasformismo”. Lo si celebra come se fosse una nota di merito, di apertura mentale, peggio ancora di «politica del fare», proprio quella che piace, così almeno ha dichiarato, a Melaranci; verrebbe da chiedersi “del fare cosa?”. Sarebbe forse il caso di tornare invece alle idee e, oserei ancora, agli ideali, richiamati nell’intervento di Francesco Rubini, consigliere di Altra Idea di Città, che dovrebbero guidare le azioni e che certo possono pur cambiare, ma si immagina in un tempo più lungo di quello impiegato da un ascensore per arrivare ai piani alti di qualche Palazzo.
Agnese Carnevali
Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.