20/03/2026

Rigenerazione urbana o Degenerazione urbana? Il caso del cinema che diventa supermercato


Caro Diario,
chissà se qualcuno ricorda il Cinema “Fiammetta” di via Damiano Chiesa, proprio lì, accanto allo stadio Dorico. Io purtroppo no. Ricordo invece bene il “Salotto” prima e il “Mr. Oz” poi.
Martedì scorso è arrivata in Commissione urbanistica del Consiglio Comunale la proposta di deliberazione che, se approvata poi dall’Aula, consentirà di trasformare in supermercato proprio l’edificio che ha ospitato negli anni i tre cinema del quartiere Adriatico.

L’occasione è buona per provare a fare alcuni ragionamenti sul concetto di rigenerazione urbana, tema affrontato spesso dalla rivista (da ultimo in questo bell’articolo di Monica Prencipe)
Quello di rigenerazione urbana è un concetto che, innanzitutto, ha una valenza normativa. Nel caso del Mr. Oz, infatti, la trasformazione da cinema a supermercato non sarebbe conforme al piano urbanistico vigente. A questo, però, si potrebbe derogare se il Consiglio comunale ravvisasse un interesse pubblico dell’intervento di ristrutturazione, limitatamente alle finalità di rigenerazione urbana.
Ma che cos’è, per la norma, la rigenerazione urbana?
Ce lo dice la nuova legge urbanistica regionale: è una modalità integrata di governo del territorio finalizzata al contrasto del consumo di suolo, alla riqualificazione dei sistemi insediativi e infrastrutturali esistenti e all’eliminazione delle situazioni di degrado. È inoltre diretta a elevare la qualità ambientale, urbanistica e architettonica degli edifici e ad accrescerne attrattività e vivibilità, anche attraverso nuove funzioni e nuovi usi. Secondo la legge, dunque, la trasformazione di un edificio chiuso da quindici anni, che elimina una situazione di degrado attribuendogli una nuova funzione, costituisce un intervento di rigenerazione urbana e consente di procedere in deroga al piano urbanistico vigente. E dunque, se agli uffici comunali arriva una richiesta di permesso di costruire in deroga per trasformare il cessato “Mr. Oz”, in un grande supermercato, il dirigente, correttamente, attesta che si può fare.

Ma la politica deve ragionare allo stesso modo? Deve procedere senza indugio su ogni intervento di ristrutturazione, pur di evitare il prolungarsi di una situazione di degrado, oppure deve interrogarsi e capire davvero se ciò che viene proposto sia un intervento realmente rigenerativo? Io credo che la risposta più corretta sia la seconda.
Non per un approccio ideologico, ma per immaginare una politica che guidi le scelte urbanistiche e non le subisca acriticamente. La rigenerazione urbana, infatti, non è solo riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, ma un processo capace di migliorare la qualità della vita, la sostenibilità ambientale e l’inclusione sociale, soprattutto in aree segnate da criticità.
E allora appare legittimo chiedersi se aprire un grande supermercato in una zona ad alta residenzialità (trasferendo in via Damiano Chiesa l’attuale “Sì con te” di corso Amendola, di dimensioni assai inferiori), in un’area dove nelle immediate vicinanze insistono già almeno altri quattro supermercati, generando ulteriore carico antropico e attrazione di traffico, sia davvero una scelta coerente con la sostenibilità ambientale.
Appare altrettanto legittimo chiedersi se autorizzare l’ennesimo punto della grande distribuzione organizzata, in una zona già abbondantemente presidiata da questo tipo di offerta, invece di sostenere un’idea di commercio fondata sulla piccola distribuzione, sull’artigianato, sui negozi di vicinato e sul dettaglio, non favorisca ulteriormente la desertificazione commerciale dei nostri centri urbani. Né appare un delitto domandarsi se sia davvero inevitabile che uno spazio nato come luogo culturale debba cedere il passo all’ennesimo supermercato o all’ennesima catena commerciale. È davvero così impensabile immaginare trasformazioni che mantengano una funzione culturale, sociale o sportiva –anche in ragione della vicinanza allo stadio e al campo da basket– garantendo così concretamente quegli obiettivi di inclusione sociale che sono propri della rigenerazione urbana?

Non si tratta di stare sulla luna, come liquidano la questione alcuni colleghi di maggioranza. Sono ben consapevole delle difficoltà del mercato immobiliare privato e della scarsa e precaria sostenibilità economica di molte operazioni culturali, sociali o sportive. Ma davvero si è fatto tutto il possibile per evitare una conclusione già scritta? Possiamo almeno provare a lavorare alla costruzione di strumenti urbanistici, leve finanziarie, scelte comunicative e percorsi di co-progettazione per disegnare una città che non sia soltanto terreno di espansione per grandi catene, grande distribuzione o grandi banche?

E, laddove le scelte dei privati non possano legittimamente essere messe in discussione, abbiamo fatto tutto il possibile affinché i vantaggi economici e le rendite generate dall’operazione immobiliare ricadano, in parte equa, sulla comunità, in un equilibrio sano tra benefici pubblici e privati? Nel caso specifico, la proprietà dell’immobile, oltre a versare il contributo obbligatorio di costruzione previsto per legge, si è offerta di sostenere il recupero degli spogliatoi comunali dell’attiguo campo da basket con una proposta di sponsorizzazione pari a 70.000 euro. È questa una cifra coerente con la tipologia e l’entità dell’investimento? È proporzionata ai vantaggi economici e alle rendite che l’autorizzazione del Consiglio comunale consentirà alla proprietà di realizzare? Rappresenta quella necessaria condivisione degli utili, redistribuzione o compensazione a beneficio della collettività (concetti tanto invocati nei convegni di urbanistica) o è in realtà una mancetta di poco conto rispetto all’entità dell’operazione in corso?

Porsi queste domande non significa stare sulla luna né essere ideologici. Significa provare a immaginare una politica meno ancorata a modelli già ampiamente sperimentati che (alla luce di dati disponibili, dal commercio alla qualità dell’aria) si sono rivelati nel lungo periodo, per la maggior parte, fallimentari.




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