Scrivo questa nota il 25 marzo 2026. La guerra che Israele e Stati Uniti hanno lanciato sull’Iran quasi un mese fa ha provocato oltre 1500 morti (fonte), un barile di petrolio costa circa un terzo di più e le scosse provocate dal conflitto stanno mettendo in pericolo la stabilità economica e politica del mondo. Il futuro è avvolto nel buio e non dobbiamo dimenticare che questa guerra è solo uno dei 90 conflitti armati che troviamo oggi nel registro dell’università di Ginevra (fonte).
Quindi, a noi sembra evidente che mai come in questo periodo sia necessario parlare di utopia.

Da quando Thomas More ha coniato il termine «utopia» per il suo romanzo (fonte dell’immagine), esso è diventato sinonimo delle condizioni che permettono alle persone di vivere bene nella città e nello stato. Il titolo esteso infatti è De optimo rei publicae statu deque nova insula Utopia, vale a dire: «la migliore forma di Repubblica». Questa prima parte del titolo è chiara. Il neologismo che dà il nome all’isola, invece, è radicalmente ambiguo; può significare «luogo inesistente» oppure «luogo felice».
Una ambiguità fertile e vivace si coglie un po’ in tutto questo terzo numero di Clorofilla; nel breve saggio di Adelino Zanini, che si chiede se sia lecito credere che possiamo usare la tecnologia a nostro piacimento così come nell’appassionante ricerca di Manuela Iannetti sulle diverse forme assunte dal concetto di utopia nel corso del tempo. L’utopia è invece l’Europa per la studiosa Paola Cattani e nella conversazione che la nostra redattrice Giulia Torbidoni ha condotto a Bruxelles con due esperti giornalisti. Non poteva essere altrimenti perché, in mezzo alle tante e tragiche vittime umane, molti missili veri e figurati che sono volati finora in questo 2026 hanno preso di mira il «principio di leale cooperazione» fra stati sovrani, che è forse il cuore dell’Europa unita e la grande innovazione geopolitica del Novecento. Assalire questo principio rischia di privarci di un progetto che è prima di tutto una speranza di pace per l’Europa e per il mondo.
L’utopia mette in moto l’immaginazione anche degli altri autori di questo numero primaverile di Clorofilla: le riflessioni ariostesche di Diego Marani, il racconto della genesi dell’ultima opera di Andrea Clanetti, il sorprendente e raffinato racconto di Fernando Gentilini, quello di Fabrizio Blini —insieme serio e divertente— le riflessioni di Leonardo Cemak e la cover di Claudio Farinone, che rilegge la canzone forse più utopica della musica leggera contemporanea.

In questo 2026 costa fatica ipotizzare —come fece Campanella circa un secolo dopo Thomas More (fonte dell’immagine)— un sistema ordinato, armonioso e razionale; ma crediamo che sia necessario farlo proprio perché è difficile. Se non siamo noi di Clorofilla a parlare di un mondo su cui splende il sole, chi altri può farlo con altrettanta spontaneità e convinzione?
Speriamo che anche in questo terzo numero i pezzi che vi proponiamo incontrino il vostro gradimento e interesse. Dopo la pubblicazione del numero due lo scorso autunno sono comparsi tre nuovi pezzi a firma di Andrea Clanetti, Fabrizio Blini e Alessandro Marchi. Faremo lo stesso d’ora in poi. Abbiamo già alcuni pezzi in preparazione, sempre sul tema «Utopie», che pubblicheremo nelle prossime settimane e chiederemo un contributo ad altri amici ancora. Informeremo per primi di queste uscite i lettori che ci hanno scritto lasciando il loro indirizzo e-mail. Quindi scriveteci a redazione@clorofillarivista.it per entrare nel gruppo degli amici di Clorofilla e anche per proporre idee, scritti, immagini, video e contenuti audio. Naturalmente, la casella postale serve anche per inviarci critiche, commenti e suggerimenti, che saranno sempre ben accetti.
Buona visione, buona lettura e buon ascolto: https://clorofillarivista.it/
Ubaldo Stecconi
Ubaldo Stecconi è nato ad Ancona, ha studiato a Trieste e Londra e ha insegnato translation studies e semiotica a Urbino, Manila e Washington D.C. Dal 2001 vive a Bruxelles dove è redattore di discorsi ed esperto di comunicazione per la Commissione europea.
Umberto Grati è l'autore del ritratto.