Letto sui giornali: l’aria del porto
Tra fondi per le opere tagliati e (forse) nuovamente erogati, inchieste sulla qualità dell’aria, nuovi comitati, termine di mandato presidenziale e commissariamento, lo scalo dorico torna ad essere protagonista delle cronache, locali e nazionali, in quella che sembra un’epopea contemporanea. Il 24 aprile, tanto Corriere Adriatico quanto Il Resto del Carlino riportano il caso dei 100 milioni decurtati dal ministero dell’Economia per il ritardo sulla realizzazione delle infrastrutture, tra cui anche il tanto discusso Molo Clementino. “Porto, in fumo 100 milioni”, l’apertura del quotidiano di via Berti; “Il Mef blocca 101 milioni di euro in parte destinati al porto dorico anche per il Molo Clementino”, il richiamo in prima della testata nazionale. Dragaggi, riduzione del molo della Lanterna Rossa e Molo Clementino, le opere finite nel provvedimento. Risorse solo sospese che, l’ormai ex presidente dell’Authority, Vincenzo Garofalo (giovedì 30 aprile il termine anche del periodo di prorogatio della sua gestione), assicura saranno presto riassegnate tramite decreto del ministero delle Infrastrutture. Parole che non bastano però a convincere il Corriere Adriatico che sabato 25 aprile titola: “Dai dragaggi al Clementino scure del Mef, addio fondi ne riavremo (forse) la metà”. Il competitor della carta stampata, nella stessa giornata, raccoglie le dichiarazioni di un “preoccupato” sindaco, Daniele Silvetti, che sottolinea come tra tutti i porti interessati dalla manovra quello di Ancona sia il più danneggiato. Apprensione che lo accomuna ai lavoratori dello scalo a cui il quotidiano di corso Mazzini dedica una pagina domenica 26. Ormeggiatori ed altri operatori dei servizi portuali assolvono da ogni colpa il presidente Garofalo al quale danno il merito di “aver sbloccato opere importanti”. Più parco nei complimenti sembra invece il sindaco nella sua intervista. Nonostante si guardi bene, a domanda diretta, dall’imputare responsabilità all’Authority, qualche velata accusa sui troppi ritardi sembra cogliersi: ad esempio in merito allo spostamento dei traghetti alle banchine 19-20-21. “Il progetto va avanti no?”, incalza Pierfrancesco Curzi che firma l’intervista, “L’opera doveva essere messa a bando a marzo, ma non mi pare sia successo”. Silvetti resta vago anche sulla possibilità che Garofalo resti ai piani alti del molo Santa Maria in qualità di commissario, in attesa della nomina del nuovo presidente -come peraltro scritto sempre dal Carlino nella stessa giornata- “Ne parlerò con Acquaroli”, si limita a dire. D’altronde non è un mistero che il rapporto tra Silvetti e Garofalo sia stato sempre controverso, a partire dal banchinamento per le grandi navi ai parcheggi, fino alla riapertura della stazione marittima.
Un imbarazzo tra i due che emerge piuttosto chiaramente nell’inchiesta “L’aria dei porti”, che ha toccato anche Ancona, andata in onda nella puntata di domenica 26 aprile della trasmissione di RaiTre, Report. Raggiunto dai microfoni di Bernardo Iovine, Silvetti ribadisce la sua contrarietà alla banchina grandi navi, ritenendo insostenibile anche l’impatto di emissioni che si genererebbero dal traffico dei veicoli turistici, “oltre 300 a sbarco”. Subito dopo la telecamera è su Garofalo. “Insomma il sindaco si è messo di traverso?” chiede Iovine, “Non si è messo di traverso, ha le sue perplessità”, la risposta del numero uno del porto. Alle dichiarazioni di Silvetti e Garofalo si aggiungono quelle dell’ex sindaca ed ora capogruppo Pd in Consiglio regionale, Valeria Mancinelli, chiamata da Iovine ad esprimersi sui dati contenuti nello studio del professor Floriano Bonifazi (tra gli intervistati della puntata), commissionato dalla stessa Giunta Mancinelli. Lo studio evidenziava nei quartieri a ridosso del porto la presenza di inquinanti nocivi, con un aumento di malattie croniche e di mortalità. “Davanti a quello studio che ha fatto il dottor Bonifazi – chiede Iovine – uno si aspetta il ridimensionamento”… “cioè la chiusura del porto?”, conclude la frase sarcasticamente Mancinelli, “no la chiusura, il contenimento di quello che c’è, che purtroppo inquina e aumenta la mortalità”, spiega il giornalista. “La ricetta non è impedire che le navi entrino in porto, ma far sì che ci arrivino in modo più ambientalmente sostenibile”, conclude Mancinelli. Parole in risposta alle quali non si faranno attendere le reazioni via social. Tra queste anche quella del consigliere di Ancona Diamoci del Noi, Carlo Pesaresi, che in un video afferma: “Della puntata mi ha colpito l’arroganza di chi risponde ai cittadini che esprimono timori e preoccupazioni non solo legittimi, ma anche scientificamente provati con l’argomento più retrivo del voi volete chiudere il porto, assecondando così la peggiore delle semplificazioni”.
Degli oltre 57 minuti dell’interessante puntata di Report, durante la quale si scandaglia da più angolature la questione inquinamento dell’aria e, si può aggiungere, delle acque sotto costa, prodotto dalle navi nei porti, tra i quali quello di Ancona, ne fa un’estrema sintesi Il Resto del Carlino martedì 28 aprile. Il quotidiano si concentra più sulla grave situazione attuale che sulle discussioni sul Molo Clementino “opera che forse neanche si farà”. Vero. Eppure proprio su quel futuro a cui i “pro Molo” si appellano e su quel fare “entrare navi sostenibili” che la puntata di Report è illuminante. Perché non bastano navi elettriche -su cui si è molto indietro, che costano miliardi e per le quali ci vogliono almeno 5 anni di lavorazione- e non è nemmeno solo questione di elettrificare le banchine, né di costruire maxi centraline elettriche in porto -che nel caso anconetano rischierebbe di deturpare il patrimonio monumentale dell’area- il punto è anche come si produce l’enorme quantitativo di energia che deve alimentare la centralina. Al momento in Italia, ma si potrebbe dire tranquillamente anche in Europa, spiega l’inchiesta, non c’è possibilità di farlo in maniera “pulita”. La soluzione in fase embrionale è quella di parchi eolici galleggianti, per i quali come Paese siamo lontani anni luce, più per scelta che per mancanza di progetti e tecnologie. Insomma verrebbe da dire con una battuta che “è la somma che fa il totale”, se solo non ci fosse nulla da ridere. Inquadrare l’opera in un sistema complessivo che mostra più di una falla forse potrebbe far guardare tutto con maggiore lucidità. Soprattutto ora, nel bel mezzo di una crisi energetica senza precedenti.
A tirar tutti quanti fuori da impaccio ci penserà forse il ministero dell’Ambiente con il suo attesissimo pronunciamento, che intanto propone, come riporta il Corriere Adriatico mercoledì 29 aprile, di valutare la possibilità di costruire il nuovo hub crociere sulla futura penisola (altra maxi opera di cui si parla da trent’anni). Proposta già avanzata -almeno a mezzo stampa- dal sindaco Silvetti il 1 aprile scorso a cui era seguito il no del presidente Garofalo che, sempre nella giornata di mercoledì 29 aprile, rilascia al Carlino una lunga intervista di congedo: “Porto commissariato, Garofalo: «Io servitore non protagonista. Lascio uno scalo che ha visione. Basta con la politica che litiga»”. Nelle prossime ore si capirà se l’ex presidente dell’Adsp resterà come “traghettatore” fino alla nomina del nuovo presidente, come ipotizza la testata nazionale o se sarà nominato un altro commissario. Per la successione al ruolo apicale del porto da mesi circola il nome di Mirco Carloni, deputato leghista, fanese, già assessore regionale e prima ancora consigliere regionale per Marche 2020 – Area popolare (il progetto dell’ex governatore Spacca) fuoriuscito dal Pd, poi passato ad Alternativa popolare e infine al partito di Salvini.
Agnese Carnevali
Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.