Se la destra occupa il campo, è perché la sinistra lo lascia vuoto
Alcun giorni fa Andrea Nobili con un intervento al Resto del Carlino ha focalizzato una questione che merita non solo qualche ulteriore riflessione, ma forse di divenire uno stimolo ad agire con maggior determinazione. Il sindaco Silvetti si appropria di tematiche che non appaiono proprio nel programma della sua coalizione. Se fossimo un paese normale, lo vedremmo come il corretto comportamento del buon amministratore che accoglie le proposte della minoranza nell’interesse della città, ma, siccome non lo siamo, sembra più naturale pensare a un’operazione furbastra di calcolo elettorale.
Il problema, quindi, non sta nell’ambiguità in cui si muove la coalizione di centrodestra, ma nel fatto che i temi, tradizionalmente non propri, su cui cerca di sconfinare, non siano più presidiati con chiarezza dal centrosinistra. Se su problemi che riguardano lo sviluppo economico, la difesa dell’ambiente, la salute e i costi sociali, emergono posizioni incerte, spesso contraddittorie, dando il quadro di un campo della sinistra confuso e frammentario, è evidente che si possa lasciare largo spazio a manovre di piccolo cabotaggio elettorale. Ed allora è da qui che bisogna ripartire, affrontando le questioni che sono sul tavolo da subito perché I tempi per ricostruire il tessuto politico che possa riportare il centro sinistra al governo di Ancona non sono poi così ampi.
Parlando della città con le persone, si percepiscono al più in modo disordinato le carenze, ma non c’è alcuna idea di quale città vorremmo costruire, di quale sviluppo socioeconomico e ambientale perseguire, di quali tessuti sociali tessere. Se vogliamo che l’elettorato torni a percepire il centrosinistra come la vera forza del cambiamento bisogna riempire questi vuoti, ancorando le soluzioni da ricercare ai valori che hanno storicamente caratterizzato la sinistra.
Si tratta di costruire un progetto di città che sia ampiamente condiviso e partecipato, e che divenga elemento di traino per tutte le nuove energie che un processo di rinnovamento della politica possono mettere in campo. Qualcosa si sta muovendo, ma non è sufficiente. Servirebbe a mio avviso una dinamizzazione dei rapporti tra le forze politiche in campo e il primo problema qui sta nei rapporti con il maggior partito di opposizione. È evidente l’importanza della forza del PD nella coalizione da costruire, ma va aperto un confronto schietto che aiuti quel partito intanto a sciogliere le contraddizioni che su alcune questioni lo caratterizzano, e poi ad affrontare con nettezza le ragioni che hanno portato alla sconfitta, liberandosi dal peso di miti veri o presunti e aprendosi al confronto ampio, al rinnovamento necessario anche ad uscire da logiche che scaricano la colpa sugli elettori.
Serve una cesura con il passato per ricostruire relazioni e creare strumenti di ascolto, raccogliere le disponibilità dei giovani che il referendum ha messo in evidenza, sgombrare il campo da quelle sbavature di arroganza da potere, ridare ampio spazio al confronto democratico. Un impegno che deve essere comune per tutte le forze del centrosinistra per riuscire a mettere in campo idee ed energie per battere questa destra che qui come a livello nazionale è tutt’altro che imbattibile.
Massimo Pacetti
Da insegnante è stato il fondatore della CGIL Scuola provinciale e ha diretto per oltre 15 anni l’Istituto Regionale per la storia del Movimento di Liberazione.
Eletto consigliere comunale di Ancona nel 1975 come indipendente nelle liste del PCI, ha ricoperto l'incarico di assessore e vice sindaco, poi deputato, consigliere regionale e infine Assessore provinciale a Cultura, Istruzione, Formazione e Lavoro. Una lunga militanza politica, dal Pci ai Ds, di cui è stato a lungo membro della Direzione Nazionale. È stato segretario regionale di Pds e Ds, dal 1994 al 2001. Ha lasciato il PD nel 2014.