Si torna al voto: quanto rischia il governo (anche nelle Marche)
Le elezioni comunali del 24 e 25 maggio rappresentano uno snodo fondamentale per la politica, e non solo a livello locale. Andranno al voto ben 882 comuni, tra i quali 122 in centri con più di 15 mila abitanti. Tra di essi, 20 comuni capoluogo, di cui uno di regione: Venezia.
E proprio su Venezia sono inevitabilmente puntati i riflettori di questa tornata elettorale. Non solo e non tanto per le dimensioni di questo Comune di 250 mila abitanti, ma soprattutto per la risonanza a livello internazionale e per il valore simbolico a livello politico che riveste il capoluogo di una Regione fortemente caratterizzata da una lunga egemonia da parte del centrodestra, che in Laguna sta probabilmente per terminare dopo un decennio di amministrazione Brugnaro. I sondaggi danno come ampiamente favorito il candidato del centrosinistra unito Andrea Martella, senatore e segretario regionale del Partito Democratico del Veneto, esponente della corrente che fa riferimento all’ex ministro Andrea Orlando. Un rappresentante, dunque, della parte più identitaria e di sinistra del PD, che appare dalle rilevazioni demoscopiche saldamente in testa, avendo ottime chance di prevalere su Simone Venturini, assessore uscente e candidato dei partiti di governo di centrodestra (Futuro Nazionale, il partito di Vannacci, candida invece Luigi Corò).
Certamente, nel caso in cui davvero Venezia dovesse passare dal centrodestra al centrosinistra, questa sarebbe la notizia di prima pagina, un ulteriore campanello di allarme per il Governo. E rischia di non essere l’unico. Ci sono infatti altri importanti capoluoghi di provincia, che potrebbero, come Venezia, passare dal centrodestra al centrosinistra. Pistoia, per esempio, dove l’attuale sindaca ed ex vicesindaca di Alessandro Tomasi (ora approdato in Consiglio regionale dopo essere stato sconfitto da Eugenio Giani alle elezioni regionali del settembre 2025) Anna Maria Ida Celesti è sotto nei sondaggi di molti punti rispetto al candidato del centrosinistra Giovanni Capecchi, uscito vincitore dalle primarie del 12 aprile che hanno registrato una partecipazione record con quasi 10 mila votanti, e che potrebbe addirittura essere eletto già al primo turno. Non solo, anche ad Agrigento è previsto un ribaltone già al primo turno. Nel capoluogo siciliano, Capitale italiana della Cultura 2025, l’assegnazione del prestigioso riconoscimento da parte del Governo non ha portato fortuna al sindaco di centrodestra in carica Francesco Micciché. Tra disastri a livello amministrativo, bocciature della Corte dei Conti e scandali di varia natura, ha addirittura deciso di non ricandidarsi per un secondo mandato, lasciando campo aperto all’ex parlamentare Michele Sodano (classe 1989), il grande favorito di queste elezioni.
Anche nelle Marche, il centrodestra della “filiera” nazionale e regionale ha tutto da perdere. Si vota quasi esclusivamente in Comuni attualmente governati dal centrodestra, a partire dai capoluoghi Fermo e Macerata, passando per San Benedetto del Tronto e, nella nostra provincia, Senigallia e Maiolati Spontini, oltre a Cerreto d’Esi, governata dal centrosinistra, e Loreto, dove si sfidano il Sindaco uscente Moreno Pieroni, l’ex rettore Sauro Longhi e la candidata di “Loreto progressista” Anna Maria Ragaini. Basterebbe un solo ribaltone in uno quattro Comuni marchigiani con più di 15 mila abitanti che vanno al voto per trasformare queste elezioni in una sconfitta per il centrodestra. Una eventualità che non pare così remota, visto che il centrosinistra si presenta come agguerrito e competitivo ovunque, in fiducia dopo l’ottimo risultato referendario.
Il recente tour elettorale che ha visto protagonista la segretaria nazionale del PD Elly Schlein ha dimostrato una indubbia capacità di riempire le piazze che ha mandato in fibrillazione il centrodestra marchigiano. Tanto più che, mentre il centrosinistra si presente quasi ovunque unito, in molti Comuni i partiti di governo corrono separati, a sostegno di differenti candidati, in sfide dai toni accesi, in alcuni casi, come a Fermo, escludendo a priori eventuali apparentamenti al secondo turno.
Anche nella nostra provincia, mentre, per esempio, a Senigallia -città da sempre politicamente caratterizzata da una forte egemonia del centrosinistra, anche grazie alla positiva eredità delle Giunte Angeloni e Mangialardi- si è realizzata per la prima volta nella storia una amplissima unità al candidato sindaco del “campo largo” Dario Romano; a Loreto troviamo la Lega schierata a sostegno di Sauro Longhi, mentre il resto del centrodestra si orienta sull’appoggio al Sindaco uscente Moreno Pieroni.
Tra pochi giorni scopriremo se si tratta di segnali significativi, sintomatici di un vero cambiamento negli umori del Paese e della possibile fine del lungo ciclo di ampio consenso degli italiani verso Giorgia Meloni, o se al contrario la destra si dimostrerà capace di una veemente reazione dopo la crisi post-referendum, rilanciando la propria (ammaccata) credibilità come coalizione di governo.
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Foto di copertina di Manny Becerra su Unsplash
Jacopo Francesco Falà
Dottorato in Storia della Filosofia Medievale, materia che insegna all’Università Telematica Pegaso. È appassionato di politica e tenta di seguirne le vicende. Classe 1989, di Chiaravalle.