22/05/2026

La politica, oltre i tombini di ghisa


I temi della destra e i temi della sinistra: il dibattito lanciato da Andrea Nobili sulla stampa è stato ripreso sul nostro magazine prima da Massimo Pacetti, poi da Carlo Raccosta. Punti di vista diversi, diversi i punti di osservazione. Alla discussione si unisce in questa puntata Ezio Gabrielli. Chi vuole dire la sua? scrivi@anconarivistaacolori.it

 

È difficile sottrarsi al dibattito innestato da Massimo Pacetti e Andrea Nobili, e alle osservazioni di Carlo Raccosta, soprattutto per chi -come me– continua a vedere un contenuto politico perfino nella scelta del numero di passi carrabili da autorizzare in una via. E guardate che non è affatto una scelta banale. Massimo e Andrea pongono una domanda fondamentale, pur partendo da analisi differenti: qual è oggi la proposta della sinistra?

Entrambi, in modi diversi, descrivono una desertificazione della proposta politica e osservano come lo spazio lasciato vuoto venga inevitabilmente occupato da altri. Non apro qui la discussione se ci si trovi davanti a una destra pienamente “destra” o a un “centrodestra”: il punto non è questo. Carlo risponde con argomenti certamente legittimi, ma che finiscono per spostare il confronto dal tema principale. Introduce infatti due questioni classiche: la competenza e la comunicazione –lui parla di marketing.

Ma il punto è che competenza e comunicazione sono strumenti, non scelte politiche. Anche immaginando di affidarci ai migliori esperti di marketing e ai burocrati più preparati del Paese, ci ritroveremmo comunque con Giorgia Meloni al governo. Perché il nodo vero non è la qualità degli strumenti: è l’idea di società che si propone. Ed è proprio questa la domanda enorme posta da Massimo e Andrea: quale idea di città offrirà la sinistra agli elettori nella prossima tornata amministrativa?

La risposta non potrà essere semplicemente “più competenza” o “migliore comunicazione”. Personalmente non credo che Ancona sia stata persa per un deficit comunicativo o amministrativo. Ancona è stata persa, a mio avviso, per un deficit di modernità nella proposta politica. Negli ultimi anni la sinistra cittadina si è occupata troppo di ordinaria amministrazione, inseguendo –fino quasi all’aridità– il mito della “concretezza”. Ma quando la concretezza diventa l’unico orizzonte, la politica smette di progettare il futuro e si limita a gestire l’esistente.

Eppure nessuno può seriamente sostenere che le amministrazioni precedenti fossero prive di competenza. Ciò che è mancato è stato soprattutto un progetto riconoscibile di città. E senza progetto, anche gli edifici costruiti con i materiali migliori finiscono per crollare al primo smottamento. Ancora pochi giorni fa, in una chiacchierata fuori dai locali dove si celebrava l’assemblea dei Verdi, ho sentito invocare nuovamente, da parte di un dirigente invitato: “la concretezza”. Io confesso di avere qualche difficoltà con questa idea della politica ridotta ai “tombini di ghisa”.

Per le prossime amministrative credo invece che dovremmo rivendicare con orgoglio il diritto di tornare a essere progettisti più che amministratori di condominio, ben sapendo che il compito del progettista comporta responsabilità ben più grandi. Provare a riconquistare la città limitandosi a rivendicare una maggiore competenza –che peraltro gli elettori non ci hanno riconosciuto tre anni fa– e accompagnando il tutto con slogan semplicemente più efficaci, mi sembra un’ambizione modesta e poco appassionante.

Tornando ai passi carrabili, tempo fa alcuni amici che stavano vendendo un immobile in una via centrale di Ancona si lamentavano della difficoltà per gli acquirenti di ottenere l’autorizzazione. La loro idea era semplice: il passo carrabile dovrebbe essere concesso quasi automaticamente su richiesta del proprietario. Io continuavo invece a sostenere la mia vecchia convinzione: tutto è politica. Anche in quel caso occorre scegliere tra valori diversi e spesso in conflitto: privilegiare la fruibilità pedonale oppure la sosta? Le esigenze del privato oppure la riduzione del traffico automobilistico? L’accessibilità individuale oppure l’equilibrio complessivo dello spazio urbano? Ed è proprio qui il punto: nessuna competenza tecnica e nessuna strategia comunicativa potranno mai sostituire la necessità di scegliere quale idea di città si vuole costruire.

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Foto di George Pagan III su Unsplash



Ezio Gabrielli
Ezio Gabrielli

Ezio Gabrielli è avvocato. Ha iniziato il proprio percorso politico nella Rete e poi come coordinatore provinciale del Movimento Prodi. È stato consigliere comunale e assessore ad Ancona, amministratore di società di servizi pubblici e componente della segreteria provinciale dei Democratici di Sinistra tra il 2001 e il 2007, poi in segreteria comunale di Ancona. Dopo l’uscita dal Partito Democratico nel 2019, nel 2025 aderisce a +Europa.


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