12/06/2026

Letto sui giornali: la nuova estate calda di Conerobus


Si apre la seconda estate caldissima per Conerobus. Poco meno di un anno fa i primi tagli alle corse per tentare di arginare perdite e debiti dell’azienda di Trasporto pubblico locale. Questa che si sta per aprire sarà la stagione della svolta. Vivere o morire. Per parafrasare le parole del sindaco Daniele Silvetti che presentando la delibera di modifica dello statuto della società ed il suo piano di risanamento in commissione ha esordito: «Vogliamo portare alla gara europea del prossimo anno una società in salute e non una salma», riporta il Corriere Adriatico di mercoledì 10 giugno. L’operazione dovrebbe concludersi entro luglio e le premesse sembrano già di fuoco. La «resurrezione» -per citare sempre l’edizione di mercoledì del quotidiano di via Berti, che titolava: «Conerobus, ora resuscitiamo la salma una società in salute alla gara europea»– prevede il passaggio dell’azienda da controllata a partecipata, con la quota pubblica che scende dalla percentuale minima stabilita ora al 60, al 51 e l’ingresso di soci privati fino al 49 per cento. Non solo, il Consiglio di amministrazione passa da 3 a 5 membri con due a rappresentare i soci pubblici (Comune e Provincia che esprimerebbero anche il presidente senza deleghe) e i rimanenti espressione dei privati, con deleghe operative. Questo dovrebbe consentire anche la ricapitalizzazione della società. A ciò si aggiungerà anche un aumento delle tariffe dei biglietti di almeno il 10 per cento. Contestano la manovra le opposizioni, con il consigliere di Altra idea di città Francesco Rubini e quello di Ancona Diamoci del Noi Carlo Pesaresi che parlano di «privatizzazione di fatto» e Giacomo Petrelli del Pd che profetizza: «Ora sarete solo passacarte» -titolo de Il Resto del Carlino di martedì 9 giugno- riferendosi al ruolo della parte pubblica nella nuova governance. Nonostante il sindaco invochi un «Basta ideologie» e assicuri che «il Comune manterrà l’azienda», il sentore è che i rapporti di forza penderanno dalla parte degli imprenditori e delle regole di mercato più che da quella delle esigenze dell’utenza. Utenza che però, tramite il Comitato costituitosi qualche mese fa, è stata ufficialmente chiamata al tavolo con amministrazione comunale ed azienda per discutere della riorganizzazione delle corse e degli orari estivi. Il confronto definito dall’assessore ai Trasporti, Giovanni Zinni, «acceso e proficuo» deve essere stato però anche indigesto per il direttore generale, Paride Gasparini, che ha presentato le sue dimissioni, salvo poi ritirarle. La cronaca concitata degli eventi è ricostruita da Il Resto del Carlino mercoledì 10 e giovedì 11 giugno: «Svolta dopo i disagi. Il Comune apre al Comitato e “scarica” la governance per migliorare il servizio. Saranno gli utenti del trasporto pubblico a definire il nuovo piano tecnico per ottimizzare le corse ed evitare quelle sovrapposizioni viste in passato»; «Conerobus, il dg lascia poi ci ripensa». Il vertice tecnico dell’azienda deve aver vissuto il coinvolgimento del Comitato nelle scelte del servizio come un’esautorazione, così fa intendere la testata di corso Mazzini. Zinni precisa però in una nota inviata al giornale, che la decisione non ha nulla a che vedere con la stima verso Gasparini che «In questi ultimi anni ha raccolto una eredità gestionale pesantissima, ma con competenza e determinazione ha rappresentato il punto di riferimento dell’organizzazione aziendale».

La partecipazione a sedi istituzionali di un numero comunque ristretto di cittadini per quanto preparato sul tema è un fatto inconsueto, come spiega sempre il Carlino. È pur vero che il punto di vista di chi usufruisce quotidianamente del servizio e ne vive anche i disagi può ampliare le prospettive. Quello che viene da chiedersi è però quanto questa direzione sia poi coerente con l’aumento del peso dei privati all’interno dell’azienda. Se anche i dirigenti pubblici faticano a tollerare la voce dell’utenza ai tavoli, quanto potrà essere presa in considerazione dai manager delle imprese? Per il primo cittadino però non c’è altra strada all’ingresso di partner privati. «L’unica alternativa era vendere, come in passato qualcuno aveva pensato di fare», si legge sul Corriere di martedì 9 giugno. L’allusione non è esplicitata, ma si può pensare che il riferimento sia alla trattativa -durata mesi e mai andata in porto- tra Conerobus e Bus Italia. Correva l’anno 2017, i conti già erano in rosso e la sindaca Valeria Mancinelli insieme alla sua assessora ai Trasporti Ida Simonella parlavano della necessità di rafforzare la società di via Bocconi per presentarsi solidi alla gara europea. Si potrebbe discutere che in dieci anni nulla è cambiato, anzi i bilanci sono peggiorati e di gara europea (come in molti altri ambiti) non c’è traccia, ma l’operazione, seppure rimasta sempre nel campo delle ipotesi, prevedeva in ogni caso l’ingresso di un partner nazionale e di fatto pubblico, essendo Bus Italia una partecipata del gruppo Ferrovie. Si potrebbe anche aggiungere che, trattandosi di Trasporto pubblico, come altri servizi tali, dovrebbe essere garantito anche grazie ai trasferimenti statali. Risale ormai all’alba dei tempi il fatto che nel riparto nazionale alle Marche venga riconosciuta una delle quote più basse in Italia.

ANCONA CAPITALE DELLA CULTURA DELLA FILIERA
La filiera politico-istituzionale che tanto bene sembra aver funzionato nel caso della nomina di Ancona a Capitale italiana della Cultura 2028, potrebbe attivarsi anche sul fronte dei trasporti. Il riferimento è ad una delle altre notizie che hanno occupato le pagine dei giornali locali e dei social in questa settimana, tra lunedì 8 e martedì 9 giugno, ovvero le dichiarazioni del capogruppo di Ancona Protagonista (la lista del sindaco), Arnaldo Ippoliti. Lo scenario è quello della commissione Cultura di lunedì 8. In chiusura di seduta, Ippoliti dichiara: «Il merito di Ancona Capitale della Cultura 2028 si chiama Daniele Silvetti, si chiama Francesco Acquaroli, si chiama Giorgia Meloni. Se non c’era questa filiera istituzionale, per quanto questa Amministrazione abbia ben lavorato e quant’altro, non ci saremmo mai arrivati». Pensiero non estraneo a molti, ma che in pochi, anche tra i banchi dell’opposizione, hanno mai così francamente esternato. Ippoliti ha poi corretto il tiro: «complimenti poi anche alla nostra assessora fuoriclasse, Marta Paraventi che è riuscita a interpretare al meglio tutto quello che avevamo, e siamo riusciti a battere città enormi, dalla tradizione culturale importantissima», ma ormai il fianco era aperto agli attacchi. «Se davvero pensa questo, stenderei un velo pietoso», le parole di Carlo Pesaresi (Ancona Diamoci del Noi); «Un risultato, dunque, che affonderebbe le radici in motivazioni di carattere politico (qualcuno direbbe elettorali), prima che culturali, di merito, progettuali -scrive sulla sua pagina facebook la segretaria del Pd e consigliera, Federica Fiordelmondo. Siamo felici che Ancona abbia questa opportunità, ma vogliamo sperare che si sbagli sulla genesi della vittoria». Se Ippoliti ha insinuato un dubbio, l’assessora Paraventi non fuga quelli relativi a progetti, cronoprogramma e risorse, i tre temi su cui la commissione era stata chiesta proprio da Pesaresi per fare il punto. Il quadro per il consigliere resta insufficiente: «Siamo ancora al ci dobbiamo incontrare». E gennaio 2028 è dietro l’angolo.



Agnese Carnevali
Agnese Carnevali

Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.


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