Letto sui giornali: PD, il delitto perfetto
Cambiare tutto perché nulla cambi. Nelle prime settimane successive alle dimissioni della segretaria del Pd Marche, Chantal Bomprezzi, rassegnate lo scorso 9 giugno, sembra questo l’epilogo più probabile per la saga democratica. Un atto dovuto, come si suol dire in politica in queste circostanze, dopo la sequela di sconfitte subite, ma che non sembra bastare a salvare il Pd. Già dopo la debacle delle Regionali molti si sarebbero aspettati l’addio della leader dem, neanche eletta in Consiglio regionale, che ha però tenuto il punto. Poi le Amministrative, elezioni in cui il Centrosinistra ha perso ovunque nei Comuni più grandi (Senigallia, città della stessa Bomprezzi dov’era candidato a sindaco il marito, Dario Romano, San Benedetto e infine Macerata al secondo turno). Prima ancora, a dirla tutta, nel 2023, c’è stata Ancona, dove per la prima volta in settant’anni, il governo del capoluogo è andato al Centrodestra. In quel caso nessun processo alla segretaria, in carica da pochi mesi, e arrivata quando la macchina mossa dall’ex sindaca Valeria Mancinelli, che aveva sostenuto la sfidante di Bomprezzi, Michela Bellomaria, al congresso, era già avviata. Ma con le ultime Comunali è andato in scena un delitto perfetto davanti al quale anche la pervicace Bomprezzi ha dovuto alzare bandiera bianca. Ma come nel noto film hitchcockiano, il colpevole non è né uno solo né il più palese. Il «#finalmente» con cui la vice segretaria Bellomaria -a cui Bomprezzi aveva proposto il ruolo dopo averla sconfitta al congresso regionale- ha commentato le dimissioni del vertice del Pd Marche è solo l’ultimo dei segni di quanto l’esito del voto congressuale -arrivato dopo un lungo periodo di commissariamento e di altre sconfitte e dimissioni- non sia mai stato pienamente rispettato. Il momento più lampante verrà ricordato dalla stessa Bomprezzi in una lettera aperta, pubblicata prima sulle sue pagine social e poi sulla stampa locale, tra l’11 ed il 12 giugno. L’ormai ex segretaria del Pd Marche menziona quel 28 giugno 2025 quando il già eurodeputato e candidato alla presidenza della Regione, Matteo Ricci, sovverte la decisione presa da segreteria e direzione, di non concedere deroghe al divieto di terzo mandato «per i tre consiglieri uscenti acchiappa-voti Cesetti, Bora e Mastrovincenzo», scrive il Corriere Adriatico il 12 giugno. Bora deciderà comunque di non ricandidarsi, Cesetti entrerà in lista grazie al passo indietro di Francesco Giacinti, mentre Mastrovincenzo correrà direttamente nella lista di Ricci presidente. Gli «acchiappa-voti» seppur rieletti non sono bastati a far tornare a vincere il Pd e la riscossa annunciata da Ricci si è fermata al 44,44%. Ma Ricci che non è riuscito a sfondare in Regione resta nell’immaginario il record man che ha riportato le Marche in Europa, dove è effettivamente tornato, mentre Bomprezzi rimasta in patria ha sbagliato tutto. «Farò il coordinatore dell’opposizione da Bruxelles» aveva dichiarato Ricci all’indomani della partita persa nell’ottobre del 2025, ma i suoi interventi sono sembrati sporadici in questo anno scarso. Riprende però la parola dal palco del congresso provinciale di Pesaro, abbassando i toni, nonostante il duro attacco rivoltogli da Bomprezzi: «Dobbiamo tutti ringraziare la segretaria uscente Bomprezzi, perché è difficilissimo governare il Pd Marche», riporta il quotidiano di via Berti, sabato 13 giugno. «Se dal 2020 in questo territorio non si vince più, la responsabilità non può essere di una persona sola». In questo effetto déjà vu, quello che tutti vogliono scongiurare è l’arrivo di un nuovo commissario, come fu nel marzo del 2022 quando il pugliese Alberto Losacco approdò nelle Marche assicurandosi una candidatura in Parlamento proprio per le Politiche dello stesso anno, non andando, a quanto pare, molto a fondo nei problemi della sezione regionale del partito. Questo l’unico punto su cui l’intero Pd Marche pare d’accordo. Mercoledì 17 giugno il Corriere titola: «Pd in tilt, Roma serra le fila ballottaggio Terrani-Manzi». Il sindaco di Folignano e la deputata di Macerata sarebbero per il quotidiano in pole position per la guida del partito regionale. Questione che i segretari provinciali, i parlamentari e la capogruppo in Regione, Valeria Mancinelli, affronteranno a Roma in un summit col responsabile nazionale dell’organizzazione Igor Taruffi, lunedì prossimo 22 giugno. Anche il nome di Valeria Mancinelli, secondo il giornale di via Berti, circolerebbe per il vertice più alto del Pd regionale. «È la capogruppo in Regione, rappresenta la provincia più grande e l’unica dove il Pd continua a vincere», si legge. Due requisiti su tre che la accomunano alla segretaria uscente. Ci sarebbe poi quel dettaglio del capoluogo passato alla destra nel 2023 dopo dieci anni di Governo a sua firma. Il nuovo segretario o la nuova segretaria non dovrebbe però avere mire romane alle prossime elezioni, cosa che, per Giovanni De Franceschi che firma il pezzo, darebbe una chance in più a Terrani.
Mentre si attende l’eterno ritorno dell’uguale in regione, ad Ancona sembra andare in scena una sorta di gioco dell’oca. Se le dichiarazioni di qualche settimana fa della segretaria comunale, Federica Fiordelmondo, sull’istituzione dell’Area Marina Protetta della Costa del Conero, nell’iniziativa di Ancona Diamoci del Noi alla Mole, sembrava aver segnato un passo in avanti nella possibile costruzione di un campo, chiamiamolo, progressista, in città (presenti tutti i gruppi, partiti e movimenti di opposizione, rappresentati e non in Consiglio comunale), sembra già essere tornati indietro di qualche casella. All’incontro organizzato dal Pd cittadino venerdì scorso, 12 giugno, in vista delle Amministrative 2028, Altra Idea di Città, guidata dal capogruppo Francesco Rubini, dà forfait. Assente anche Progetto Marche Vive, rappresentate in Aula da Massimo Mandarano (ex Italia Viva) e Diego Urbisaglia (Ancona Futura, la lista Simonella). Mandarano e Urbisaglia non si erano presentati neanche il 3 giugno alla Mole, la giustificazione dei «motivi di salute e lavorativi» addotta in quell’occasione sembra assumere diversi connotati dopo questa seconda assenza. Soddisfatta Fiordelmondo che alla stampa ha dichiarato: «Ci siamo visti per verificare la disponibilità ad intraprendere un percorso condiviso che conduca ad un’alternativa di valore, innovativa e coraggiosa per il governo della città nel 2028», mentre Rubini ribadisce: «La nostra forza politica non è parte organica del centrosinistra, anche durante questa consiliatura guidata dal centrodestra, ha più volte espresso consistenti differenze di vedute con i gruppi consiliari di minoranza», ma lascia la porta aperta: «Comunque non c’è nessun funerale da fare ancora, non abbiamo mai detto che non siamo aperti e non vogliamo dare un’alternativa al centrodestra». E lancia anche l’iniziativa del suo movimento, un’assemblea pubblica che si è tenuta il 18 giugno, “Discontinuità, coraggio, radicalità e visione per l’Ancona del futuro”.
Agnese Carnevali
Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.