Liste di attesa: proviamo a capirci qualcosa!
In questi giorni si sta dando ampia risonanza locale agli ottimi dati pubblicati dalla Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (d’ora in poi Agenas) sulle liste di attesa nelle Marche. Un titolo a caso: “Liste d’attesa, Marche tra le migliori d’Italia: seconda per le visite specialistiche
e ai vertici anche negli esami diagnostici”. Guardando i dati sembrerebbe che nelle Marche non ci siano quasi problemi: nel primo semestre 2026 il 94,5 % delle visite è stato prenotato nei tempi giusti, percentuale che scende di poco, al 92,4%, per gli accertamenti strumentali (radiologici ad esempio). Ma allora come mai i centri privati sono pieni e noi spesso, anche nelle strutture pubbliche, paghiamo la prestazione in libera professione? Siamo tutti in quel 5-10% di sfortunati? Per capire dove sta il problema mi faccio una autointervista.
Che cosa sono le “liste di attesa” di cui tutti parlano? È così chiaro come sembra?
«In generale le liste di attesa descrivono il tempo che passa dalla richiesta di una prestazione alla data in cui la stessa prestazione viene prenotata per essere eseguita. Così definito il tempo di attesa può riguardare qualunque tipologia di prestazione sanitaria, ma nei fatti quando si parla di liste di attesa ci si riferisce alle prestazioni ambulatoriali, sia quelle di visita specialistica che di accertamento strumentale (radiologico, endoscopico, ecc.)».
Queste sono le uniche liste di attesa importanti?
«No, ci sono anche quelle per i ricoveri, quelli per avere il referto dalle anatomie patologiche, quelli per l’inserimento nelle strutture socio-assistenziali delle persone anziane, quelle per la valutazione dei minori disabili da parte dei servizi a questa deputate (le Unità Multidisciplinari dell’Età Evolutiva; UMEE) e molte altre. Si tratta, per chi li vive, di problemi ben più grandi dell’attesa per una Risonanza Magnetica, ma non riusciranno mai ad avere un impatto quantitativo pari a quello della attesa di una prestazione ambulatoriale, un fenomeno con cui in pratica quasi ogni famiglia italiana prima o poi va a “sbattere”. Per la maggioranza delle famiglie “prima” e “spesso”».
Mi spieghi un po’ come funziona il discorso delle prestazioni ambulatoriali?
«Cominciamo col dire che le prestazioni ambulatoriali possono essere prescritte solo dai medici di fiducia (medici di medicina generale e pediatri di libera scelta) e dai medici specialisti dipendenti o convenzionati attraverso la cosiddetta impegnativa. I medici specialisti possono effettuare la prescrizione per una prestazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) solo quando operano in regime istituzionale, mentre in caso di prestazione in regime libero professionale lo specialista può solo proporre la prescrizione al medico curante o farla su ricetta bianca con cui il cittadino può ottenere la prestazione in regime privato. I medici che lavorano nel privato non possono prescrivere su impegnativa né farmaci né prestazioni specialistiche e quindi trasferiscono la responsabilità della prescrizione al medico di fiducia, che viene ulteriormente gravato da compiti burocratici. La prestazione specialistica a carico del SSN (che prevede una compartecipazione alla spesa, il ticket, a meno di esenzioni per reddito, patologie o condizioni sociali come la gravidanza o una invalidità) può essere erogata da qualunque struttura (ospedale o struttura ambulatoriale) pubblica o privata accreditata con un contratto con il SSN».
Bene, il mio medico decide che ho bisogno di una visita specialistica o di un esame. A quel punto mi fa la prescrizione. E poi?
«Nell’impegnativa il medico deve indicare accanto al tipo di prestazione/i richiesta/e anche le motivazioni cliniche e la classe di priorità attribuita alla prestazione. In caso di prestazione di primo accesso l’impegnativa dovrebbe riportare la classe di priorità attribuita alla prestazione:
-Classe U (Urgente), prestazioni da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore;
-Classe B (Breve), prestazioni da eseguire entro 10 giorni;
-Classe D (Differibile), prestazioni da eseguire entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli accertamenti diagnostici;
-Classe P (Programmata), prestazioni da eseguire entro 120 giorni.
A quel punto tu chiami il CUP che in base alla prestazione e alla classe di priorità controlla se nelle agende delle strutture pubbliche e private della tua Provincia che il CUP gestisce c’è posto».
E se non trovo posto?
«Bella domanda! Se non trovi posto vieni inserito in apposite liste (chiamiamole “di garanzia”) in modo che il CUP verifica se si libera qualche posto. Insomma, ti dicono di aspettare di essere richiamati.
E se non ti richiamano?
«Purtroppo ancora succede spesso e quindi dopo un po’ hai queste opzioni: o rinunci, o paghi o vai al Pronto Soccorso».
Quanto spesso non ti richiamano?
«Probabilmente se chiami il CUP avrai la prenotazione subito o dopo un po’ nel 55-60% dei casi a seconda della prestazione».
Ma la sanità pubblica non è tenuta a darmi comunque la prestazione nei tempi giusti?
«In teoria sì, ma in pratica con questo discorso delle liste di garanzia le Aziende Sanitarie provano a cavarsela».
Torniamo a quei dati dell’inizio: come fanno a essere così buoni nelle Marche?
«Sono buoni perché le percentuali sono calcolate sulle sole prestazioni prenotate. Se tu perdi la prenotazione le statistiche perdono te!»
Ma allora le altre Regioni perché vanno peggio?
«Perché ogni Regione gestisce le agende in modo diverso e quindi è difficile sapere chi va peggio e chi va meglio».
Nelle Marche in sintesi come vanno le cose?
«Vanno sicuramente meglio che negli ultimi anni e la Regione sta facendo alcune mosse giuste e altre meno giuste. Tra quelle giuste c’è l’avere identificato un responsabile regionale motivato e competente, avere lavorato sulla gestione efficiente delle agende e avere cominciato a lavorare sulla qualità delle prescrizioni per ridurre il numero di quelle non giustificate. Tra quelle meno giuste c’è l’avere investito parecchi soldi sul privato convenzionato anziché puntare sulle strutture pubbliche».
E quindi?
«Quindi il problema rimane enorme e continueremo spesso a ricorrere a prestazioni a pagamento, magari però un po’ meno di prima».
Altro da dire?
«Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma mi limito a due cose. La prima: se uno specialista pubblico dopo una visita o un controllo prescrive qualche visita o esame, la struttura pubblica è tenuta a farmi la prescrizione e la prenotazione senza dover andare dal medico di fiducia e passare giornate al telefono. La seconda: le liste di attesa non debbono mascherare i problemi più grossi che la politica tende a ignorare come l’assistenza agli anziani e la salute mentale a tutte le età».
Claudio Maffei
Medico in pensione con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria dopo un decennio di lavoro all’Università.
Si occupa tuttora di politica sanitaria su cui pubblica contributi in varie testate nazionali e regionali.
Ama la sua città e vorrebbe contribuire a migliorarla.