Letto sui giornali: crematorio, alla fine ha scelto la politica
Alla fine ha scelto la politica. Là dove sembrava potessero farlo solo i tecnici. «Abbiamo bisogno di almeno un altro paio di ipotesi per poter confrontare e scegliere, ma dovranno essere gli uffici a indicarcele. Io non ho idea di quali possano essere, adesso non ce l’ho, perché non è una scelta politica». Così dichiarava il sindaco Daniele Silvetti, un mese fa esatto alla stampa (Corriere Adriatico, 6 settembre), intervenendo sull’ennesimo scivolone sull’impianto di cremazione. Mettere una toppa alle esternazioni dell’assessore ai Lavori pubblici, Stefano Tombolini, che aveva pronunciato le parole «area vasta» per delimitare il perimetro possibile per la realizzazione dell’infrastruttura. Troppo ristretto forse, a questo punto, era l’orizzonte di Tombolini. L’opera infatti si farà fuori provincia. A Fano. Nella struttura dove sono già operative due linee di trattamento e adeguata ad ospitarne un’altra. La notizia piomba sulle cronache sabato 3 ottobre quando la prima pagina del Corriere Adriatico titola: «Il Crematorio si farà. A Fano». Con buona pace dei tecnici -la cui parola era attesa come l’oracolo di Delfi- è stata la politica a decidere. La filiera, nonostante i battibecchi delle scorse settimane, è tornata ad agire per evitare possibili scossoni. Il quadro l’aveva tracciato del resto, sempre il mese scorso, il quotidiano di via Berti (6 settembre) in un articolo nel quale venivano delineati i retroscena politici dietro all’impasse del crematorio. I comitati certamente hanno fatto la parte del leone e lo stato di agitazione in città sul tema avrebbe preoccupato così tanto il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, in vista delle prossime Politiche e poi delle Comunali del 2028, da far muovere tutta la macchina del centrodestra. È il sindaco di Fano, Luca Serfilippi (in quota Lega) a tendere una mano al collega Silvetti e ad aprire le porte della città alla struttura di Ancona, all’interno del Cimitero dell’Ulivo, dove già dal gennaio 2017 è attivo l’impianto di cremazione che serve un totale di 25 Comuni associati (per circa 320mila abitanti) sparsi tra la provincia di Pesaro Urbino e la Romagna (Corriere Adriatico, sabato 3 ottobre). E la soluzione sul crematorio spinge la politica anche oltre la filiera. Ad essere d’accordo all’ingresso di Ancona a Fano, almeno da quanto riportato dalle testate locali, è anche il Comune di Pesaro, a guida Pd con il primo cittadino Andrea Biancani, che con la sua società multiservizi Aspes detiene il 50% delle quote di Adriacom Srl, la società che dal 2017 gestisce il doppio forno del cimitero dell’Ulivo insieme alla multiservizi fanese Aset proprietaria del restante 50%. Così dove non arriva la politica arrivano gli «affari», come più volte nel corso di questa vicenda è stata definita tutta l’operazione del crematorio, tra analisi delle richieste in ascesa di questo tipo di sepoltura e stime di incassi per il Comune. Scrive infatti sempre il Corriere domenica 4 ottobre che non c’è nessuna resistenza da parte della città di Rossini: «Fano e Pesaro non solo così si assicureranno l’utenza anconetana ma potranno evitare la concorrenza che l’impianto del capoluogo avrebbe potuto fare al loro». L’impianto, a quanto pare, rende molto bene: un «fatturato di oltre 1,6 milioni di euro nel 2025» ed un «utile, nel 2025, schizzato a oltre 600mila euro» (Corriere Adriatico, lunedì 5 ottobre).
Non resta così traccia della «battaglia di civiltà» invocata da Silvetti non più di qualche mese fa né del dare risposta a quella che è stata sempre presentata come un’esigenza sempre più pressante della cittadinanza.
A meno di non vedere presto sorgere comitati contro l’essere costretti a fare cinquanta chilometri per poter accedere alla cremazione, ad oggi negli anconetani sembra esserci più la soddisfazione di non avere un impianto sotto casa che il disagio di dover spostare le salme fuori città. E si smorza anche la battaglia della testata marchigiana che in piena estate tuonava contro il sindaco «su Bolignano tiri dritto», «inquina più una carrozzeria dell’impianto» e contro i cittadini «stizzosi» che tengono «immobile una città» (30 luglio). Se in estate sosteneva che «il futuro è questo, piaccia o no. Il mondo va in una direzione – crematorio o termovalorizzatore che sia – e opporsi significa restare indietro anni luce». Ora, in fondo, il futuro non passa di qua, ma è pur sempre dietro l’angolo. E poi gli introiti per il Comune sono garantiti, così come, sembrerebbe, i risparmi sull’opera. «Il forno a Fano è un affare si risparmierà un milione. Progetti, spesi 82mila euro», titola la “voce delle Marche” lunedì 5 ottobre. Ancona infatti entrerebbe anch’essa in Adriacom Srl attraverso la sua multiutility Ancona Servizi, che però -è notizia recente- navigherebbe in acque meno floride che in passato. Quote ed utili sarebbero così divisi equamente tra tutt’e tre le città coinvolte. Anche l’impresa fornitrice del forno la Officine Meccaniche Ciroldi per bocca della sua ad, Rossana Ciroldi, ha commentato positivamente al Corriere Adriatico del 4 ottobre la decisione, definita «ottima». Mentre resta da vedere se sarà così anche per la Ubaldi a cui era andato l’appalto per la costruzione della struttura in muratura che non servirà più, essendo già esistente a Fano.
Sembra meno disposto a dimenticare un anno di cronache e battaglie Il Resto del Carlino, che arriva con un giorno di ritardo sulla notizia e commenta: «Spesi 300mila euro e mezza città infuriata per arrivare al nulla. Le giravolte del sindaco: prima Tavernelle, poi Saline e infine Bolignano. Ha fatto arrabbiare tutti con buona pace dei suoi ai Lavori Pubblici che da due anni mezzo fanno e disfano», il titolo e sottotitolo di domenica 4 ottobre. In pagina anche un’intervista al sindaco di Fano Serfilippi, dalla quale emerge che la proposta di traslocare il forno di Ancona a Fano fosse stata avanzata a Silvetti già nel 2025. «L’impianto di Ancona verso Fano: “L’ho proposto a Silvetti un anno fa. Mi disse che aveva il sito pronto”». Nell’intervista il primo cittadino conferma quella che dovrebbe essere tutta l’operazione «Il sindaco leghista Luca Serfilippi: “L’obiettivo è quello di allargare il nostro bacino dividendo per tre”», così come descritta poi nella stessa giornata anche dalle pagine del Corriere Adriatico.
Dovrebbe, dunque, essere Ancona Servizi, la ex Mobilità e Parcheggi, società controllata al 100% dal Comune di Ancona, ad entrare in Adriacom Srl società pubblica che si occupa della gestione del crematorio di Fano. Ma sono proprio i bilanci di Ancona Servizi, nella settimana in cui si parla di un suo possibile ampliamento, a finire sotto i riflettori e sotto la lente dell’opposizione. «Il rebus Ancona Servizi. Patrimonio dimezzato e utili quasi azzerati: “Ma ora ci sarà la svolta”. La società controllata al 100% dal Comune al centro della Commissione. Gli ex manager Copparo e Luzi nel frattempo deceduti finiscono nel mirino», recitano così titolo e sottotitolo dell’articolo di mercoledì 7 ottobre de Il Resto del Carlino. Per l’opposizione a pesare sui conti anche le risorse spese per finanziare eventi e festival, quali l’Ulisse Fest. Anche il Corriere Adriatico, nella stessa giornata, titola: «Ancona Servizi nel mirino “Con voi casse dilapidate” “Ora c’è più trasparenza”. Scontro tra Petrelli (Pd), Berardinelli e il commercialista della multiservizi del Comune. Utile da 600mila a 48mila euro. Il consulente Daidone: “I maxi-ricavi vietati per legge”».
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Nella foto di copertina il cimitero dell’Ulivo di Fano. Fonte
Agnese Carnevali
Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola primaria, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.