13/03/2026

A si forma con Ri-mediare: riflessioni a margine


I due appuntamenti con la rete Ri-mediare dell’8 e 9 marzo rappresentano la prima tappa di un percorso nuovo che Ancona a Colori dedica ai suoi soci, soprattutto ai più giovani. Entrare in contatto con le realtà più vivaci del panorama sociale, culturale e politico del Paese, condividere saperi, creare reti e contatti, imparare a muoversi nel terreno dell’amministrazione dei beni comuni: in questo senso intendiamo formarci, ovvero prendere forma di uomini e donne che si impegnano per la propria comunità. A si forma è il nostro modo di dotarci di una cassetta degli attrezzi pronta all’uso. Un grande grazie ai nostri ospiti di Ri-mediare per aver tenuto a battesimo il progetto, grazie a Sineglossa per l’ospitalità, grazie ai tantissimi (oltre l’aspettativa) che hanno risposto alla chiamata. Qui Enrico Turchetti ci offre la sua restituzione personale dei due appuntamenti e ci propone di metterci alla prova con un esercizio di ibridazione

Nei giorni 8 e 9 marzo scorsi si sono svolti due incontri con alcuni dei soci fondatori della associazione Ri-mediare: il primo sotto forma di workshop, il secondo per la presentazione del libro “Essere ibridi”.
Entrambe le occasioni sono state utili a conoscere una realtà, quella della rete che offre la possibilità di confrontarsi con esperienze diverse, di contaminarsi, di “ibridarsi”.

Già dal nome è possibile farsi un’idea dello scopo della associazione: rimediare, cioè correggere gli errori di comportamento nell’affrontare un certo tipo di problema, ma anche ri-mediare, dove prevale il termine mediare, cioè trovare soluzioni condivise specie di fronte a problemi complessi.
Il concetto chiave è quello di mettere al centro la persona con le sue competenze, ma pronta a lasciarsi pervadere dalle conoscenze di altre persone con competenze e saperi diversi. Non quindi saperi verticali, cioè specialisti in una disciplina, ma competenze orizzontali nelle quali si mescolano le proprie conoscenze con quelle di altri professionisti.
Le esperienze della rete, attiva ormai da anni, confermano la bontà di questa postura nuova.

Dal mio punto di vista ne ho tratto i seguenti due punti di forza:
• Mescolare i propri saperi e le proprie competenze con altri, in modo orizzontale consente una crescita personale: conoscere gli approcci diversi di altri soggetti, ma anche i contenuti di discipline apparentemente lontane, consente di arricchire il proprio bagaglio culturale e permette di individuare connessioni altrimenti impossibili da trovare. Tutto questo produce un incremento del proprio sapere personale, non solo in termini di contenuti, ma anche di modalità di approccio e tiene insieme mondi apparentemente lontani.
• Il secondo punto, per me molto più ambizioso, è quello di fare in modo che persone “formate” in questo modo ibrido siano i soggetti preposti alla soluzione di problemi complessi.

Provo a immaginare con voi una applicazione di questo metodo di ibridazione. Immaginiamo di dover redigere il Piano Urbanistico Generale (P.U.G.) della città di Ancona, o anche solo di dover approntare un piano attuativo per la riqualificazione di un pezzo di città (un quartiere, un’area dismessa, altro): cambia la scala, ma non la modalità di approccio.
Già da tempo si è affacciata ed è diventata pratica comune l’”urbanistica partecipata”, cioè non più (non solo) una pianificazione calata dall’alto, ma un processo che vede coinvolti diversi soggetti: cittadini- utenti, proprietari di aree, associazioni di categoria, enti e associazioni di vario tipo. Un’ esperienza significativa, ad esempio, è stata fatta dal Comune di Ancona nel 2007-2008 con la predisposizione di un documento preparatorio a quello che allora si chiamava piano strategico. La redazione di quel documento vide la partecipazione di tanti cittadini, associazioni, enti. Poi l’iter di quel documento si fermò, ma vale la pena di ricordarne i contenuti e la modalità di redazione. Ecco oggi l’urbanistica partecipata non è più sufficiente; non basta questo coinvolgimento dal basso, c’è bisogno, prima ancora che ascoltare le esigenze del territorio, di mettere intorno a un tavolo competenze diverse, preferibilmente di formazione ibrida, pronte a mescolare i propri saperi. Ecco quindi che per predisporre un piano urbanistico ci sarà bisogno dell’architetto, ma anche di un esperto di ambiente, di chi si occupa di spazi e attività culturali, di mobilità dolce, di servizi alla persona, di salute, ecc. Ecco quindi che questa buona pratica diventa l’evoluzione, l’aggiornamento dell’urbanistica partecipata.

Non sarebbe male se nell’ambito della nostra associazione provassimo, a scala ridotta, a testare tale meccanismo attraverso due step: il primo passaggio è la formazione dei partecipanti attraverso lo scambio di esperienze e competenze diverse; il secondo passaggio è l’individuazione di una porzione di territorio sul quale provare una rigenerazione urbana che tenga conto delle ibridazioni descritte sopra.
Potrebbe essere un esercizio utile a farci crescere e, perché no, a fornire utili suggerimenti per l’Amministrazione del futuro.



Enrico Turchetti
Enrico Turchetti

Già insegnante di matematica e fisica al Liceo Galilei di Ancona, Enrico Turchetti è stato Consigliere Comunale dal 1993 al 2001, ricoprendo il ruolo di capogruppo prima (dal 1995 al 1998) e Presidente della Commissione Urbanistica poi (dal 1998 al 2001); Assessore ai Lavori Pubblici dal 2001 al 2006 e Assessore all’Urbanistica dal 2006 al 2009.


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