Ci eravamo lasciati con la scoperta di un passato quasi nascosto –il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici del comune di Ancona– ed ora ci avventuriamo alla ricerca di buone idee per un futuro ancora tutto da scrivere. Non che finora non sia stato fatto niente per rendere la nostra città più resiliente al cambiamento climatico, ma la sfida che ci attende è di una portata tale che le misure da adottare rientrano in una scala ben superiore.

Vale la pena allora guardarci intorno, per capire cosa è stato fatto da altre parti, per prendere spunto e adattarlo alle nostre esigenze. Proprio come Ancona dovrà adattarsi ai cambiamenti climatici. La prima questione, preliminare direi, sulla quale riflettere è che seppure una città come Ancona nel suo insieme contribuisca poco al cambiamento climatico –sia in termini assoluti che relativi rispetto al livello di emissioni globali, (ma questa non va intesa come un’assoluzione dall’avere comportamenti responsabili)–, ogni singola città può svolgere un ruolo potenzialmente fondamentale nel proteggere i propri cittadini dagli impatti dei cambiamenti climatici. Da qui l’urgenza di attuare misure di adattamento che, va da sé, non attenua l’urgenza di politiche di mitigazione (anche a livello cittadino).

Vi è una vasta gamma di azioni che una città può intraprendere per affrontare i rischi climatici e migliorarne la resilienza, che spaziano dalla pianificazione urbana, all’adozione di adeguati sistemi di governance, alle innovazioni fisiche, infrastrutturali e tecnologiche, alle soluzioni basate sulla natura (“nature-based solutions”), ai sistemi di allarme rapido (“early-warning systems”), ai cambiamenti delle conoscenze, delle coscienze e dei comportamenti

Tutte queste azioni nel loro insieme mirano a mitigare i rischi legati al clima minimizzando l’esposizione della comunità, riducendo la vulnerabilità sia delle persone che del territorio, e migliorando la capacità di adattamento a livello infrastrutturale.

Passare in rassegna tutte le misure necessarie è impresa ardua; pertanto, mi focalizzerò solo su alcune di queste. Per una trattazione più esaustiva ed approfondita rimando al rapporto Urban Adaptation in Europe dell’Agenzia Europea dell’Ambiente che fornisce una panoramica delle opzioni disponibili e presenta esempi a livello europeo ed internazionale, analizzando quali sono le misure di adattamento più efficaci nei diversi contesti.

Soluzioni basate sulla natura
Misure particolarmente interessanti riguardano le cosiddette “Nature-based solutions” (NBS – soluzioni basate sulla natura). Le NBS sono una serie di azioni ispirate, supportate o letteralmente copiate dalla natura che hanno lo scopo di proteggere, gestire in maniera sostenibile o ripristinare degli ecosistemi naturali fornendo al contempo benefici ambientali, sociali ed economici.
Le NBS sono sempre più utilizzate nelle città europee, con una gran parte dei piani d’azione locali per il clima che includono tali misure. Esempi di queste misure riguardano ad esempio il mantenimento, il ripristino e la creazione di nuovi parchi e foreste urbane, il miglioramento della gestione delle acque urbane attraverso misure di ritenzione naturale dell’acqua e l’inverdimento degli edifici (ad esempio tramite tetti e facciate verdi). L’adozione di queste misure è volta alla creazione di una serie di servizi ecosistemici tra i quali ad esempio il miglioramento della qualità dell’aria, la regolazione del microclima urbano, il contenimento delle isole di calore in città (grazie all’effetto rinfrescante dell’ombra della vegetazione e dell’evaporazione dell’acqua), la regolazione dei flussi idrici (ad esempio, riducendo i rischi di inondazioni e siccità grazie alla ritenzione idrica e al rallentamento del deflusso), la conservazione della biodiversità e l’assorbimento di gas climalteranti. Allo stesso tempo però forniscono anche vantaggi e benefici per il benessere umano contribuendo alla fornitura di opportunità di svago e al miglioramento della qualità della vita e della salute.

Verde e Foreste urbane
Tra queste misure, una particolarmente importante riguarda il verde e le foreste urbane. Ancona, anche rispetto ad altre città della stessa dimensione, sembra avere la grande fortuna di essere attraversata da parchi e spazi verdi di notevole dimensione, immersi nella città, nei quali amiamo passeggiare e giocare come il Parco del Cardeto o la Cittadella. Oltre naturalmente a quel polmone verde rappresentato dal Monte Conero. Nonostante questo, il livello del verde urbano è ben al di sotto di quello di cui ci sarebbe bisogno. Tale dato tra l’altro è in linea con la situazione a livello nazionale. Secondo il Report Foreste 2023 di Legambiente, infatti, il verde nelle città italiane non se la passa benissimo, con una media di appena 24 alberi ogni 100 abitanti. Secondo il rapporto ‘Ecosistema urbano 2023 di Legambiente e Ambiente Italia che valuta le performance ambientali di 105 capoluoghi di provincia, Ancona si posiziona al 35° posto per la presenza di verde urbano. Tuttavia, la nostra città è una delle poche per le quali non è presente il dato sul numero di alberi ogni 100 abitanti. In questa classifica nelle prime posizioni vi sono Modena (117/100ab), Cremona (99/100ab) e Trieste (95/100ab).
Nei contesti urbani gli alberi rappresentano un elemento di vitale importanza perché favoriscono l’approvvigionamento dell’acqua, incrementano la permeabilizzazione del suolo, accolgono e favoriscono la biodiversità, riducono l’effetto “isola di calore” e trattengono gli inquinanti atmosferici. La presenza di alberi e di foreste urbane inoltre favorisce l’abbassamento delle temperature nel periodo estivo e contribuisce all’assorbimento di CO2. È per tutti questi motivi che le foreste urbane e periurbane avranno negli anni a venire un ruolo centrale nell’adattamento ai cambiamenti climatici, il cui valore va dunque ben al di là dell’estetica. Si pone così la necessità di un impegno istituzionale per una pianificazione più solida, non solo a livello di governo locale ma anche a livello regionale e nazionale, al fine anche di dare piena applicazione alla Legge 10/2013 “Nuove norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, con l’obiettivo di colmare questo vuoto rappresentato dalla penuria di verde urbano, in Ancona così come in molte altre città italiane.
Gli alberi ai bordi delle strade, gli alberi nei parchi e nei giardini, gli alberi nei cortili condominiali o nelle scuole non devono essere concepiti come piccole isole separate, ma vanno inseriti in modo organico in un piano di infrastrutture verdi che li colleghi in modo organico così da valorizzare la  loro funzionalità ecosistemica e garantire l’amplificazione dei benefici che apportano alle comunità urbane Il verde urbano andrebbe dunque inteso come la spina dorsale dell’infrastruttura verde che collega il paesaggio urbano con le aree rurali circostanti. E su questo c’è molto lavoro da fare ancora ad Ancona.
Di esempi virtuosi, ovvero di città che hanno adottato strategie per espandere le “cinture verdi” o i “corridoi verdi” che vanno dalla periferia al centro, ce ne sono molti. Un esempio è rappresentato dalla città di Stavanger in Norvegia che attraverso il progetto UnaLab mira a migliorare l’integrazione della natura nella città. Un altro esempio virtuoso è quello di Vitoria-Gasteiz nei Paesi Baschi, diventata una delle città più verdi di tutta la Spagna, a seguito della creazione già a partire dagli anni ‘90 di una cintura verde che coinvolge soprattutto i quartieri svantaggiati ideata principalmente come misura di adattamento. Ma anche città dell’Europa centro-orientale come Bratislava e Budapest si sono dotate di piani specifici per diventare più verdi estendendo la superficie delle foreste urbane. 

Alberi sui tetti
Altre città stanno espandendo il verde urbano nelle aree più densamente costruite e popolate tramite la creazione di giardini tascabili (pocket parks), facciate e tetti verdi negli edifici. La Germania sta diventando leader in tutta Europa e nel mondo per la realizzazione di tetti verdi, ovvero coperture per edifici rivestite di vegetazione, tramite soprattutto un programma di incentivi economici. I benefici sono molteplici, in quanto questa misura contribuisce a migliorare l’assorbimento dell’acqua piovana, raffreddare gli edifici, migliorare la qualità dell’aria oltre che promuovere il benessere pubblico.
I comuni hanno svolto un ruolo significativo nel promuovere queste misure attraverso la loro inclusione nei piani di sviluppo locale e avviando programmi di finanziamento mirati, spesso incentrati su quartieri specifici o addirittura su intere città. Ad oggi, una gran parte delle città tedesche ha reso obbligatorio l’inserimento di tetti verdi. In città come Monaco, Stoccarda e Berlino, la politica dei tetti verdi è obbligatoria per tutti i nuovi edifici con tetti piani superiori ad una determinata metratura e con pendenze inferiori ad una certa inclinazione. Queste politiche forse andrebbero coordinate a livello nazionale (se non altro per la necessità di fondi adeguati), ma perché non iniziare a farci un pensierino anche da noi?

 

Foto di Ricardo Gomez Angel su Unsplash