Il classico modello di quadripartito di centro-sinistra anni settanta che anche ad Ancona governava il Comune entra in crisi sul finire del 1975. A livello nazionale si erano moltiplicate dopo le elezioni amministrative del 1973 le giunte governate dalla sinistra e stavano sorgendo governi “di larga intesa” in cui il PCI, sulla base di un programma concordato, entrava in maggioranza ma non nell’esecutivo. Un’esperienza di questo tipo era in atto anche nella Regione Marche. Ad Ancona in questo contesto emergono le difficoltà della giunta guidata dal Democristiano Alfredo Trifogli che deve scontare un forte contrasto interno al suo partito, dovuto alla sconfitta subita dalla DC sul PRG in seguito alla quale il sindaco aveva dovuto accettare uno strumento urbanistico del tutto diverso da quello voluto dalla maggioranza del partito e da vasti settori economici ad esso collegati.
A questo si aggiungevano le insoddisfazioni degli alleati PSI e PRI, scontenti della inadeguatezza con cui procedeva la ricostruzione dopo il terremoto e delle divisioni che paralizzavano l’esecutivo. Il PSI avverte il pericolo di una possibile situazione di stallo che potrebbe generare una perdita di consenso per l’intera maggioranza e decide, dopo alcuni incontri infruttuosi con la DC, di aprire ufficialmente la crisi, facendo dimettere i propri assessori. Si apre uno scenario abbastanza confuso e complesso che determina un turbinio di incontri tra tutte le forze politiche all’interno delle quali emergevano posizioni contrastanti. La DC divisa, il Sindaco Trifogli arroccato ma fiducioso di riportare il PSI all’ovile, il PSI a sua volta convinto della necessità di un cambiamento (anche per avere più voce in capitolo), il PRI a rivendicare quel ruolo primario che storicamente aveva avuto in città.
Al di fuori c’era il PCI, il cui gruppo rappresentava più di un terzo del Consiglio, che vedeva aprirsi un vasto campo di opportunità. Gli incontri tra le forze politiche si susseguivano, dopo numerose prese di posizione pubbliche, per vincere le resistenze della DC, finalmente a dicembre 1975 viene convocato il consiglio comunale nel quale si pone ufficialmente la proposta di allargamento della maggioranza per portare allo scoperto le posizioni dei vari partiti. Risultato: nessuna possibilità di intesa in maggioranza e totale preclusione della Dc ad un coinvolgimento del PCI. Uno stallo totale.
Come spesso accade in queste situazioni, si cercano soluzioni ricorrendo ad una “diplomazia parallela”. Ero capogruppo del PCI e con Saverio Pesce, altro consigliere comunista, invitammo a cena al vecchio “Roma e Pace”, dopo la seduta del consiglio comunale, Napoleone Cagli e Rodolfo Baldelli, rispettivamente capogruppo e segretario provinciale del PRI. C’era con loro un rapporto di reciproca stima e da lì cominciammo ad ipotizzare il cambio di maggioranza con l’ingresso del PCI. Sapevamo che l’operazione avrebbe provocato malumori dentro ai partiti, PCI compreso, ma eravamo convinti che quella fosse la strada da percorrere. Gli incontri continuarono e cominciammo a ragionare su come realizzare un cambio di rotta diverso dal modello regionale e quindi senza DC. I repubblicani, in particolare Cagli, erano molto convinti, ritenendo logorato il rapporto con la Democrazia Cristiana, ma non si fidavano del PSI, nel quale prevaleva la linea di Tiraboschi che prevedeva un sindaco socialista e un coinvolgimento esterno del PCI. Furono ripetuti i tentativi di Tiraboschi nei confronti dei segretari provinciale e regionale del PCI di bloccare l’iniziativa che ormai si stava concretizzando. L’ostinazione del sindaco Trifogli a difesa del suo operato e la chiusura totale a qualsiasi rapporto con il PCI portava avanti dalla DC provinciale dominata dalla destra del piduista Cerioni, di fatto rendevano ancora più forte la posizione del gruppo consigliare del PCI.
La svolta conclusiva avvenne dopo un incontro con il segretario regionale repubblicano Burattini, in cui maturò la proposta di una giunta con la partecipazione diretta del PCI guidata da un sindaco repubblicano. Un ultimo ostacolo da superare era quello relativo alla decisione che per statuto doveva assumere l’istanza comunale del PRI dominata da Monina, da sempre fiero anticomunista. Alla fine però prevalse l’idea di un ritorno del PRI alla guida della città.
I tentativi di fermare questa nuova prospettiva politica in città furono tanti. Particolarmente significativo e curioso fu il fatto che avvenne la stessa sera del Consiglio Comunale. In concomitanza su RAI 1 andava in onda la trasmissione “Tribuna politica” con ospite l’on La Malfa. Alla trasmissione era stato invitato, cosa mai successa prima, guarda il caso, Dario Benni jr., direttore del Corriere Adriatico, il quale chiese a La Malfa se era al corrente di quello che succedeva ad Ancona. La Malfa tuonò che mai e poi mai si sarebbe costituita una giunta con i repubblicani senza la DC.
Dopo mezz’ora il consiglio comunale approvava il documento che sanciva la alleanza tra PCI,PSI,PRI, in seguito si aggiungerà il PSDI.
Nasceva in Ancona di un governo di centro-sinistra… senza centro.
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Foto di copertina tratta dal sito della Fondazione Luigi Einaudi
Massimo Pacetti
Da insegnante è stato il fondatore della CGIL Scuola provinciale e ha diretto per oltre 15 anni l’Istituto Regionale per la storia del Movimento di Liberazione.
Eletto consigliere comunale di Ancona nel 1975 come indipendente nelle liste del PCI, ha ricoperto l'incarico di assessore e vice sindaco, poi deputato, consigliere regionale e infine Assessore provinciale a Cultura, Istruzione, Formazione e Lavoro. Una lunga militanza politica, dal Pci ai Ds, di cui è stato a lungo membro della Direzione Nazionale. È stato segretario regionale di Pds e Ds, dal 1994 al 2001. Ha lasciato il PD nel 2014.