Fare o non fare la raccolta differenziata: è davvero così importante il contributo di un singolo cittadino? Quanti di noi, di fronte ai cassonetti colorati, si sono fermati a riflettere se il proprio sforzo, per quanto diligente, faccia davvero la differenza? Da una parte, il senso di responsabilità verso l’ambiente e la collettività ci spinge a fare la cosa giusta; dall’altra, la sensazione di impotenza ci fa chiedere se il nostro impegno individuale, in un sistema spesso imperfetto, abbia un reale impatto. Alcuni potrebbero pensare che, più che l’impegno individuale, siano soprattutto i produttori a dover fare la loro parte, ripensando materiali, imballaggi e processi, per limitare alla fonte ciò che diventerà rifiuto. In fondo, una raccolta differenziata impeccabile perde valore se i materiali riciclati non trovano nuovi utilizzi, o se i prodotti vengono concepiti come “usa e getta”, destinati inevitabilmente al cestino.
Ecco allora che emerge un dilemma etico non banale: l’impegno per la raccolta differenziata è solo una “goccia nell’oceano”, oppure rappresenta un atto di consapevolezza, una piccola rivoluzione silenziosa che, moltiplicata per ogni cittadino, può davvero cambiare le cose?
Per rispondere a questo dilemma è utile partire dai casi concreti: osservare come viene fatta la raccolta differenziata ad Ancona, con numeri e statistiche alla mano. Questo ci permetterà poi di ampliare lo sguardo, per trarne considerazioni più precise anche a livello generale.
Ancona e la raccolta differenziata: numeri e sfide
Il dato da cui partire è che la città di Ancona, secondo i dati rilasciati da AnconAmbiente, ha raggiunto il 65% di raccolta differenziata nel 2023. Ciò significa che ogni 100 kg di rifiuti prodotti, 65 kg vengono raccolti separatamente in modo da poter essere avviati al riciclo o al recupero. Questo risultato, salutato come una conquista, rappresenta un chiaro miglioramento rispetto agli anni precedenti (55% nel 2017) e testimonia una crescente consapevolezza ambientale, con i cittadini più attivamente coinvolti e le istituzioni impegnate a implementare politiche gestionali più efficienti e mirate.
Il raggiungimento di questo obiettivo allinea Ancona alla normativa nazionale che, con il Decreto Legislativo 152/2006, impone a tutte le amministrazioni comunali il 65% di raccolta differenziata come obiettivo minimo.
Nonostante il buon risultato, però, la città si trova ancora ad una fase intermedia, soprattutto se paragonata ad altre città italiane simili per dimensione.
Confronto con altre città e regioni italiane
In Emilia-Romagna, per esempio, città come Ferrara o Parma hanno raggiunto tassi di raccolta differenziata tra il 70% e l’80%, grazie a politiche più incisive e strutturate, che includono incentivi economici per i cittadini virtuosi, il compostaggio domestico e campagne di sensibilizzazione più mirate. A livello regionale, l’Emilia-Romagna è anche una delle regioni con le percentuali più alte di raccolta differenziata, grazie all’efficienza del sistema e alla responsabilità estesa dei produttori.
Ancona, quindi, pur migliorando rispetto al suo passato, non è ancora ai livelli di queste realtà. La sfida per la città rimane quella di ridurre i rifiuti complessivi, gestire in maniera più efficiente i rifiuti ingombranti e incentivare ulteriormente pratiche come il compostaggio domestico.
Un contesto nazionale ed europeo in evoluzione
A livello nazionale, il Rapporto ISPRA sui rifiuti urbani 2023 rivela che in Italia, nel 2022, la produzione di rifiuti è scesa del 2,1%, con un lieve calo dovuto a una minore attività produttiva e di consumi. Contemporaneamente, la percentuale di raccolta differenziata ha continuato a crescere, toccando il 65,5%, con incrementi significativi soprattutto nelle aree che hanno attuato politiche di raccolta porta a porta. Tuttavia, la gestione dei rifiuti in Italia è ancora caratterizzata da ampie differenze regionali con un forte divario tra Nord e Sud.
Nel 2022, la regione Marche ha ottenuto un tasso di raccolta differenziata pari al 64,3%, con un miglioramento continuo negli anni. Nonostante i progressi, la regione è ancora al di sotto della media nazionale (65,5%) e lontana dalle punte di eccellenza che si registrano in altre aree italiane, come il Veneto (76,2%), la Sardegna (75,9%) e l’Emilia-Romagna.
Naturalmente la situazione regionale influisce su quella del capoluogo ma allo stesso tempo è da essa influenzata.
Inoltre, il raggiungimento dell’obiettivo del 65% di raccolta differenziata da parte di Ancona è solo un primo passo. A livello europeo, infatti, le normative sono sempre più stringenti. Il “Pacchetto sull’economia circolare” in particolare, ha fissato l’obiettivo di ridurre al minimo i rifiuti e di portare il tasso di riciclo al 75% entro il 2030. Le direttive europee stanno spingendo verso un modello di economia più circolare, che non si limiti solo al riciclo, ma promuova la riduzione dei rifiuti alla fonte e il riutilizzo, anche attraverso misure che obblighino i produttori a ripensare i propri processi e imballaggi.
La Direttiva Europea 2008/98/CE ha infatti introdotto il principio della “responsabilità estesa del produttore”, che obbliga le aziende a farsi carico della gestione dei rifiuti derivanti dai loro prodotti una volta che sono diventati rifiuti. Questo si traduce in un impegno a progettare prodotti e imballaggi facilmente riciclabili o riutilizzabili, un cambiamento che potrebbe essere fondamentale per ridurre la quantità di rifiuti destinati alla discarica. Ancona, come molte altre città italiane, dovrà affrontare queste sfide anche a partire dalle proprie politiche locali di gestione dei rifiuti.
Le prospettive per il futuro
Per allinearsi agli standard europei e migliorare ulteriormente la sostenibilità del ciclo dei rifiuti, Ancona dovrà investire in diverse direzioni. Primo, estendere il porta a porta a tutte le frazioni e i quartieri meno serviti, inclusi quelli periferici, dove la raccolta differenziata è ancora parziale o non completamente attuata. Secondo, l’educazione continua della cittadinanza è fondamentale per ridurre le “zone grigie” del sistema, dove il corretto smaltimento non viene rispettato. Le campagne di sensibilizzazione dovranno essere più incisive, soprattutto nelle scuole e nelle aree con bassa partecipazione.
Terzo, investire in tecnologie avanzate per la raccolta e la selezione dei rifiuti, come i sistemi intelligenti che già si vedono in città modello come Milano o Treviso. Questi sistemi consentono di monitorare i conferimenti, premiare i comportamenti virtuosi dei cittadini e migliorare l’efficienza del riciclo. Ad esempio, l’utilizzo di cassonetti intelligenti che, tramite sensori, segnalano quando sono pieni e ottimizzano i percorsi di raccolta.
Resta da vedere come Ancona affronterà questi ostacoli e se riuscirà a trasformare i risultati raggiunti in un punto di partenza per una gestione dei rifiuti più moderna e sostenibile, capace di competere con le migliori realtà italiane ed europee.
Conclusione
Torniamo alla domanda che ci eravamo posti: la raccolta differenziata da parte di un singolo cittadino è davvero solo una “goccia nell’oceano” o può fare la differenza? In apparenza, il contributo individuale potrebbe sembrare insignificante. Tuttavia, i numeri ci dicono una storia diversa. A partire dal 65 % di raccolta differenziata raggiunto ad Ancona nel 2023, possiamo vedere come l’impegno individuale, moltiplicato per migliaia di persone, possa diventare una forza collettiva capace di cambiare le cose, se ben indirizzata e gestita da un sistema istituzionale funzionante.
La gestione dei rifiuti è una sfida che richiede un impegno strutturato e collettivo, ma che non può fare a meno della responsabilità individuale.
Il raggiungimento del 75% di riciclo entro il 2030, come impone la normativa europea, è ancora un traguardo lontano, ma è possibile. Per riuscirci, non basta il gesto del singolo: è necessario un sistema che faccia leva su politiche efficaci, sul ripensamento dei processi produttivi e sul coinvolgimento di ogni cittadino, ma anche delle aziende e delle amministrazioni locali. Le sfide sono ancora tante, ma ogni piccolo contributo può spingere la bilancia verso un futuro più sostenibile.
Se vogliamo davvero parlare di cambiamento, è fondamentale capire che la raccolta differenziata è più di un semplice obbligo e più di una semplice illusione: è un atto di responsabilità verso l’ambiente, una presa di coscienza che, se abbracciata in modo diffuso, può dare forma ad un cambiamento concreto. Ogni rifiuto correttamente differenziato oggi è una risorsa per domani, a patto di comprendere a livello di sistema che la raccolta differenziata non legittima a produrre più rifiuti.
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Foto di copertina di Roberto Sorin su Unsplash
Ruben David
Ruben David lavora presso l’Ufficio legislativo di un gruppo parlamentare, dove si occupa di clima, ambiente ed esteri — i suoi principali ambiti di specializzazione. Su questi temi ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università di Trento. Nel corso della sua carriera ha lavorato per think tank, enti e centri di ricerca, tra cui il CMCC e l’ISPI. Ama il mare e sogna, un giorno, di imparare a fare l'orto e andare in barca a vela.