Biomimetica: come natura suggerisce. Intervista alla prof. Carla Langella
La scorsa settimana abbiamo introdotto il concetto di ecodesign, un approccio che si ispira alla natura per risolvere problemi complessi in modo sostenibile. Il tema è stato di recente esplorato nel corso di perfezionamento “Eco Design. Modelli e strategie progettuali ispirati alla natura per l’innovazione sostenibile”, ospitato dal DiSVA-UnivPM, in cui docenti di varie discipline hanno condiviso le loro esperienze e ricerche. Nella conversazione della scorsa settimana con Valentina Rognoli, professoressa associata al Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, abbiamo chiarito meglio il concetto di ecodesign, passato in rassegna qualche esempio concreto di prodotti creati seguendo questo approccio e in conclusione la prof. ci ha lasciato una interessante riflessione sul futuro del design, non più solo ricerca del bello e del pratico, ma anche a tutti gli effetti materia chiave nella transizione verso un’economia più circolare e sostenibile. Questa settimana affrontiamo invece il tema della biomimetica, facendoci aiutare da Carla Langella*, professoressa associata di Disegno Industriale alla Federico II di Napoli.

Cos’è la biomimetica e cos’ha a che fare con l’architettura e il design?
«La biomimetica è la disciplina che si propone di trasferire qualità e funzionalità biologiche al progetto di artefatti. Mi occupo di biomimetica da tantissimi anni. Nel 2006 ho fondato l’Hybrid Design Lab, un laboratorio di ricerca, sperimentazione progettuale e didattica dedicato alle collaborazioni mutuali tra Design e Bioscienze, con particolare attenzione alla biomimetica e al Design di materiali sostenibili. Nel lab i designer incontrano biologi, fisici, ingegneri, medici per sviluppare progetti per aziende, istituzioni o associazioni culturali. Sviluppiamo progetti con approccio top down, cercando soluzioni in natura a problemi che emergono nella società contemporanea».
Può farci qualche esempio di progetti e/o ricerche sulle quali sta lavorando?
«Di recente abbiamo sviluppato un kit biomimetico per il plogging in spiaggia, uno sport che integra il movimento con la raccolta di rifiuti. Oppure partiamo dalla natura e in particolare da organismi studiati dai nostri partner biologi per studiare artefatti biomimetici che valorizzino le conoscenze biologiche. Questo approccio, definito bottom up è quello che abbiamo usato nelle nostre ricerche sulle diatomee con Mario De Stefano o sugli echinoidi con Valentina Perricone, Daniela Candia Carnevali e Michela Sugni».

Quali sono le opportunità e i limiti della biomimetica dell’ecodesign oggi?”
«Non è detto che la biomimetica offra soltanto soluzioni ambientalmente più sostenibili, dipende da come la si applica. Ma certamente nessun contesto è più attendibile della biologia nell’illustrare i modi migliori di produrre nel rispetto dei delicati equilibri ecosistemi. La cultura del progetto deve guardare al modo in cui la natura gestisce i cicli di vita, dunque la generazione, la crescita, i consumi di materia ed energia, fino alla fine ed alla reintegrazione nei cicli naturali. Questi modi nella biomimetica diventano riferimenti progettuali per proporre processi produttivi e prodotti ecologici e strategie per il recupero delle risorse».
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*Carla Langella è Architetto, Professore Associato di Disegno Industriale presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove insegna User Experience Design e Disegno Industriale. Dal 2006 ha fondato e coordina l’Hybrid Design Lab, laboratorio di progetto e ricerca dedicato alle relazioni mutuali tra design, tecnologie e scienze con particolare attenzione alla sperimentazione all’applicazione delle neuroscienze al design di esperienze culturali mediate da tecnologie digitali. Ha prodotto oltre cento pubblicazioni, tra cui paper scientifici, contributi su libri, atti di convegno e monografie su queste tematiche.
Agnese Riccardi
Agnese è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche, specializzata in scienze sociali marine. Si occupa di progetti di conservazione e ripristino degli ambienti marini con una forte componente di coinvolgimento degli stakeholder.