Capitale della Cultura: Ancona non può correre da sola
C’è attesa in vista del 26 febbraio, quando si terrà l’audizione pubblica presso il MiC: a distanza di 5 anni, Ancona ci riprova e sogna di diventare Capitale della Cultura italiana.
Un’ora di tempo in totale: trenta minuti per esporre il progetto e trenta minuti per rispondere alle domande della Giuria, una commissione composta da sette esperti, presieduta dal direttore di Adnkronos Davide Maria Desario e che vede, tra gli altri, lo storico dell’economia Stefano Baia Curioni, già Presidente della Giuria nel 2021, quando ad Ancona venne preferita Procida.
Saranno di certo giornate intense nelle quali riflettere sulla presentazione, su come convincere i giurati a preferire Ancona rispetto a Catania (una tra le favorite), Forlì, Tarquinia, e le altre.
Carlo Pesaresi in un recente articolo ha già detto tutto ciò che si può dire sulla candidatura anconetana, ovvero molto poco, dato che, differentemente da altre proposte, non è stato pubblicato il dossier di candidatura nella sua interezza, con i vari progetti e le strategie da mettere in campo.
Mi unisco ovviamente al supporto, anzi al tifo vero e proprio: tutti i marchigiani devono o dovrebbero auspicare una vittoria di Ancona. Abbiamo visto nel 2024 quanto è stato importante per l’intera Regione il ruolo svolto da Pesaro come Capitale della cultura, con i tanti eventi, le mostre, i concerti. Opportunità se non altro di fruizione di alto livello a poca distanza da casa, oltre che grande volano per il turismo. Sono scontati anche i complimenti alla Giunta comunale e alla direzione di candidatura: arrivare in finale non era affatto scontato, con 23 città partecipanti assai agguerrite. Basta pensare, proprio di recente, ad altri Comuni come Senigallia che, dopo aver espresso la volontà di partecipare alla selezione, non sono riusciti nemmeno a costruire il dossier rinunciando poi alla fine a concorrere.
Mi permetto tuttavia alcune osservazioni. Questa di Ancona è parsa un po’ come una corsa solitaria. Oltre allo scarso coinvolgimento di operatori e associazioni culturali, è mancata un po’ la presenza del territorio, in particolare quello provinciale. Bene il protagonismo di ANCI Marche, ma credo che sarebbe stato un elemento qualificante e un valore aggiunto significativo il rendere collettiva una candidatura che tenesse insieme anche l’anconetano. Contestualmente, Ancona si propone anche come Capitale del Mare 2026, partecipando al bando costruito (per la verità in gran fretta) dal Ministero per le Politiche del Mare. E sembra in effetti, come spesso accade nella sua storia, guardare più al mare che non all’entroterra.
Mi sembra un errore, però, non aver seguito le orme del dossier di Pesaro che è diventata Capitale della cultura 2024 non solo per gli indubbi meriti del project manager Agostino Riitano (affermato manager culturale che ha costruito, tra le altre, anche la vittoria di Procida 2022), ma anche per aver messo in campo l’iniziativa “50×50 Capitali al quadrato”: ogni Comune della provincia di Pesaro e Urbino è stato Capitale della Cultura per una settimana, diffondendo i benefici di questo riconoscimento su tutto il territorio provinciale.
Una buona pratica, di successo, utile anche ai fini della vittoria nella competizione con le altre città. Speriamo che qualcosa di simile possa essere pensato e declinato anche da noi non appena, entro il 27 marzo, come auspichiamo, Ancona diverrà Capitale 2028.
Jacopo Francesco Falà
Dottorato in Storia della Filosofia Medievale, materia che insegna all’Università Telematica Pegaso. È appassionato di politica e tenta di seguirne le vicende. Classe 1989, di Chiaravalle.