26/06/2026

Capitale della Cultura, troppe domande attendono ancora una risposta


Caro Diario,
qualche giorno fa, su mia richiesta, si è riunita la sesta commissione consiliare, quella che si occupa di politiche culturali (qui potete vedere la registrazione integrale). Oggetto della seduta è stato il punto sul percorso che porterà Ancona a Capitale della cultura italiana nel 2028.
A dire il vero, nonostante il can can mediatico, in consiglio comunale non si è mai fatta un’analisi e una discussione sul dossier che ha portato al riconoscimento, sui progetti da mettere in campo, sulle tappe di avvicinamento, sugli impegni economici da assumere. E questo lo considero non solo sbagliato, vista l’importanza dell’argomento, ma francamente anche un po’ lesivo della funzione e del ruolo dell’Aula. Ma tant’è.

Il dossier (potete scaricarlo qui) prevede un programma molto intenso di eventi e iniziative, con un budget consistente da reperire per sostenere tutte le attività di ben 7 milioni di euro. Un’organizzazione molto complessa da mettere in piedi, dunque, e una governance tutta da definire tra i soggetti che sostengono il progetto (in primis Comune, Regione, Università e ANCI). Contribuiscono poi alla ricchezza del progetto i numerosi interventi sul patrimonio materiale della città oggetto di diverse tipologie di investimenti, dal PNRR ai fondi per il terremoto, dal Piano Città con il Demanio ai mutui contratti dall’amministrazione.
Parliamo, per capirci, del Palazzo degli Anziani, della Casa del Capitano, della Pinacoteca, di Porta Pia, del Museo di Ateneo a Villarey, della Biblioteca, del Museo della Città, della Mole, del Palazzo della Provincia con l’Univpm City Hub, della Polveriera, di Villa Colonnelli, del Mattatoio, dell’anello filoviario e altri, per complessivi 50 milioni di euro.

È allora evidente che, se si vuole partire con il piede giusto il primo gennaio 2028, non resta che un anno appena (ad essere ottimisti) per definire i dettagli del programma, gli accordi contrattuali, le fonti di finanziamento, i piani di comunicazione e tutto ciò che serve per essere all’altezza del compito. Le domande da fare all’Assessore alla Cultura, Marta Paraventi, erano dunque molte.
Che tipo e forma di governance pensiamo di dare al progetto?
Quanto dei 7 milioni di budget previsto in entrata è stato ad oggi già stanziato dai vari partner?
Quali forme di collaborazione si pensa di attivare con gli operatori culturali che hanno presentato i progetti accolti nel dossier?
Che tempi di recupero e che destinazione avranno alcuni degli immobili indicati come emblema di un’ampia rigenerazione Urbana come ad esempio Villa Colonnelli, la palazzina del Mattatoio, il Museo della città, il Museo di Ateneo, l’Univpm City Hub, Porta Pia (solo per citarne alcuni)?
Quale spazio c’è, se c’è, per progetti nuovi ed ulteriori non compresi nel dossier che magari in questi mesi possono emergere dalle tante idee e proposte che immagino si attiveranno con l’occasione?
Insomma parecchia carne al fuoco.

Se le domande sono state precise e puntuali, ahimé le risposte sono state invece quanto di più generico e nebuloso possibile. Sono passati quasi quattro mesi dal riconoscimento ufficiale ed è un tempo che ritenevo sufficiente per avere le prime risposte. Nulla sul piano formale degli impegni economici dei partner (al giorno della commissione Comune Regione Università ed Anci neanche si erano incontrati per parlarne), né sul versante del bilancio comunale. Generiche idee su cabina di regia e governance, molta confusione su tempi di recupero e utilizzo degli immobili da recuperare, nessun incontro fatto con gli operatori della cultura cittadini (a quel giorno almeno, uno ne è stato annunciato in seguito).

Al di là di qualche atto relativo al protocollo di utilizzo del marchio si è assistito ad un profluvio di buone intenzioni, di “faremo-vedremo-riusciremo”, e infine a un impegno di seguire in commissione il prosieguo dei lavori. Per carità, diciamo che siamo tutti ancora sotto i postumi della bella ubriacatura della vittoria, ma forse è ben ora di cominciare a mettere in fila le tante tesserine del puzzle.

Ah, con quella chicca finale del consigliere di maggioranza Arnaldo Ippoliti che ha candidamente ammesso che il merito della vittoria di Ancona lo si deve tutto alla filiera politica Silvetti-Aquaroli-Meloni in barba alla qualità del progetto presentato. Molti dei più maligni e cattivi, in effetti, avevano avuto il timore che la nomina di Ancona Capitale fosse stata tutta una manovra politica in vista delle prossime amministrative del 2028, ma nessuno aveva mai avuto né le prove, né il coraggio di dirlo. Prima di Arnaldo Ippoliti, consigliere di centrodestra nella maggioranza Silvetti. Chapeau.




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