C’era una volta la circoscrizione… balorda nostalgia di una politica bella, vicina, efficace
Nell’era dell’astensionismo e di crisi della politica, due episodi cittadini sollevano alcune riflessioni. Il primo, la morte di Stefano Foresi, consigliere comunale di opposizione tra le file del Pd, nell’attuale Aula di largo XXIV Maggio, ma soprattutto assessore a Manutenzioni, Partecipazione democratica e molto altro nelle due giunte Mancinelli e già presidente della Seconda circoscrizione (Piano, Archi, Stazione, Posatora, alcuni dei quartieri amministrati). Una morte che ha commosso un’intera città -sia nel senso di coinvolgimento emotivo che in quello etimologico di “mettere in movimento”- come non si era mai visto prima. Il secondo episodio, le elezioni, mal organizzate ed in colpevole ritardo, dei Consigli territoriali di partecipazione (Ctp), eredi poveri delle circoscrizioni, che con tutte le precisazioni del caso sulle proporzioni dei votanti, sulla gestione dei seggi, sulla scarsa informazione soprattutto da parte comunale, hanno mobilitato migliaia di cittadini tra elettorato attivo e passivo. Un risultato non scontato che lancia un messaggio che solo chi pecca di presunzione e scarsa lungimiranza non coglie: la politica più sentita dalle persone, che appassiona, che si ritiene utile è quella di prossimità. L’esempio di gratitudine e di stima nei confronti dell’operato e della persona di Foresi “l’assessore del popolo”, “il politico tra la gente”, solo alcune delle definizione che gli sono state attribuite, ne è un’ulteriore conferma. Liquidare questa consultazione come qualcosa di inutile ed i Ctp come organismi di poco conto, come fatto dall’assessore, per di più alla Partecipazione democratica, Daniele Berardinelli, e dallo stesso sindaco Daniele Silvetti -salvo poi presidiare i seggi- dimostra uno sprezzo per l’esercizio di funzioni democratiche che mal si addice ai ruoli da essi ricoperti.
Fatte a pezzi da Governi di entrambi i colori, le circoscrizioni di Ancona (in origine undici, poi cinque, infine, dal 2009 al 2012, tre) rappresentavano un punto di riferimento per i cittadini, vivaio di partecipazione e cittadinanza attiva, primo presidio istituzionale della città, in molti settori braccio operativo dell’amministrazione comunale, modello di buon governo. Con gli obiettivi di risparmio, accentramento e razionalizzazione di risorse e competenze, l’abolizione delle circoscrizioni (prevista per città con meno di 250mila abitanti) non ha prodotto, anche in realtà semi piccole come Ancona, miglioramenti nei servizi ed ha aumentato il senso di solitudine delle persone rispetto alla politica. Con un bilancio tra 30 e 50mila euro divisi per capitoli di spesa sulle tre macroaree che facevano capo alle tre commissioni consiliari: Affari generali, regolamenti e bilancio, Manutenzioni e Attività culturali, ricreative e sportive, le circoscrizioni, dotate anche di dipendenti comunali, tentavano di dare risposte quanto più immediate alle istanze delle persone, metabolizzavano il malcontento e, con l’aiuto anche di associazioni e altri volenterosi, provavano a supportare il vivere quotidiano delle famiglie con l’erogazione di servizi e momenti di festa che costruivano il senso di comunità. Meccanismi perduti che si spera i Ctp nella loro forma attuale e magari in una loro futura evoluzione potranno ripristinare, anche se il tema della risorse resta dirimente. Se la Seconda circoscrizione, con la sua multiculturalità e la forte presenza di anziani, resta il modello per eccellenza di gestione dei quartieri per la spiccata personalità di Stefano Foresi, ma anche del suo predecessore Adrio Francella, altro presidente indimenticato a cui è dedicato parte del Parco Belvedere di Posatora, tutte le circoscrizioni avevano parte attiva nella città. Cosa significava? Amministrando il budget a loro disposizione i Consigli di circoscrizione ed il loro presidente potevano deliberare piccola manutenzione di marciapiedi, attraversamenti pedonali, illuminazione pubblica, sfalci e cura del verde nei parchi dei quartieri con tempi di risposta brevi. Dovevano fornire pareri talvolta obbligatori in materia di urbanistica . L’organizzazione di doposcuola e corsi gratuiti di italiano per minori nei centri civici, misurazione ed analisi della glicemia, sottoscrizione degli abbonamenti agevolati per anziani e studenti per il trasporto pubblico locale. Quando ci furono i lavori alla rotatoria di Via Ginelli fu il consiglio di circoscrizione a suggerire e ottenere l’inserimento della fermata del bus. Le circoscrizioni svolgevano anche attività di sportello al cittadino, spesso senza necessità di appuntamento, nel quale venivano avanzate richieste o manifestati problemi, anche al vigile di quartiere, presente, non tutti i giorni, negli uffici. Tramite gli organi di decentramento il Comune gestiva anche i locali di sua proprietà e gli impianti sportivi minori da assegnare ad associazioni od organizzazioni che operavano nel territorio a canoni calmierati. E ancora: la gestione e la piccola manutenzione di biblioteche e ludoteche di quartiere. Lunghissimo poi, l’elenco delle iniziative sul territorio e degli eventi, certo non “Grandi eventi” né da mille mila presenze, ma numerosi, amati, coordinati tra loro e diffusi anche nei luoghi più remoti della città, dove i turisti forse non arrivano, non consumano cocktail vista mare, ma la gente vive. “L’Estate in piazza” in piazza Salvo d’Acquisto nel cuore dei “Quartieri nuovi”, che vanno comunque verso i quarant’anni d’età, oggi ridotta ad una singola giornata, durava una settimana, tra teatro, sfilate di moda, sfide tra crew di hip hop ed il Ponterosso Festival, la gara canora, che ogni estate vedeva sfidarsi le voci più interessanti del territorio, contando anche sulla vicinanza della sala prove Officina della Musica, chiusa miseramente quest’anno al termine di contenziosi con l’amministrazione comunale. Ma la lista potrebbe essere davvero numerosa, compresa quella delle manifestazioni iniziate come eventi di quartiere e poi diventate patrimonio comunale, il Carnevalo’ in primis, ma anche la Notte Bianca di corso Amendola, il Presepe vivente di Pietralacroce, la messa di mezzanotte di Natale alla Chiesetta Santa Maria di Portonovo con cantucci e vin brulé all’uscita, il cartellone delle iniziative all’arena del Parco Belvedere a Posatora. Tutte iniziative smarritesi per strada certo non solo a causa della chiusura delle circoscrizioni. Ma se difficile è costruire e sedimentare, facile distruggere, difficilissimo e faticoso ricostruire e ricucire. Ultimo amarcord. Il Consiglio di circoscrizione dei ragazzi e delle ragazze, in collaborazione con gli Istituti comprensivi dei quartieri, organi consultivi composti da giovani eletti nelle scuole, con lo scopo di rappresentare le esigenze e le proposte dei loro coetanei all’amministrazione locale, che, oltre ad educare sin da piccoli alla cittadinanza attiva di cui tanto si parla, creava relazioni e connessioni con i vari plessi scolastici territoriali. Così sono nati i progetti di Pedibus e le “multe morali” o vari concorsi. Non solo questi Consigli non esistono più, ma il Comune di Ancona, non è provvisto neanche di Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze.
Lungi dunque dall’essere organi pleonastici, le circoscrizioni erano le fondamenta della partecipazione alla vita politica e collante per la comunità. Certo, ci sono altre e nuove sedi di partecipazione, discussione ed anche dissenso, non a caso si moltiplicano Comitati di quartiere e cittadini, mossi da vari motivazioni ed urgenze, che organizzano proteste, generando forse una frammentazione di soggetti e temi, che risultano spesso inascoltati, amplificando un senso di impotenza che allontana dalla cosa pubblica. Il processo di maturazione di una coscienza politica è lungo e parte da lontano, dal basso si direbbe, usando un’espressione inflazionata quanto vera, genera coesione sociale, progresso e fiducia nella politica e nelle istituzioni. Ma a questo processo oggi si fa spallucce, perché tanto di questi tempi basta il consenso, passeggero ed effimero, basato su percentuali che poggiano su numeri assoluti miseri.
Balorda nostalgia.
Agnese Carnevali
Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.