07/03/2025
Chiacchiere da bar/2: La città del Continuismo
Chiacchiere da Bar 2.0 è un format di incontri dal vivo per discutere degli equilibri di potere nella nostra città avviato da Tommaso Sorichetti a dicembre, in occasione della presentazione del quarto numero cartaceo di A a Palombina. Dopo il primo appuntamento il gruppo ha continuato a riunirsi e la scorsa settimana abbiamo pubblicato un primo resoconto dei lavori. Alla discussione si unisce Andrea Raschia con il pezzo che segue. Volete partecipare ai prossimi appuntamenti di Chiacchiere da Bar 2.0? Scriveteci a scrivi@anconarivistaacolori.it
L’articolo di Tommaso Sorichetti è di indubbio interesse, offre spunti, pone domande, stimola riflessioni, sollecita risposte. Contrariamente al titolo della rubrica (chiacchiere da bar 2.0) che può richiamare alla mente argomenti leggeri, i temi posti sono di tutt’altra natura e spessore: “Chi governa in città?” E qual è il peso delle lobby, il ruolo della stampa, la parte assegnata ai cittadini?
Rimarchevole, innanzitutto, è quella sorta di “continuismo” tra Amministrazioni diverse che, nell’affrontare i dossier più spinosi, sembrano ripiegare su soluzioni prive di risvolti davvero innovativi. Che si parli di visione generale di città (sempre latitante), di mobilità o ambiente o Inquinamento, le risposte del “potere” istituzionale non divergono. Quasi mai. Con eccezione -vedremo- della dismissione e riattualizzazione della stazione marittima.
Mentre la stampa locale si guarda dal favorire piena comprensione di quanto accade. Che non siano buche, traffico e la magia degli eventi, naturalmente. E potrebbe, invece, contribuire al risveglio delle coscienze, alla crescita consapevole in grado di influire nelle decisioni e svolgere funzioni di controllo su scelte impattanti la vita della comunità.
Di recente, perfino lo stesso Sindaco ha avuto occasione di lamentarsene. Nel corso di un incontro pubblico è stato chiaro: «Servono progetti, interlocutori e soprattutto un dibattito cittadino che deve salire di livello. Finora povero, scarno, rinunciatario. Assenza che ha pesato. Cosa arriva dal territorio? Poco o nulla. E certa stampa non aiuta presa dal taglio di 20 alberi».
Salvo poi dimenticarsi, lui stesso, di operare conseguentemente e in modo coerente per attivare processi di partecipazione. Macché!
Parlando di “potere”, andrebbe chiamato in causa anche il livello burocratico dell’Ente. E giustamente. Un potere che nel corso del tempo ha perduto smalto, andando via via distinguendosi per autoreferenzialità, mancanza di volontà, deresponsabilizzazione, inettitudine a volte. Tanto che perfino il tema della riorganizzazione della macchina comunale, strumento indispensabile per l’efficace esercizio di una trasparente azione amministrativa, è sparito dall’orizzonte.
Sicuramente lo snodo cruciale di questa mappatura del potere è rappresentato dalle lobby. Lascerei da parte i 5-6 commercianti degli Archi a proposito di stalli per automobili. Magari altre lobby incidono nelle decisioni da assumere (pensiamo all’Area Marina protetta, sulla quale la Giunta precedente ha di fatto chiuso a qualsiasi confronto di merito e coinvolgimento popolare. Mentre quella attuale non brilla certo per novità…).
Tra le lobby, un posto di prim’ordine spetta senz’altro ai soggetti che rivestono posizioni dominanti nelle attività economiche cittadine, quelle portuali in particolare. Soggetti che hanno dimostrato di saper agire negli equilibri politici, e capaci di incidere negli esiti elettorali. Soggetti dotati di notevoli mezzi per orientare e condizionare scelte sull’insieme degli schieramenti. A prescindere. Emblematica la vicenda -più volte ricordata- della candidata sindaco, sconfitta alle elezioni, ingaggiata proprio da una delle aziende più importanti della logistica con incarichi apicali.
Infine, una panoramica completa non può non considerare quei “poteri” più a proprio agio nelle zone grigie. È bene non dimenticare lo squarcio denunciato anni or sono dal Procuratore Generale di Ancona Vincenzo Macrì, che aveva messo in guardia dai “tentacoli della criminalità organizzata di varia provenienza e natura che cerca di infiltrarsi, saldarsi con quella economica, operando in silenzio”.
Un silenzio assordante è seguito alle altisonanti denunce del PG: “Ancona ha un substrato sociale marcio…. c’è un intreccio di lobby, di poteri forti, consociativismi, tutele reciproche, grazie alle entrature nelle istituzioni, alle amicizie… il collante è la massoneria. Inganni della finanza, privatizzazioni, svendita del territorio, e un sistema che attraverso l’asservimento della politica persegue l’interesse delle lobby, non quello dei cittadini”.
Ecco, a proposito di tarli… questo sistema richiede quanto meno vigile attenzione. Ma da parte di chi se non dei cittadini ignari, tenuti sinora ai margini, preda e vittime? Cittadini che dovrebbero aver precipuo interesse a voltar pagina. Certo, servirebbe l’azione dei corpi intermedi -partiti, organizzazioni, sindacati- per organizzare le file. Semplice a dirsi, ma occorre agire: non vi sono alternative! Mobilitare i cittadini è condizione necessaria e indispensabile sia per abilitare trasparenti processi di codecisione, sia soprattutto per rianimare Istituzioni e mettere solidi argini a un declino democratico che sembra senza fine.
Capitolo a parte meriterebbe la condizione della stampa: il Quarto potere. Non so dire del Resto del Carlino. So però che Corriere Adriatico e Messaggero hanno lo stesso padrone: la famiglia Caltagirone. Con interessi corposi e ramificati, non certo indifferenti nel dettare linea editoriale. Azzurra Caltagirone è nota per aver impresso al quotidiano romano una netta sterzata a destra. Va da sé quanto ciò condizioni anche la voce anconetana, diretta da un ex vice direttore del giornale della Capitale. Ricordo vicende che hanno accompagnato la chiusura della redazione marchigiana; il licenziamento delle maestranze e la protesta messa in atto il giorno della presentazione del nuovo piano editoriale. Il gotha cittadino invitato all’elegante party al Fortino Napoleonico. Ricordo i giornalisti con i cartelli fuori dei cancelli; le auto blu che entravano con ospiti importanti. Ricordo la solitudine di quelle lavoratrici e lavoratori abbandonati al proprio destino. Ricordo la completa assenza di solidarietà. “È la stampa, bellezza! E tu non ci puoi far niente…”
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Foto di JESHOOTS.COM su Unsplash
Andrea Raschia
Andrea Raschia si è occupato per lunghi anni di problematiche organizzative e gestionali nelle pubbliche amministrazioni, del Comune di Ancona in particolare. Intende contribuire a contrastare la pericolosa indifferenza e dilagante apatia.