Consiglio comunale, il mio reality show preferito
Care lettrici e cari lettori,
Sono un giovane cittadino ignorante. Non nel senso di maleducato –quello solo a giorni alterni– ma nel senso più letterale del termine: ignoro ciò che succede nel mondo, in Italia e soprattutto in Ancona, la mia città. Non seguo gli avvenimenti, conosco poco delle questioni che affliggono la cittadinanza e non ho idea di cosa si discuta per rendere Ancona un posto migliore. Mi trovo piuttosto comodo nell’etichetta di “italiano medio”: mi interesso raramente alle questioni collettive e, quando lo faccio, rimango sulla superficie.
Ma perché siamo così? Forse perché siamo bombardati da troppe notizie? Perché siamo disillusi all’idea di affrontare problemi sempre più globali? Perché pensiamo più alle nostre cose che al bene comune?
Non ho risposte, una cosa, però, la so: ogni tanto qualcosa mi scuote dal torpore. A ognuno capita. A me succede quando leggo o guardo storie su persone come Enrico Berlinguer o Pepe Mujica. La loro dedizione agli altri, totalmente disinteressata, mi mette i brividi. E mi ricorda che un Uomo così –con la U maiuscola, forse anche tutto in maiuscolo– l’ho avuto accanto: mio nonno Ennio. Ho riletto di recente, con occhi nuovi, un piccolo libro di aneddoti che aveva scritto per far conoscere a noi nipoti la sua storia, quella della sua famiglia e di Pietralacroce. Trenta pagine di memoria, ideali e pezzi di città.
So anche che questi momenti di slancio durano poco, poi torna puntualmente l’appiattimento e il comodo torpore, che però è sempre meno comodo. Perché mi fa sentire pigro, inetto, distante dai modelli che ammiro. Perché mi ricorda quanto poco mi curi perfino della città dove sono nato: mi piace constatare ciò che non funziona, molto meno fare qualcosa per cambiarlo.
E così, in uno di questi rari momenti di trasporto emotivo, ho pensato che sarebbe bello provare a combattere disaffezione e disinteresse verso ciò che ci riguarda da vicino. Come vivremmo se fossimo più informati su ciò che accade nella nostra città? E, soprattutto, se alla conoscenza seguisse la consapevolezza di poter incidere sulle decisioni, come cambierebbe Ancona?
Un mesetto fa ho provato a capirci qualcosa di più sul Consiglio Comunale, dove si decidono le questioni principali della città. Ho scoperto un canale YouTube – circa 400 iscritti, una nicchia d’élite – che trasmette le sedute in diretta. Ho guardato quella dell’11 novembre e, sorprendentemente, mi ha interessato, così sono tornato a collegarmi per la seduta del 17 e poi ancora il 25 novembre.
È stato come riconnettermi con la mia città. La seduta del 17 ad esempio si era aperta ricordando la Giornata in memoria delle vittime della strada, con un pensiero particolare per Leonardo Burroni, ventiquattrenne anconetano scomparso pochi giorni prima. Anche la seduta del 25 novembre si è svolta in una giornata particolare, quella contro la violenza verso le donne. È stato bello il modo simbolico con cui si è scelto di celebrarla, invitando in aula i bambini della scuola De Amicis. Questi hanno donato delle farfalle rosse di cartone alle donne presenti (un riferimento al famoso verso di Alda Merini “da queste profonde ferite usciranno farfalle libere”) e poi letto dei messaggi che, pronunciati dai bambini, fanno ancora più effetto.
Mi hanno colpito i toni amichevoli, quasi riverenti, degli assessori nei confronti dei consiglieri di maggioranza che con i loro interventi hanno “permesso di far luce” su alcune questioni, come il rifacimento del manto stradale al Piano o le iniziative per la giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Mi ha altrettanto colpito notare che quegli stessi assessori fanno invece una gran fatica a riservare lo stesso trattamento ai consiglieri seduti dall’altra parte dell’aula.
Al di là dei toni aspri, a tratti decisamente sopra le righe, in alcuni casi direi respingenti, ho però scoperto che in questa aula si affrontano questioni che incidono concretamente sulla vita degli anconetani, come i parcheggi, i soldi (nostri!) spesi per le feste, il trasporto pubblico, l’università. Accanto a questi, si parla anche di temi più universali, ma che comunque hanno ricadute reali sulla città. Basti pensare alla mozione del consigliere Andrea Vecchi sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, quella da cui è scaturito il famoso intervento della consigliera De Angelis che ha garantito ad Ancona perfino qualche riga sulla stampa nazionale e che ancora qualche giorno fa è stato richiamato in una nota trasmissione televisiva della Rai.
Non so se sarà solo l’ennesima fase passeggera, ma ad oggi posso dire che il consiglio comunale di Ancona è diventato il mio reality show preferito.
Filippo Raschia
Laureato in Economia, si occupa di concorrenza a Bruxelles.
Sportivo e appassionato di sport, ma capace anche di godersi il dolce far niente.
Con un pizzico di ottimismo, spera di dare il suo contributo per migliorare ciò che non funziona.