19/06/2026

Contro la paura: la sfida della sicurezza democratica


5 giugno 2026, ultimo giorno di scuola.
Sono alla fermata del bus agli Archi. Ad attendere, poco lontano, anche una mamma pakistana, velata, con il suo bambino di tre/quattro anni dagli occhi enormi, vispi e bellissimi. Lui le sta mostrando, orgoglioso, l’album che raccoglie i suoi elaborati dell’anno appena trascorso. Sbircio anche io: disegni dai colori sgargianti, le prime paroline…La mamma sorride compiaciuta. Tornando a casa, sul bus, mi chiedo che ne sarà di lui: troverà una sua collocazione nella nostra realtà, si integrerà o andrà ad incrementare le fila di coloro che i media, e non solo, chiamano i “maranza” ?

17 giugno 2026
Ho preso l’autobus alla stazione per tornare a casa. Saremo un centinaio, stipati e accaldati, complici l’orario di punta e la riduzione delle corse da parte di Conerobus. Mamme dell’Africa subsahariana con passeggini e bambini urlanti, adolescenti maghrebini che ascoltano musica rap a tutto volume, operai bengalesi che vanno verso il cantiere e pakistani e indiani che parlano a voce alta al cellulare. Chiasso, spinte, odori vari. Siamo tre italiane in tutto, tra le quali una signora anziana in carrozzella che, faticosamente, è riuscita a guadagnarsi un posto. Faccio appello alla calma interiore, ma sperimento fastidio e disagio.
Nel tragitto verso casa, ripensando anche ai recenti reportage giornalistici sulle proteste dei residenti della zona vicina alla mensa della Caritas in via Berti, sulle risse notturne di adolescenti stranieri e non e sugli accampamenti dei “senza fissa dimora” in giro per la città, arrivo alla conclusione che, ci piaccia o meno, anche Ancona, seppure in proporzione ridotta rispetto a città come Milano o Roma, da tempo ormai sta facendo i conti con due termini–chiave: sicurezza e immigrazione. E come in altre realtà nazionali è opportuno chiedersi con quali modalità e con quali effetti.

A questo proposito, un recente interessante contributo di riflessione è costituito dal saggio “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica” di Carlo Bonini e Franco Gabrielli, della Casa editrice Feltrinelli, in libreria da poche settimane.
È possibile declinare la sicurezza all’interno di un sistema democratico? Ci sono alternative alla reazione securitaria, repressiva e panpenalistica agli innegabili, complessi problemi che le nostre città si trovano ad affrontare sul terreno della immigrazione e della sicurezza? Al di là delle retoriche e spesso faziose prese di posizione dei vari schieramenti politici, sono ipotizzabili percorsi olistici condivisi dalle varie componenti della società (politici, forze dell’ordine, servizi sociali, associazioni del terzo settore, rappresentanti degli stranieri), per andare oltre al rancore e alla conflittualità, e mantenendo il rispetto e la tutela dei diritti umani?

Sono questi gli interrogativi cui coraggiosamente, con grande passione politica (non partitica) e con professionalità cercano di dare risposta gli autori: il primo, Carlo Bonini, è Vicedirettore di Repubblica, il secondo Franco Gabrielli, è stato, tra l’altro, Prefetto di Roma, Capo della Polizia, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega ai servizi di informazione e sicurezza. E’ stato altresì Capo Dipartimento della Protezione Civile.

Gabrielli, forte della sua esperienza maturata sul campo, oltre a trattare, nel libro in questione, argomenti delicati e attualissimi quali: migrazioni, città, ordine pubblico, carcere, uso della forza, cybersicurezza, non si limita a contestare l’attuale approccio securitario rivelandone i limiti, ma suggerisce percorsi alternativi di “sicurezza integrata e relazionale”, nei quali fondamentali risultano essere l’ascolto e il confronto tra le varie componenti. Si parla di Tavoli di scambio, presìdi territoriali di prossimità (composti da personale delle forze dell’ordine, operatori dei servizi sociali e personale sanitario), patti locali di coesistenza che definiscano regole e impegni reciproci. Gli autori richiamano inoltre l’attenzione sull’importanza della effettiva conoscenza dei territori e dei fenomeni. A tal fine risultano strategici Osservatori statistici sugli indicatori inerenti la sicurezza, che vadano oltre gli slogan, e le fakenews.

L’immigrazione –ci viene ammonito con approccio realistico– non va demonizzata né idealizzata, va gestita, a livello nazionale ed europeo, ma anche locale.
E la sicurezza deve essere percepita –si legge come messaggio di sottofondo per tutta la lunghezza del saggio- come bene comune del quale ciascuno, in scala diversa, ha la responsabilità.

Nel rimandare alla lettura integrale del testo, gli va ascritto tra l’altro il merito di andare oltre il mainstreaming dilagante in materia e di aiutarci a cogliere i sintomi della paura che ci deriva dalla insicurezza esistenziale urbana, innegabile. Gli autori ci invogliano a testare, anche nella nostra realtà, quei percorsi già sperimentati (e dunque possibili!) in realtà quali la Capitale, quando Franco Gabrielli ne era Prefetto.
Vale la pena quanto meno soffermarsi ad ascoltare la proposta.

 

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Foto di copertina di Max Fleischmann su Unsplash



Simona Calcagnini
Simona Calcagnini

Simona Calcagnini è nata a Pesaro e risiede ad Ancona. Viceprefetto in quiescenza, ha collaborato con la Commissione Nazionale di Asilo, partecipando a gruppi di lavoro e comitati in ambito europeo in materia di immigrazione.
È Presidente supplente della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Marche e Abruzzo.
È stata docente a contratto in materia di diritto di immigrazione presso la Università degli studi di Urbino.
Attualmente ricopre tra l’altro incarichi di responsabilità nell’ambito della Caritas della Diocesi di Ancona e Osimo.


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