Crematorio a Tavernelle, la reciproca sfiducia tra Comune e Cittadini
Il rapporto di fiducia tra la politica e i cittadini è ai minimi termini. Il calo costante dell’affluenza alle urne, che certo non riguarda solo i referendum abrogativi, dovrebbe farci riflettere, invece si va avanti facendo finta di niente.
Lo scollamento poi lo vedi quando la politica fa di tutto per promuovere la bontà di un’opera, ci mette la firma, ci mette la faccia, produce dati, studi e ricerche, giura e spergiura, garantisce, ma tanto i cittadini non ci credono. Preferiscono credere ad altri studi, altri dati, altre ricerche. Perché è del loro quartiere che si parla, e pensano che invece la politica viva altrove, lontano, anche in una città piccola come Ancona.
Nel caso dell’impianto di cremazione di Tavernelle, la politica sembra averle provate davvero tutte per dimostrarsi inaffidabile.
La miccia si accende a febbraio di quest’anno, quando un gruppo di acquisto solidale del quartiere, germe di quello che poi diventerà il Comitato Aria Nostra, decide di invitare l’allergologo Floriano Bonifazi per fare due chiacchiere sull’impianto di cremazione che il Comune ha intenzione di edificare all’interno del cimitero. L’iter era iniziato a settembre 2023 (subito dopo l’insediamento della giunta Silvetti) il progetto c’è, l’appalto pure, i lavori stanno per cominciare, ma i cittadini sentono di non essere stati informati sufficientemente dei rischi ambientali che un’opera del genere comporta. In quell’occasione Bonifazi la mette giù veramente dura, i contenuti sono quelli che conosciamo perché poi più volte l’ex consulente ambientale di Silvetti li ha ribaditi: «Quell’impianto è un vero e proprio inceneritore definito dal legislatore industria insalubre di Tipo 1», «non c’è chiarezza sulla dispersione di inquinanti», «l’impianto di Tavernelle è stato il motivo principale delle mie dimissioni da consulente del comune per l’ambiente».
A questo punto i cittadini si preoccupano, cominciano a fare ricerche, reperiscono dati e informazioni che confermano i presagi di Bonifazi. L’agitazione si diffonde tra gli abitanti del quartiere. E arriviamo a maggio, all’incontro pubblico a cui partecipano 350 persone, tra cui l’assessore Tombolini. «Non era previsto l’intervento dell’amministrazione» racconta Sergio Fagnani, uno dei fondatori del comitato «doveva essere un incontro orizzontale, tra cittadini. Quindi Tombolini era lì come semplice cittadino e non ha avuto favoritismi sui tempi di intervento. Questo lo aveva infastidito».
Al di là dell’equivoco, le rassicurazioni tardive dell’Amministrazione non convincono. Parte la raccolta di firme per stoppare il progetto, l’obiettivo del comitato è quota mille, ne raccolgono in pochissimo tempo 4.200.
Due sono i punti forti su cui fa leva il comitato.
Il primo. La legge prevede che la Regione si doti di un Piano di Coordinamento per l’individuazione dei siti idonei a ospitare simili impianti. Le Marche su questo fronte sono inadempienti e nel frattempo i comuni si muovono in modo autonomo, anche perché sappiamo che la domanda di cremazioni è in forte aumento e i cimiteri sono in sofferenza. Il comitato cerca di interloquire con Acquaroli, ma il governatore, pure se ormai in piena campagna elettorale, si nega. Eppure la sua maggioranza si era impegnata a stoppare i progetti di nuovi crematori in attesa del piano regionale. Eppure la sua maggioranza si erge a paladina dell’ambiente nel caso dell’impianto Edison a Jesi. Ah, già, la filiera.
Il secondo punto forte. Mancano studi preventivi affidabili che possano stabilire se quello è il posto giusto per realizzare un impianto di tale portata. Certo non può bastare la presenza di un cimitero al limite della capienza. Il comitato lamenta l’assenza di VAS e di VIA, “l’Amministrazione ha fondato l’innocuità dell’opera basandosi su uno studio obsoleto -non pubblicato- dell’UNIPVM che lo stesso redattore sembra abbia disconosciuto”.
Nel frattempo Aria Nostra tenta la strada del consiglio comunale. L’unico consigliere tra maggioranza e opposizione che a suo tempo aveva votato contro l’impianto è Francesco Rubini di Altra idea di Città. A lui chiedono di presentare una mozione per stoppare l’impianto in attesa di questo benedetto piano regionale, appunto. O almeno in attesa di dati più significativi dall’Arpam. Poi chiedono di essere ascoltati in Commissione, ma non ricevono risposte.
Ad accoglierli in Comune invece sono il sindaco Silvetti e l’assessore Tombolini. Quello che il comitato chiama “giochetto del poliziotto buono e poliziotto cattivo” si spiega così, con un Tombolini dalle convinzioni di granito e i toni forti, «Il progetto è a norma, l’impianto è sicuro, si va avanti» e il sindaco invece pronto a dialogare e fare concessioni. Tanto che subito arriva l’annuncio: l’inizio dei lavori slitta di qualche mese e l’Arpam avrà più tempo per raccogliere dati. Poi il sindaco promette una campagna di comunicazione più efficace, chissà che con un bel video e uno slogan azzeccato non si riesca finalmente a convincere la gente.
La stessa sera dell’incontro in Comune c’è un’altra iniziativa pubblica, stavolta organizzata dalla parrocchia in seno alla festa della primavera. C’è grande attesa, perché dovrebbe intervenire anche l’Amministrazione, che invece decide di dare buca adducendo motivi di ordine pubblico. In questi giorni purtroppo l’assessore Tombolini ha ricevuto un biglietto contenente minacce, un gesto vile, da condannare con fermezza, che però non può fermare il dialogo. «A dire il vero -spiega Fagnani- all’incontro era stato invitato Silvetti, che in un primo momento aveva delegato Tombolini, poi invece non si è fatto vedere nessuno. La mancanza dell’interlocutore più importante ha depotenziato il confronto, molto partecipato, e questo non fa che aumentare la delusione e la sfiducia da parte dei cittadini».
Tombolini aveva liquidato le proteste come sindrome Nimby (“Non nel mio giardino”) con ciò di fatto squalificando le argomentazioni del comitato. Ma neppure il poliziotto buono ha usato parole tenere per i cittadini che protestano: «Sono girate ricostruzioni fuorvianti, pericolose, inesatte e fuori dal tempo. Stiamo valutando se adire alle vie legali per colpire chi ha diffuso notizie allarmanti sulla salute pubblica. Bisogna riportare la verità storica».
«Ci accusano di essere politicizzati -considera amaramente Fagnani- di strumentalizzare il forno crematorio per interessi di partito, quando invece molti di noi sono lontani dalla politica e il nostro unico interesse è difendere il quartiere e la salute».
Politici e cittadini che non si fidano gli uni degli altri.
Matteo Belluti
Matteo Belluti si occupa di comunicazione e scrittura creativa per conto di enti, aziende e associazioni.
Veglia su Ancona Rivista a Colori sin dal suo primo vagito.