09/01/2026

Cronaca di un avvistamento casuale di foca monaca (e delle sue conseguenze…)


Cominciamo dall’inizio. Il giorno 24 dicembre a Numana è stata vista in spiaggia una foca monaca sotto una tettoia, il che ha attirato attenzioni comprensibili, ma in qualche caso un po’ invadenti, che hanno fatto scegliere alla foca di tornare in acqua. Avevo visto anche io i servizi dei giornali locali, dando però solo uno sguardo superficiale alle raccomandazioni date: distanza di 50 metri, non fare rumore, ecc.

Due giorni dopo, la mattina di Santo Stefano, dopo tanti giorni di tempo brutto sono tornato la mattina presto a Portonovo alla mia spiaggia preferita dove faccio “con successo” di pubblico e di critica il cacciatore di albe e aurore tutto l’anno, e di acque limpide l’estate. Arrivo alle 7:10 con lo spettacolo di una sottile linea rossa a definire l’orizzonte, con sopra nuvoloni neri che corrono, mare mosso e laggiù ancora illuminata la Chiesetta. Video immediatamente postato su Facebook e Instagram (nickname: Maffosen). Sono con Ulisse, il mio golden, e suo cugino Elio,peloso che vive a Berlino (razza Kokoni di origine greca, uno spettacolo). Comincio a passeggiare quando a un certo punto vedo incastrata in un punto della spiaggia quella che sembrava una boa particolarmente grossa, di quelle che finiscono in spiaggia dopo qualche mareggiata. Non si vedevano né musi né pinnette, ma solo una enorme massa che dopo un po’ mi fa venire in mente la foca monaca ripresa due giorni prima a Numana.

Sposto i cani a distanza che consideravo adeguata e li blocco in un punto da cui la foca (ma era davvero lei?) non si vedeva. Ora, dite voi: qual è la probabilità di incontrare la mattina presto a Portonovo un esemplare delle (pare) 500-700 foche monache che si trovano al mondo e soprattutto uno dei 10-20 esemplari che si trovano nel Mare Adriatico (WWF Marche)? In effetti, era lei ma così immobile che ho pensato stesse male. Per fortuna poi si è sgranchita, è andata verso il mare ed è entrata in acqua. Il tutto in circa un minuto.

L’emozione è stata grandissima e nella mia ingenuità, ignoranza e (diciamolo pure) stupidità, ho immediatamente postato il video e una foto sulla mia pagina Facebook personale e su due pagine Facebook locali, dopo aver cancellato il video postato poco prima (bello, ma vuoi mettere quello con la foca in persona!). Stavolta, me lo sentivo, sarei stato subissato da una tempesta di like. Già dai primi commenti ho capito di avere avuto colpevolmente, ma inconsapevolmente, un comportamento sbagliato e quindi la tempesta è arrivata sì, ma sotto forma di shit storm (letteralmente secchiate di merda). Nel frattempo avevo chiamato la Capitaneria di Porto e a ogni buon conto ho immediatamente rimosso il video, ma ormai le secchiate erano partite. Ho fatto un post in cui ho chiesto scusa, scelta apprezzata da tanti e considerata inutile e tardiva da alcuni.

Qualcuno nel frattempo si era fatto lo screenshot della foto che avevo postato e poi rimosso, foto che ho ritrovato un po’ sgranata su giornali e social. Dopo averci pensato su dopo qualche giorno ho deciso che a quel punto tanto valeva ripubblicare il video rimosso in precedenza, perché almeno la emozione e la straordinarietà di quel documento potessero essere condivise con chi ama i luoghi del video e le sorprese che può regalare la natura. Mi aveva motivato anche uno scambio di messaggi via social con un ragazzo biologo marino che tanto avrebbe voluto fare l’incontro capitato a me, che certo lo meritavo infinitamente meno di lui.

La shit storm è immediatamente ripartita alla grande e a questo punto ho deciso di tenere il video per me e di mandarlo a chi poteva avere interesse a vederlo per motivi di studio e ricerca e nello stesso tempo era in grado di capire e accettare la mia buona fede. Dei tanti commenti avvelenati che ho ricevuto ne scelgo uno a suo modo esemplare: “Niente non c’è più sordo e cieco dell’anconetano che non vuole capire come stanno le cose. Questi animali hanno bisogno di tranquillità non di gente che li va a fotografare a cazzo. I fotografi professionisti del natural geografic (sic) usano trappole fotografiche e altre tecniche non invasive e qui invece è pieno de cugini de zio che vanno a disturbare animali per fare foto che avranno visualizzazioni su questi siti altrettanto responsabili”.

Nel frattempo mi sono documentato e mi sono reso conto che rendere e mantenere adatto a questo meraviglioso animale un ambiente naturale è straordinariamente difficile. Ho trovato un video del 1969 su una colonia di foche che viveva nelle grotte, tra cui quella del bue marino, attorno a Cala Gonone in Sardegna, oltre 50 anni fa. Cala Gonone era il posto allora selvaggio dove venne girato qualche anno dopo nel 1974 “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” di Lina Wertmuller. Quando ci andai nel 1976 le foche non c’erano più da anni. Se lì, dove il sistema di grotte grandi e profonde era perfetto per loro, le foche monache non sono sopravvissute, chissà se ci potranno riuscire figuriamo tra i ristoranti, gli stabilimenti, i bar, i sup, le canoe e le barche della pur bellissima Riviera del Conero. Qualche speranza mi è venuta da un documentario che consiglio a tutti di vedere su Rai Play: “Sonno segreto, la foca monaca del Mediterraneo”. Lì si vede una riserva naturale con un sistema di grotte che mi ricordano un po’ quelle del nostro Conero (non dico dove, perché di quelle secchiate ne ho prese abbastanza).

Per concludere, ho scelto di chiamare Claudia la foca monaca incontrata a Santo Stefano. Ecco il motivo. Circolava anni fa una barzellettaccia in cui Claudia Schiffer, finita dopo un incidente aereo nelle braccia dell’unico sopravvissuto che con lei viveva in un’isola (tutto torna: come nel film della Wertmuller), dovendo consolare il poverino che non poteva raccontare a nessuno quello che stava vivendo, si mascherava da uomo per dargli questa possibilità. Ecco: siamo diventati in tanti, a partire da me, incapaci di vivere un’emozione senza riuscire a condividerla. Ma questa volta mi era sembrato innaturale non farlo.

PS. Ovviamente nei giorni successivi nel posto del fatidico incontro ravvicinato del quarto tipo (quello che ti fa prendere a secchiate di quel materiale) non c’era né la foto monaca né alcun curioso, ma la solita splendida alba. Ma tornerà, me lo sento, e allora no foto, no video, no incontro ravvicinato.

 



Claudio Maffei
Claudio Maffei

Medico in pensione con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria dopo un decennio di lavoro all’Università.
Si occupa tuttora di politica sanitaria su cui pubblica contributi in varie testate nazionali e regionali.
Ama la sua città e vorrebbe contribuire a migliorarla.


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