Caro Diario,
La scorsa settimana politica è stata tutta occupata dalla campagna elettorale per le elezioni europee e l’Aula si è riservata una comprensibile pausa (anche se è un po’ a dir la verità che si sta fermi…).

A proposito di Europee, beh qualcosa da dire c’è, che ne pensi?
Non tanto rispetto agli scenari europei, nazionali e regionali, già discussi e dibattuti a lungo in questi giorni post-voto tra analisi e commenti degli esperti.
Mi piacerebbe ci concentrassimo su qualche dato relativo alla nostra città, dato che il risultato registrato ad Ancona è piuttosto interessante.
Certo, mi dirai, il voto delle europee non è sovrapponibile a quello delle amministrative e risente di molti fattori diversi, sarebbe dunque un errore prenderlo così com’è, nudo e crudo.
Eppure un’indicazione politica è lecito trarla. Partendo dalla premessa che ad Ancona si è votato appena un anno fa e che l’astensione è stata oggi già più ampia rispetto ad allora di oltre otto punti percentuali, il dato più evidente è che gli elettori dei partiti, delle forze civiche e di movimento che non si riconoscono nella coalizione che governa la città sono largamente maggioranza.

Allora, chi crede che un’alternativa a questa amministrazione sia possibile sin dalle prossime elezioni ha il dovere di creare le condizioni affinché a quella maggioranza dei cittadini fra quattro anni si possa presentare un solo candidato/a alternativo alle destre.

In questo percorso così complesso e difficile il ruolo di noi consiglieri di opposizione (tutti) è rilevante. Perché da quei banchi e dal lavoro che si sta facendo assieme sia in aula che nelle commissioni può e deve nascere un percorso di costruzione politica di alleanze diverse dal passato.
Un dialogo non solo tra le forze che siedono in consiglio, ma un cammino capace di includere anche quelle energie politiche, civiche e di movimento che in Aula non sono entrate ma che rappresentano istanze, interessi e sensibilità molto spesso coerenti con le nostre.

Non si tratta di lavorare ad una fredda sommatoria di numeri. È tutt’altro. È la necessità, in uno scenario così complesso e difficile sotto tantissimi punti di vista, di individuare contenuti e linee di programma condivisi; si tratta di dipanare e rimuovere quei nodi e quegli aspetti più divisivi, non certo spazzandoli sotto il tappeto, ma prendendoli di petto con intelligenza politica e senza preclusioni, veti o infondate presunzioni di primogenitura.
Certo le forze e i pesi in campo nell’opposizione sono diversi e in politica i pesi contano. Ma ciò non toglie che, premesso il pieno e reciproco rispetto, si possa cambiare pagina attraverso un passaggio, una rotta ed un movimento continuo elaborato, studiato, praticato e alimentato per tutto il tempo che sarà necessario.

Di tempo ce n’è e questo è un vantaggio. E ce ne sono di contenuti su cui lavorare per offrire una visione alternativa di città.
Una parola d’ordine e un impegno: la parola d’ordine è guardare avanti; l’impegno è far sì che l’opposizione esca dall’aula e si metta in strada affrontando la città vera, fuori dalla stucchevole tiritera che spesso ci avvolge dalle pagine dei quotidiani.
Ancona non è solo Corso Garibaldi, il porto o Portonovo. Ancona è Grazie e Tavernelle, il Piano e gli Archi, è Torrette, Collemarino e Palombina, è Monte d’Ago e i quartieri nuovi, è le frazioni e molto altro ancora.
In quei pezzi di città lì ora dobbiamo immergerci quanto più possibile perché da lì parte il progetto di città e del suo sviluppo. Li ci stanno le nuove generazioni, le coppie più giovani, i fermenti creativi, moltissimi lavoratori e le tante comunità del mondo. Un impegno che però non può essere solo di noi consiglieri ma deve allargarsi ad un gruppo quanto più ampio di militanti, iscritti, e appassionati che non si riconoscono in questa giunta.

Così si arriverà ad un progetto diverso e alternativo di città. Fuori dalle pastoie e dalle paludi delle campagne elettorali e nella piena e sacrosanta libertà di scontrarci. Io sono convinto che le possibilità, seppur fragili, ci siano. Un bookmaker la darebbe a quanto? 1 a 3? Forse sì, ma la sensazione è che le quote si siano già abbassate rispetto a un anno fa.