E ridaje con la storia di Torrette tra i migliori ospedali d’Italia
Il 9 dicembre, nei giornali locali e in qualche giornale nazionale, è rispuntata la notizia di Torrette tra i migliori ospedali italiani secondo una Agenzia del Ministero della Salute. La stessa notizia era stata data più o meno negli stessi giorni dell’anno anche nei tre precedenti anni. E ancora una volta è stata salutata dalla Giunta guidata da Francesco Acquaroli, dall’Assessore alla Salute, da poche settimane Paolo Calcinaro, e dal Direttore Generale di Torrette che il centrodestra ha voluto a Torrette, Armando Gozzini, con la consueta mancanza di sobrietà e la consueta dose di retorica. Si va da un “la sanità marchigiana eccelle” a “un plauso anche al livello di Torrette e della sua squadra” passando per un “plauso al lavoro quotidiano di tutti i medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari, tutti coloro che sono in prima linea negli ospedali, nei reparti e sui territori, a cui va il nostro principale ringraziamento”. Sfido chiunque a leggere il comunicato stampa e a capire perché Torrette è stato giudicato uno degli ospedali pubblici migliori di Italia per il quarto anno consecutivo.
I motivi della mia irritazione sono molteplici. Il primo è che Torrette (a proposito non si sa perché l’Agenzia distingue Torrette dal Salesi che fanno parte della stessa Azienda) ha un sacco di problemi che conoscono bene le persone che ci lavorano e le persone che vi si recano o che vorrebbero andarci. Si va dalle lunghissime attese al Pronto Soccorso, alle barelle in cui stazionano i pazienti prima di essere ricoverati, alla necessità di ricorrere alle prestazioni a pagamento per molte visite ed esami e qualche volta pure per gli interventi, alla lunghezza delle liste di attesa anche per interventi di chirurgia dei tumori, ai carichi di lavoro del personale specie di quello impegnato nell’area dell’emergenza-urgenza, al trattamento economico e ai percorsi di carriera poco gratificanti e così via.
Arriva una classifica talmente strampalata che quest’anno, dopo 3 anni, la famosa Agenzia ministeriale non l’ha fatta più, ma l’hanno fatta i giornali. E tutto si dissolve, il Direttore Generale (gran tecnico, immagino, ma totalmente estraneo alla storia e alla vita dell’ospedale) in perfetto stile aziendale si esprime letteralmente così nel comunicato stampa: “ringrazio tutti i miei collaboratori e dipendenti”. Ora chiariamoci bene: Torrette è un buon ospedale con tanti bravi professionisti e tanti bravi operatori (vanno chiamati così e non “dipendenti”), ma ha anche problemi evidenti (alcuni li ho già elencati) e non può un sistema “statistico” per quanto raffinato essere in grado di mascherarli. Il sistema statistico usato per le valutazioni ministeriali prende in considerazione alcune attività ed interventi, ma ne trascura tantissime/i altre/i. Non tiene conto delle liste di attesa di qualunque tipo, ad esempio, né di attività fondamentali come la gestione dei politraumi, la attività trapiantologica e quella di oncologia medica.
Io a Torrette voglio molto bene, avendoci fatto anche il Direttore Sanitario, ma non mi piacciono né i facili entusiasmi, né la retorica di chi quell’ospedale non lo vive, né l’amnesia che colpisce tanti che dimenticano chi ha lavorato per fare grande quell’ospedale, persone che davvero l’ospedale l’hanno vissuto, comprese alcune di quando Torrette era ancora Umberto I. Ciò di cui Ancona e “Torrette” hanno bisogno sono progetti seri che diano una risposta ai tanti problemi aperti a partire dal completamento del trasferimento del Salesi. E tra questi problemi ci sono anche quelli dei servizi territoriali perché Ancona non ha bisogno solo di ospedali che funzionino bene (e qui entra in gioco anche l’INRCA), ma ha altrettanto bisogno di servizi territoriali che siano in quantità adeguata e che funzionino bene e non, come avviene oggi, drammaticamente sguarniti a livello residenziale e domiciliare.
Nella scorsa puntata di questi miei sproloqui sulla sanità di Ancona (richiesti di solito da Matteo all’ultimo minuto!!), ho cercato di spiegare che il Pronto Soccorso di Torrette è molte volte assalito da casi di persone anziane cui serve un “buon territorio” e non “il miglior ospedale d’Italia”, perché a loro quasi mai serve solo l’ospedale.
Quindi stiamo calmi coi titoli da tifo calcistico su Torrette, un ospedale per cui faccio il tifo anche io, ma non da tifoso col paraocchi, come piacerebbe alla peggior politica, che oltretutto diventa tifosa solo quando la squadra vince e c’è da salire sul carro di chi su quel carro lavora davvero.
Claudio Maffei
Medico in pensione con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria dopo un decennio di lavoro all’Università.
Si occupa tuttora di politica sanitaria su cui pubblica contributi in varie testate nazionali e regionali.
Ama la sua città e vorrebbe contribuire a migliorarla.