Mentre si sta provando a capire di che “morte morirà” l’Ancona del calcio, è giusto ricordare che oltre al calcio c’è di più, molto di più, nel panorama sportivo di casa nostra. Tante realtà che meriterebbero riflettori accesi perché spesso detengono al loro interno i migliori esempi che lo sport riesca a dare in termini di socialità e crescita. Non si può non menzionare la pallanuoto dorica, relegata a qualche trafiletto di poche righe dalla stampa.
Paradossale che nemmeno la promozione come quella delle ragazze de La vela di quest’anno, senza dimenticare la gloriosa storia della squadra maschile, basti a far esplodere questa disciplina. E c’è solo da sorridere molto amaramente pensando ad una squadra di alto livello costretta ad allenamenti fuori regione perché senza impianto.

Le piscine, va detto, rappresentano un tema davvero scottante dalle nostre parti. L’impianto di Ponterosso non sappiamo quando vedrà la luce, ma quella ipotesi di una vasca “olimpionica” scoperta fa davvero rabbrividire, non solo per il freddo, ma per l’ anacronismo di un progetto del genere.

E intanto?
Intanto gli sportivi, tra tesserati e giovani promesse, ma anche non tesserati con una società di nuoto, penso ad esempio a chi pratica Triathlon o semplicemente ama nuotare, si arrangia fra una piscina del Passetto che è disponibile, ad eccezione dell’estate, a singhiozzo, e un impianto di Vallemiano che per forza di cose rischia di sembrare una tonnara a causa del sovraffollamento inevitabile.
L’alternativa? Chiaravalle, Moie o perché no Pesaro… Comodo no?

Se vi chiedete perché i cosiddetti sport minori restano tali troverete risposte anche nella mancanza di infrastrutture adeguate, spesso tralasciate da amministrazioni miopi e incapaci di vedere ciò che certe attività rappresentano sotto il punto di vista della socialità, della crescita e dell’aggregazione giovanile.

Ora vado a fare due bracciate… se il mare me lo consente.