18/04/2025

Gerontocrazia e vecchi propositi


Riecco il piffero magico dell’appello per gli under 40 in fuga dalla Marche. La diaspora dei “giovani”. In un recente articolo uscito sulle colonne di un quotidiano regionale, risuonavano le stonate note del “dove vai a stare a meglio?”, “A Milano fai la fame!”, “Serve più formazione!”, “Civitanova è come Rimini”.
Non me ne voglia chi, con sincero –e incontestato– ardore, ha riproposto questa nuova canzone per vecchi propositi.

Mi piace pensare, però, come reagirebbe Alice, di 33 anni.
Giovane fuori e vecchia dentro, Alice ha vissuto l’adolescenza nella paura dei suoi genitori che vedevano il loro bel mondo crollare inesorabile. Le ripetevano: “Studia, figlia mia, studia tantissimo.. sempre un po’ più del tuo compagno di banco! Fuori non c’è lavoro, vince chi arriva primo”. E Alice ci ha creduto, con la paura di non farcela, ma con la fiducia di chi cresce.
Ha poi incontrato professori che ballavano la danza della meritocrazia e all’unisono cantavano “col sudore avrai quello che meriti, serve più formazione!”. È forte e determinata: serve un voto in più del mio dirimpettaio.
Si laurea, prende un master, pieni voti e doppie lodi. I primi traguardi rinvigoriscono l’animo, pensa persino che con le sue competenze potrà migliorare la vita per tutti. Anche quella dei suoi genitori, il suo vero welfare.

C’è un primo problema: qui a casa, nelle Marche, è pronto per lei un tirocinio mal pagato. “Vabè, che sarà mai? Farà parte del gioco!”. Alice chiede ancora l’aiuto dei suoi genitori, a 26 anni, per fare gli ultimi sforzi verso la terra promessa. Non è il lavoro della vita, ma in fondo si sa, lei ha deciso: vuole vivere vicino alla sua famiglia, vicino agli affetti di sempre. “Non diventerò certo Barack Obama, o Bill Gates, mi avevano un po’ ingannato. Quantomeno mi farò la mia vita!” diceva.

E poi -detto tra noi- la verità è che è la più titolata in azienda, lavora sotto competenza, ma grandi promesse si muovono all’orizzonte. “Non conta la competenza, ti hanno illuso, conta solo l’esperienza!” ripetevano i pifferai più anziani, in azienda da trent’anni. “Sarà.. non è molto corretto che cambiate le carte in tavola proprio nel mezzo della partita, ma non importa!”. Il lavoro in fondo va bene, finché dura. Alice, alla soglia dei 33 anni, si guarda indietro e vede: tirocinio mal pagato, contratti di qualche mese, sussidi di disoccupazione, falsa partita iva. Ci ragiona bene, è stanca: vuole stabilità. Disillusa si muove verso la prima libreria in cerca di qualche manuale preparatorio. È il primo sintomo di una nuova malattia: ha contratto la “concorsite”. Passa le giornate a preparare concorsi pubblici. Tra una preselezione e l’altra, Checco Zalone le bussa su una spalla: “Ci sei quasi, dove vai a stare meglio?”. Sull’altra, una flebile voce: “E se me ne andassi a vivere all’estero?”

La vita di Alice la conoscono tutti, compresa la sua amica Teresa. Teresa non ha studiato, ha deciso di andare a lavorare a 18 anni. Oggi ne ha 33, tanti contributi sulle spalle, è al quinto posto di lavoro in quindici anni, 40 ore di lavoro a settimana, più straordinari mal pagati, vita dura ma grandi soddisfazioni: oggi ha due figli. La sua più grande sfortuna è non avere più i genitori che possano aiutarla. Mille sono le peripezie per conquistarsi la maternità a lavoro, come se non fosse un diritto. Alla lotteria ha vinto un finanziamento in banca per pagarsi un’operazione urgente in una clinica privata. Non parliamo dell’asilo nido per i piccoli. Lo stipendio non cresce, ed è sempre il 30% in meno del suo compagno, che fa lo stesso lavoro. Hanno pensato più volte di andar via, ma a Milano farebbero la fame. Sai che c’è? “Salutiamo tutti, andiamo a vivere alle Canarie. Guadagneremo di meno, ma avremo più tempo per i nostri figli”.

Alice e Teresa sono forse le voci di un conflitto generazionale di cui non si discute? Vivono forse la disillusione del merito e dell’ideologia della fatica, salvo trovare tutti i posti occupati? Sono ammaliate da un piffero magico? Chissà, ma intanto risuona.

 

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Foto di Simon Maage su Unsplash

 

 

 

 



Matteo Pignocchi
Matteo Pignocchi

Avvocato e Ricercatore universitario post-dottorato.
Con l'amore per il calcio e per la politica, recupera le forze tra mare e montagna.


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