Gli alberi secolari che raccontano la storia di Ancona, un patrimonio da salvare
Il circolo naturalistico “Il Pungitopo”, aderente a Legambiente, da oltre quarant’anni si dedica alla sensibilizzazione sull’essenziale ruolo svolto dal verde urbano ed extraurbano. Nel solco di questa tradizione, si inserisce l’opera di catalogazione e valorizzazione dei grandi alberi del territorio comunale anconitano, portata avanti, negli ultimi anni, da Paolo Belelli, Gilberto Stacchiotti, Lorella Brandoni, Marco Bilei e dal sottoscritto, con la collaborazione di molti altri soci ed esterni al sodalizio.
La presentazione dei primi risultati, lo scorso 22 marzo alla Casa delle Culture e intitolata “Il Tesoro Verde di Ancona”, ha avuto come sottotitolo “Gli alberi secolari”. Un grande albero ha di solito un’età avanzata e, in base alla legge regionale 6 del 2005, può definirsi secolare se il diametro del tronco supera un valore minimo, diverso a seconda della specie e comunque superiore a 15 cm, misurati a 130 cm da terra. Si è voluto però, in assenza di informazioni sicure riguardanti la nascita o piantumazione di un albero, tentare una stima dell’età anche ricercando foto storiche e testimonianze scritte e orali. Un simile approccio ha messo in evidenza il ruolo di questi vecchi alberi e il rapporto con la quotidianità dei loro vicini umani: gli uomini hanno molto da dire su di essi ed è suggestivo immaginare che gli stessi alberi, se godessero del dono della memoria e della parola, potrebbero raccontare gli eventi a cui hanno assistito.
Si pensi al grande cedro del Libano di piazza Cavour. Presumibilmente messo a dimora negli anni Venti del secolo scorso, la prossimità al cuore pulsante di Ancona lo ha reso spettatore silente di avvenimenti che hanno coinvolto e sconvolto la città; l’ammirazione che i cittadini hanno per lui è dimostrata dai post su Facebook pubblicati in tempi recenti, che lo hanno ritratto in varie vesti: con gli addobbi natalizi, con la neve e, dal 2015, a guisa di ombrellone per la bancarella dei libri.

Alberi secolari si vedono spesso nei giardini storici, come quelli dell’ex manicomio provinciale, in via Colombo: ora liberamente fruibili, un tempo erano circondati da mura ed erano parte, alberi compresi, della terapia a cui i ricoverati erano sottoposti. Ospitano esemplari arborei di grandi dimensioni e differenti specie: platani, lecci, tassi, tigli, ippocastani, pini, una magnolia. Alcuni risalgono ai tempi dell’edificazione, avvenuta nei primi del Novecento, altri sono probabilmente più recenti.

Tra le piante rilevate, le più comuni ad aver raggiunto grandi dimensioni sono cipressi, querce e gelsi. Cipressi degni di nota abitano i cimiteri, di cui sono un simbolo: a Tavernelle, ma pure a Candia, Sappanico, Gallignano, Paterno e Montacuto, dove alcuni superano i 3 metri di circonferenza. Un cipresso di ragguardevoli dimensioni e singolare aspetto resiste anche nel giardino di Villa Beer, alle Grazie.
Le querce, nelle nostre zone principalmente roverelle, venivano piantate in campagna come segni di confine, sorgenti d’ombra, fonti di legna e ghiande, queste ultime per l’alimentazione animale e, in tempi di magra, per ottenere farina. Funzioni simili avevano i gelsi, detti anche mori, che ancora oggi compongono lunghi filari e che giocavano inoltre un ruolo fondamentale nella bachicoltura: i bachi da seta erano infatti nutriti con foglie di gelso, che poi, a fine estate, servivano come foraggio. È frequente la presenza di roverelle o gelsi di dimensioni ragguardevoli lungo strade trafficate, vicino a centri commerciali, in parchi pubblici e in aree residenziali; ricordano l’uso agricolo a cui quelle zone un tempo erano adibite. Filari di gelsi secolari, purtroppo malmessi, affiancano gli automobilisti che transitano in via I maggio, alla Baraccola; un esemplare centenario occupa, con la sua chioma, la metà di un parco pubblico, sino agli Venti pertinenza della casa di villeggiatura della famiglia Ninchi, in via Scrima; un altro si trova tra un’area di sosta per camper e l’ingresso del parco Unicef in via Togliatti, nei quartieri nuovi, dove tra strade, giardini e villette affiorano ancora roverelle di vecchia data. Una di queste, in via Tiraboschi, è dagli anni Novanta punto di riferimento per i residenti e per la comunità parrocchiale del Q3.
Se, anche solo a vederli, tali esemplari appaiono come monumenti naturali, in realtà è la legge che consente di dichiarare monumentale un albero, a conclusione di un iter burocratico.
La già menzionata legge regionale 6 del 2005 prevede la tutela delle Formazioni Vegetali Monumentali, in sigla FVM, la realizzazione di un censimento e l’istituzione di un elenco. Per il territorio comunale dorico, sette alberi sono attualmente tra le FVM: la già citata magnolia dell’ex manicomio; un ulivo al Parco del Cardeto, dentro il cosiddetto “Cimitero degli Inglesi”, e un altro tra i vigneti a Massignano; un pero lungo la valle del Miano, sul pendio che sale verso Villa Romana; una roverella all’Aspio lungo la provinciale che conduce a Polverigi e un’altra tra Sappanico e Casine di Paterno; una quercia castagnola all’ingresso del centro visite della Selva di Gallignano.

A livello nazionale invece, la legge 10 del 2013 disciplina, all’articolo 7, la tutela e la salvaguardia dei filari e degli alberi monumentali, che possono essere considerati tali se presentano caratteristiche di maestosità, longevità, particolare pregio naturalistico, oppure se hanno rilevanza storica, culturale o paesaggistica. Lo stesso articolo di legge dispone la redazione di un elenco.
Ad Ancona, sono sei gli alberi monumentali d’Italia, tutti all’interno del Parco Regionale del Conero: tre roverelle, di cui due al Poggio e una a Massignano; tre gelsi, uno a Valle Miano e due agli Angeli di Varano. La foto di una delle roverelle monumentali del Poggio è nel calendario 2025 del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
Il lavoro intrapreso dal circolo “Il Pungitopo” si propone di far conoscere e salvaguardare i grandi alberi, non solo quelli già inseriti tra i monumentali. Sono state apposte targhe e tabelle esplicative a indicazione delle tre querce monumentali nazionali, in virtù della fattiva collaborazione dei proprietari, e all’interno del parco dell’ex manicomio, grazie alla disponibilità dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Ancona. La catalogazione effettuata, i dati e le immagini raccolte, i possibili itinerari per raggiungere questi “patriarchi verdi” sono consultabili sul sito ufficiale del circolo. Naturalmente è un lavoro in fase iniziale, che richiederà aggiornamenti e a cui tutti i cittadini sono vivamente invitati a contribuire.
Alessandro Marini
Appassionato di storia, scienza e natura sin da bambino, è impegnato come volontario per il circolo “Il Pungitopo” e collabora con altre associazioni locali.