Grandi opere al Porto: Penisola verso il sì, sul Molo Clementino il Sindaco ricorre al Vas
La visita ad Ancona del viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, ma anche la morte dell’armatore fanese Giovanni Montanari, tra i nomi più ricordati in città per la guida alla governance del porto (2005-2009) e l’avvicinarsi di marzo, mese in cui, pare, si pronuncerà la commissione sulla Valutazione d’Impatto Ambientale e quella Ambientale Strategica (Vas) sul progetto di banchinamento del Molo Clementino, impongono di nuovo con forza il tema delle grandi opere nello scalo dorico. Due in particolare: la maxi banchina destinata ai giganti da crociera e quella che, proprio Montanari, battezzò “penisola”, ovvero l’espansione verso mare del porto anconetano per garantire nuovi spazi a passeggeri e merci, e liberare la zona storica dello scalo.
Di penisola si inizia a parlare una quindicina di anni fa, con il presidente Giovanni Montanari tra i primi a sostenerne la necessità. Nell’incontro con la stampa di congedo dal suo incarico, Montanari dichiarerà: «Purtroppo l’idea progettuale è stata solo oggetto di scherno, ironia e attacchi a tutti i livelli, anche se adesso gli atteggiamenti sono completamente cambiati», così si legge ne Il Resto del Carlino dell’11 novembre del 2008. L’opera, dunque, non fu presa sul serio. L’ipotesi originaria di Montanari era sembrata, oltre che troppo costosa, particolarmente impattante, con un’ampia area a mare da interrare. L’idea però non viene del tutto archiviata, tanto che qualche anno dopo, tra il 2011 ed il 2012 -alla guida dell’Authority c’è Luciano Canepa, Fiorello Gramillano è sindaco e Diego Franzoni assessore al Porto- un ampio gruppo interistituzionale di lavoro all’interno del quale spicca anche il nome di Ida Simonella, all’epoca ricercatrice Istao, propone una soluzione più light della penisola. La relazione definitiva di quello studio parla di “creazione di un banchinamento a ridosso del lato interno della diga di sottoflutto, collegato a terra con un pontile a giorno di adeguata ampiezza per consentire sia la strada di servizio che la possibilità di accosti”. Da quegli anni, complici anche le vicissitudini politico-amministrative della città e le difficoltà nel realizzare infrastrutture già previste e definite, un esempio su tutti, la banchina lineare che ha visto l’avvio dei cantieri per il suo secondo stralcio solo negli ultimi mesi del 2024, hanno fatto perdere di vista l’obiettivo della penisola, evocata o demonizzata, a fasi alterne. Oggi però gli atteggiamenti rispetto all’opera sembrano davvero completamente cambiati, tanto che non paiono esserci più dubbi: verrà fatta. Lo ha detto il viceministro Rixi, lo ha ribadito il presidente dell’Autorità di sistema portuale, Vincenzo Garofalo, ed anche il sindaco Daniele Silvetti. Quest’ultimo guarda alla penisola nella sua versione light come all’opera madre per il futuro dello scalo e per l’allontanamento delle attività dal golfo storico, da restituire alla fruibilità della città.
Al banchinamento del Molo Clementino, progetto tra i più controversi degli ultimi anni, Silvetti invece dice “no”, marcando la differenza con l’amministrazione comunale che l’ha preceduto (targata Valeria Mancinelli, con Ida Simonella assessora al Porto) che aveva espresso parere favorevole, ma segnando anche la distanza con gli alti gradi della così detta filiera istituzionale e con molti dei suoi colleghi del Centrodestra, che in barba alle proteste di comitati di cittadini ed associazioni ambientaliste ed in nome dello sviluppo economico sostengono che la maxi banchina sarà realtà.
Il “no” di Silvetti resta appeso però alla Vas. Se sarà positiva, Silvetti non si opporrà.
L’ipotesi del banchinamento del fronte esterno del Molo Clementino compare sulla scena dello scalo dorico intorno al 2015 come ulteriore spinta alla vocazione crocieristica del porto, altro pallino del presidente Montanari. È l’inizio degli anni 2000 quando le prime navi da crociera della compagnia Costa attraccano alla banchina 14, l’accoglienza della città, commercianti in testa, è freddina, ma il settore crescerà sempre di più ed anche le istituzioni, Comune, Authority, Camera di Commercio si attivano con il progetto Welcome to Ancona, per tentare il lancio turistico della città, mai veramente riuscito. A Costa si aggiungerà Msc che poi, dopo gli anni di crisi di Costa seguiti al naufragio della Concordia nel 2012, farà la parte del leone in città.
Su Ancona la compagnia crede, certo per i conti alla mano, ma anche, si sottolinea, per un legame con la Dorica della famiglia Vago. Pierfrancesco, che è l’Executive Chairman Msc Cruises, ha radici anconetane, così come la sorella Stefania, agente generale del gruppo Msc settore crociere e di Snav. Intanto le banchine destinate alle crociere, la 14 e la 15, iniziano a dare segni di cedimento e comunque sono troppo corte per ospitare le navi di ultima generazione. Così in occasione della maiden call (la prima volta che un’imbarcazione particolare arriva in un porto) di Msc Sinfonia, la più grande della flotta mai arrivata nello scalo anconetano, il numero uno della compagnia Vago, presente in città, annuncia la disponibilità a costruire un terminal crociere a servizio del Molo Clementino e a fare di Ancona home port (porto di inizio e di termine delle crociere). Nel 2016 far ormeggiare Sinfonia, con i suoi 275 metri, è stata impresa non da poco. L’Adsp, guidata in quegli anni da Rodolfo Giampieri, spende 350mila euro per adeguare la banchina 15 con l’installazione di nuove e più resistenti bitte. Poi la messa a punto di particolari manovre di ingresso ed uscita e la realizzazione di un apposito scalone, simile a quelli degli aerei, per consentire la discesa e la salita dei passeggeri. A superare il record di Sinfonia arriverà poi, nel 2022, Msc Fantasia con una lunghezza di 333 metri. L’approdo utilizzato resta quello della banchina 15 per il quale il mese scorso Msc ha chiesto il rinnovo della concessione per 35 anni con l’intento di far valere il documento per il futuro terminal. La banchina al Molo Clementino sarà di 355 metri per un costo di 22,2 milioni. Altrettanti milioni saranno necessari per la costruzione della stazione crocieristica, a carico di Msc, in un’area di circa 7mila e 400 metri quadrati. A regime Msc Crociere stima di portare in città circa 350-400mila crocieristi l’anno. Per dare un’idea delle proporzioni, nel 2024 i crocieristi nello scalo, considerate anche le toccate delle compagnie minori, sono stati 104.419. Il progetto di banchinamento presentato al ministero delle Infrastrutture descrive il valore aggiunto dell’opera in 77 milioni all’anno, derivanti da servizi tecnico-nautici, fornitura beni e servizi alla nave (in particolare smaltimento dei rifiuti e rifornimenti di acqua, circa 600 mc per ogni toccata, e carburante), servizi di terminal (ad esempio il costo dei parcheggi per chi dovesse raggiungere Ancona con il proprio mezzo per l’imbarco), benefici economici indiretti e spesa turistica dei crocieristi.

Ma i vantaggi economici porterebbero con sé anche costi sociali dovuti prevalentemente all’inquinamento, che lo studio sopra menzionato stima in 15,5 milioni l’anno. Emissioni derivanti dalle navi, ma anche dal massiccio aumento del traffico automobilistico. L’incremento dell’inquinamento, in un porto che già non gode di buona salute in questo senso, con i fumi di scarico ad attanagliare i quartieri storici della città, Guasco e Capodimonte su tutti, sono l’argomento di punta del fronte del no all’opera, a cui si aggiungono le perplessità, non prese in considerazione dallo studio dell’Adsp, su quanto l’area archeologica del porto di Ancona, quella che dovrebbe essere di richiamo per i turisti ma anche per gli stessi anconetani, possa reggere alle sollecitazioni continue di quelle che sono a tutti gli effetti vere e proprie città galleggianti. E se nello scenario odierno potrebbe far sorridere associare Ancona all’overturism, eccezion fatta per Portonovo, certamente il modello che si propone sembra guardare al turismo di massa più che a quello sostenibile. L’iter sembra già avviato, un parere negativo della Vas potrebbe rimescolare le carte in tavola. La lentezza dei processi, per entrambe le opere in discussione, potrebbe fare il resto.
Agnese Carnevali
Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.