05/09/2025

Guai rassegnarsi a un potere che trasforma i cittadini in spettatori (paganti)


Ho ricevuto l’invito alla presentazione del libro “Nell’età dell’odio”, in programma questo sabato alla Mole per iniziativa di Ancona a Colori. Come dir di no? Ancor prima di leggerlo, il titolo dell’ultimo lavoro di Antonio Nicita produce pensieri, stimola riflessioni che hanno necessariamente bisogno di confronto e condivisione.
L’odio permea la comunicazione politica e i rapporti sociali più in generale: accompagna l’intera fase che attraversiamo, è l’ingrediente naturale che rigenera il tessuto malato, marcio, di cui si nutre il modello di civiltà. Un modello violento che genera conflitti, conduce alle guerre, cambia il senso della vita.

È la cifra dello spirito del tempo. Privati di potenti mezzi di difesa (umanità, solidarietà, benevolenza), in completa solitudine, muniti di strumenti sofisticati sempre più accessibili che ci rendono consumatori di fake news, finiamo per assecondare il potere. Un potere che non ammette contestazioni, che crea ingiustizie, moltiplica diseguaglianze e povertà, che è complice silente di atrocità spaventose. Eppure guai a metterlo in discussione.

Non ci accorgiamo delle conseguenze.
Stiamo perdendo consapevolezza, illusi di padroneggiare il mondo. Non più Cittadini quanto piuttosto spettatori paganti. Al massimo c’è posto per il tifo organizzato, o per gli hooligans, ma sempre da tastiera.
È il risultato di un processo lungo che ha incontrato sempre meno ostacoli sulla propria strada. Servirebbero intelligenza e lavoro paziente per invertire la pericolosa rotta. La bussola? È sempre la nostra Costituzione: “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica”.
I partiti, già. Cosa ne è rimasto? Associazioni di eletti che si riuniscono per nuove elezioni?

Occorre reagire. Guai a rassegnarsi. Manca un mese ad una prima occasione utile per imprimere una possibile e necessaria svolta. Le Marche hanno bisogno di profondo rinnovamento. La legislatura conclusa presenta un bilancio fallimentare, a dir poco. Non sarà facile recuperare il tempo perduto, ma è assolutamente indispensabile arrestare la decadenza di una regione abbandonata e portare al governo energie e competenze decisamente migliori.
Sarà una vera impresa. L’elettorato è sfiduciato, l’affluenza alle urne in discesa, fiumi di denaro sprecato, distribuito disinvoltamente alla ricerca di facile consenso. Per fare la differenza servirà parlare una lingua diversa, chiedendo collaborazione, offrendo capacità di ascolto, serietà e determinazione per attuare una netta discontinuità. Soprattutto serve la volontà di contribuire a dar vita ad un pensiero nuovo nella gestione istituzionale, oggi simbolo di potere che si aggroviglia e consolida sempre più.

Ci son voluti trent’anni per avviare quei processi di autonomia e decentramento previsti in Costituzione al fine di costruire un potere democratico aperto alla partecipazione delle masse popolari. Una ispirazione dalla quale siamo ormai pericolosamente lontani. Il declino però non è irreversibile. Le priorità? Prima di tutto i bisogni veri delle persone: lavoro e sicurezza, salute e ambiente, opportunità e futuro per i nostri ragazzi. E a fare la differenza, stavolta, può essere la determinazione di lavorare insieme ad una comunità intera, con la quale finalmente sentirsi in piena sintonia. Questo sì, sarebbe un messaggio potente, vincente, di una politica che smette di pensare a sé, di essere autoreferenziale, e torna finalmente nel mondo reale.



Andrea Raschia
Andrea Raschia

Andrea Raschia si è occupato per lunghi anni di problematiche organizzative e gestionali nelle pubbliche amministrazioni, del Comune di Ancona in particolare. Intende contribuire a contrastare la pericolosa indifferenza e dilagante apatia.


Ti è piaciuto questo articolo?  Leggi anche gli altri.

Ancona ri | vista a colori
Ideata e fondata da Carlo Maria Pesaresi

Privacy Policy

© 2024 – È consentita la riproduzione e la libera diffusione di testi e immagini, citando la fonte

Privacy Preference Center