Credo che spulciando nella storia sportiva sia arduo trovare tante debacle in così poco tempo. Anche questa volta l’Ancona del calcio mette un punto probabilmente definitivo e nel modo più grottesco. Un popolo, quello dorico, illuso e preso in giro troppe volte. E quest’ultima volta da un progetto che sembrava sano. Come un innamorato tradito, chi negli ultimi anni si è avvicinato o riavvicinato ai gradoni del Del Conero, stavolta sente in cuor suo che non ci saranno appelli.
La fiducia, anche quella dei più fedeli, ha un limite e il calcio moderno, quello dove contano solo i numeri a bilancio, ha vinto.
Senza replica senza e degnare la gente biancorossa nemmeno di un comunicato.
Fra ieri e oggi, sentendo parlare di fusioni e rimpasti avevo già il voltastomaco, pensando all’ennesima rovina di un club più piccolo che sarebbe stato ingurgitato, masticato e sputato. No pietà, è l’unica cosa che ho pensato.
Era il 31 maggio 1992 quando chi scrive entrava emozionato, accompagnato dal fratello maggiore, nella famigerata Curva Nord, in un ambiente che trasudava solo sana passione. Ne è passato di tempo da quel giorno e ce ne sono state di avventure, gioie, dolori e delusioni, ma se quel giorno qualcuno mi avesse parlato di un epilogo come questo, con la dirigenza che millanta bonifici mai eseguiti magari per fuggire da una contestazione, avrei pensato ad un film di Totò. Fa male, malissimo perché stavolta ci credevamo in tanti, anche coloro che erano più scettici dopo l’arrivo di Canil e il progetto Ancona-Matelica.

In altre città forse sarebbe andata diversamente? Non lo sapremo mai. So solo che lascia di sasso l’indifferenza di tanti concittadini che derubricano questa situazione ad un “cosa vuoi che sia…” In altre città la squadra locale è una “religione”, qui volenti o nolenti si è sempre sofferto di tiepidismo (passatemi il neologismo).
Non sta a me spiegare l’importanza di avere una squadra ai vertici e far capire che anche lo sport aiuta ad aumentare il valore di una città. E ora, mentre si raccolgono gli ennesimi cocci di una storia andata alle ortiche, tra rabbia e malinconia, in attesa di fare spallucce al primo turista che chiederà se Ancona ha una squadra di calcio, restano i ricordi, i sogni, le esperienze e le amicizie che ogni bambino ha coltivato nel tempo gravitando intorno a quei colori e a quel cavaliere armato.
Quelli nessun fallimento, nessun Giuda, nessun cialtrone potrà levarceli.
Andrea Grassini
Andrea Grassini è laureato in Scienze Giuridiche all'Università di Bologna. È attivo nel volontariato, appassionato di sport a tutto tondo e innamorato di Ancona.