06/02/2026

Il mio Parco che cambia. Intervista a Riccardo Picciafuoco


Il direttivo dell’Ente Parco del Conero è in scadenza e tra poco ci saranno le nuove nomine. Ma come si compone l’organo di governo del Parco? Ci sono 9 membri così suddivisi: uno lo nomina la Regione (e diventa Presidente) 4 scelti dai comuni del Parco (Ancona, Sirolo, Numana, Camerano), poi ci sono i rappresentanti degli albergatori, degli agricoltori (e settore pesca), dell’Università e infine quello indicato dalle associazioni ambientaliste riconosciute dalla Regione Marche. Con quest’ultimo, l’architetto Riccardo Picciafuoco, figura storicamente di sinistra ed ecologista rigoroso, che del Parco conosce ogni singolo centimetro quadrato (c’era lui a capo dei progettisti del Piano regolatore varato nel 2010 e tuttora in vigore) proviamo a tracciare un bilancio di questi 5 anni.
«Un bilancio in chiaroscuro -attacca Picciafuoco- perchè ci sono state tante frustrazioni ma anche qualche piccolo prezioso obiettivo raggiunto».

Partiamo dalle frustrazioni.
«La più grande, ovviamente, l’Area Marina Protetta, il mio grande sogno da sempre. Al momento del nostro insediamento sembravano esserci le condizioni, l’Ispra aveva espresso parere favorevole e anche la Mancinelli all’inizio era per il sì, poi ha cambiato idea e ha pure affossato il referendum. Allora ho provato a convincere i miei colleghi del direttivo, ho invitato i direttori dei parchi pugliesi che ci hanno raccontato i vantaggi dell’Amp e ci hanno spiegato che le piccole limitazioni, che pure ci sono, non sono minimamente paragonabili agli incredibili effetti positivi. Loro avevano i pescatori che gli bucavano le gomme delle macchine, adesso guai se gliela tocchi l’Amp. Per un motivo semplicissimo: lavorano il doppio di prima».
I suoi colleghi del direttivo si sono convinti?
«Qualcuno sì, non tutti»
L’allora presidente del Parco e attuale sindaco di Ancona, Silvetti, non si era convinto.
«No, infatti anche da candidato sindaco non sottoscrisse l’impegno proposto dagli ambientalisti sull’Amp. Disse che su quel tema doveva ancora approfondire».
Eppure si era creato subito un bel rapporto tra lei e Silvetti.
«Quando la Regione propose la sua candidatura a presidente del Parco ci presentò un documento programmatico e devo dire che mi convinse. Poi fu lui a propormi come vice presidente e venni eletto all’unanimità».
Altri obiettivi mancati da questo ente Parco?
«Dopo 15 anni il mio Piano regolatore, che per me è come un figlio, avrebbe assoluto bisogno di un aggiornamento. Purtroppo non abbiamo avuto i mezzi per una variante, ci accontentiamo di una variante parziale»
E veniamo quindi al bicchiere mezzo pieno.
«Riusciremo a recuperare della volumetria da destinare agli agricoltori che saranno in grado di sviluppare piani aziendali seri e sostenibili. Sta per nascere anche il marchio “Terre del Conero” che certificherà appunto l’origine, ma soprattutto la qualità e la sostenibilità dei prodotti. Questo un bel traguardo»
Fatto il bilancio, si dia un voto.
«Mi do un 7 pieno per l’impegno, totalmente a titolo gratuito, diciamolo. Non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità e alle mie prerogative. Poi se guardiamo ai risultati, in base a quanto detto sopra, magari non superiamo il 5».
Pensa di essersi adeguatamente interfecciato in questi anni con le associazioni ambientaliste di cui è referente?
«In parte sì e in parte no. Avrei potuto promuovere più incontri, ma avrebbero potuto farlo anche loro. Io ho sentito forte la loro fiducia iniziale e sulla base di questa ho operato. Le interlocuzioni con i singoli non sono mai mancate, riconosco il limite di non aver creato abbastanza occasioni istituzionali con tutte le associazioni»
Si ricandiderà per questo ruolo?
«Se ci fosse un’alternativa valida non mi dispiacerebbe fare un passo indietro, anche per un necessario cambio generazionale. Ho paura però che in questa fase delicata della vita del Parco, forse, la mia figura, per l’esperienza, la conoscenza e il profilo, sia ancora indispensabile. In ogni caso accetterei solo se avessi l’appoggio pieno di tutte e 11 le associazioni che hanno diritto di voto. Me ne basterebbero 6, la maggioranza, ma ho bisogno di sentire la fiducia completa».
Secondo lei Luigi Conte sarà confermato presidente?
«Non lo so, sarebbe normale per lui ambire ad essere il primo presidente del nuovo ente nazionale. Perché il prossimo quinquennio sarà quello del passaggio».
Parliamone. Contento della transizione a Parco Nazionale?
«Vorrei ben vedere! Il Parco avrà 4 volte i soldi che ha adesso, l’organico sarà potenziato e poi chissà, forse sarà la volta buona che riusciamo a fare l’Amp. Certo si allontanerà il centro decisore: non più la Regione ma il Ministero».
E non è detto che sia un male. Che tempi ci sono?
«Siamo in dirittura d’arrivo, c’è l’unanimità politica e ci sono le elezioni politiche nel 2027. Immagino che alla maggioranza di governo farebbe piacere arrivarci con questo trofeo..»
La vicenda del film con Favino e gli alberi segati alle Terrazze.
«Quella mi ha fatto male, non ho nemmeno voluto vedere il film. Non per l’esito finale, perché ritengo che oggi quell’area sia migliorata. Ma per il metodo sbagliatissimo, è mancata la trasparenza, il coinvolgimento, mi sono molto arrabbiato. Non si fa così»
Ora si parla del sentiero dei laghi, un progetto che prevede una spesa ingente e ulteriori abbattimenti. Le associazioni dicono: non sarebbe meglio sistemare il passaggio che già esiste invece di una nuova opera impattante e molto molto costosa?
«Non ho ancora avuto modo di esprimermi, voglio vedere bene il contenuto del progetto e l’impatto effettivo (si discute in consiglio in questi giorni, ndr) certo però che se l’obiettivo è quello di abbattere le barriere architettoniche allora potrebbe non bastare la soluzione proposta da Legambiente».
Nel frattempo lei, sulla base del rapporto di fiducia instaurato con Silvetti, è diventato anche consulente per il restyling di corso Garibaldi e piazza della Repubblica. Le hanno dato del traditore.
«Mi è dispiaciuto. Da architetto non ho mai avuto alcun incarico dalla sinistra in questa città e ora che finalmente ho la possibilità di lasciare un segno, dovrei rinunciare perché me lo chiede un sindaco di destra? Non vedo il motivo, non c’è niente di politico nell’incarico professionale che ho svolto»
Ebbene ne valeva la pena? Ci sono stati dei ritardi ma pare che entro pochi mesi arriveremo al dunque: è contento dei risultati che si vanno profilando?
«La piazza a giugno sarà finita, dovrebbe venire come l’ho pensata, salvo la questione del passaggio per le auto che nel mio progetto assolutamente non c’è. Vedremo come va a finire, anche qui il sindaco è attendista. Quanto al corso, nel progetto esecutivo si sono persi parecchi elementi della mia idea originaria. Avevo previsto alberelli con fiori bianchi e rossi, che sono spariti. I lampioni non sono gli stessi…»
È normale che nel passaggio tra preliminare ed esecutivo succeda questo?
«Può accadere, sarebbe stato meglio di no, sarebbe stato meglio che mi avessero almeno interpellato».
Potremo comunque considerarlo un progetto di Picciafuoco?
«Sì, ma si è evoluto in qualcosa che non riesco a condividere pienamente».

 

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Foto di copertina di Alessio Patron su Unsplash



Matteo Belluti

Matteo Belluti si occupa di comunicazione e scrittura creativa per conto di enti, aziende e associazioni.
Veglia su Ancona Rivista a Colori sin dal suo primo vagito.


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